Passione civile e morale
Caro Cesare, la storia sulla “Preghiera dell’Alpino” d’ottobre mi ha molto interessato. Sono un convinto partigiano della versione di 1949, quella del’Ana. Non capisco che il Comando delle Truppe Alpine abbia potuto cedere ai capricci della sinistra e altri pacifisti, cancellando le “armi” e la “nostra millenaria civiltà cristiana”.
Quel Fior di Roccia
Ordini precisi, riecheggiati dalle pareti rocciose e scoscese. Passi scanditi. Picchetto e alzabandiera. Sotto un cielo azzurro intenso e terso, il cortile della “Fior di Roccia” in Val Veny (Valle d’Aosta) è tornato, seppure per un giorno, agli antichi splendori. Un’atmosfera che, siamo certi, ha suscitato commozione in più d’uno dei presenti.
Cantare ancora, cantare sempre
Canti degli alpini, sugli alpini o canti di montagna? E tra questi quali privilegiare? E come definire un coro alpino? Fatto di soli alpini o con… puntelli di supporto? E quale destino per i nostri Cori, quasi sempre sostenuti da persone con una anagrafe importante? Una specie di interrogativo sul dopo di noi, giusto per vedere come mettere al sicuro un patrimonio importante, che domanda d’essere custodito, ma anche di trovare nuova linfa e creatività. È da tempo che l’Ana indugia su questi interrogativi, per non trovarsi nella condizione di quelle aziende poco avvedute che si limitano a spartire gli utili, in questo caso il consenso popolare, senza investire guardando avanti. Ecco perché l’Ana, attraverso il Centro Studi ha deciso che era tempo di muoversi anche in questa direzione. Una iniziativa che ha trovato entusiastica sponda nella Sezione di Vicenza, capitanata dal suo vulcanico Presidente, la quale s’è resa disponibile ad ospitare un grande convegno nel prossimo mese di giugno. Tanto più che da quelle parti ci sta un Maestro inossidabile, tal Bepi De Marzi, che alla pari di altri illuminati e storici Maestri, ci metterà del suo per far partire l’iniziativa. Noi, per ora cominciamo a parlarne, in una marcia di avvicinamento. Una seminagione se volete, in attesa dei frutti.
Io, prete, difendo gli alpini
Cari amici, lo scorso mese di novembre, si “consumava” l’ennesima scaramuccia tra il celebrante di una liturgia funebre e gli alpini presenti alla cerimonia, per rendere omaggio ad un alpino “andato avanti”. In quella occasione il “Corriere della Sera”, edizione veneta, mi chiedeva un pezzo a commento.
Quel piccolo fuoco
Stimatissimo direttore, vorrei farti leggere il ricordo di un lontano Natale di mio suocero Gatti Secondo di Angiari (Verona), così come lo rievoca a figli e nipoti. «Balcani 1943, il fuoco di Natale. Sono un reduce della seconda guerra mondiale. Nel periodo natalizio mi tornano alla mente tanti ricordi e uno di essi risale al Natale del 1943, ossia 72 anni fa.
Natale al fronte
E così arrivò il primo Natale di guerra, la prima vigilia al fronte. Si attendeva il miracolo della nascita lontani da casa ormai da sette mesi. Sulle pietraie del Carso, sui monti dell’Adamello e lungo il corso del fiume Isonzo i nostri soldati, gli uni accanto agli altri, desideravano celebrare come mai fino ad allora, la nascita del Redentore. I loro pensieri correvano giù sopra i nevai, giù per le valli fino ai paesi, fino alle case che avevano lasciato mesi prima. Parole scritte sopra a un foglio, lettere o cartoline che dopo un lungo viaggio arrivavano a destinazione e quietavano, almeno un poco, le ansie legate alla guerra.
Un ragazzo fortunato
Caro direttore, ti giro la lettera che “l’alpino scelto Giovanni Carrara” mi ha scritto dopo aver ricevuto in dono alcuni cd con i canti degli alpini. Appena saputo che c’era un regalo per lui (il Giò è molto impaziente), mi ha risposto con un sms che recita così: «Lucia, (che è la cognata e mia amica) dice che hai fatto un cd di canzoni degli alpini, tu devi sapere che per me sono come la rugiada del mattino e mi danno gioia, sono il ricordo più dolce del mio papà. Quindi so già che sarà un dono immenso.
Innamorati della nostra Preghiera
Egregio direttore, ho l’impressione che alcuni ecclesiastici, e non solo, abbiano un concetto della “Preghiera dell’Alpino” piuttosto personale. Si vuole a tutti i costi cercare degli spunti per ridurla ad un mero simbolo di discussione, e non a considerarla per quel grande valore che ricopre, dovuto anche al periodo in cui è stata scritta pur avendone, negli anni, apportate alcune modifiche.
Vi racconto una storia…
Il 23 febbraio 1879, nel piccolo paese di Mezzane, nacque Luigi Erbici di Francesco e Venturi Massimilla, un bambino destinato a diventare protagonista di un fatto che gli sarebbe accaduto qualche anno dopo. Luigi, chiamato da tutti Giovanni, dopo le scuole e il lavoro nei campi, si trovava con gli amici e, con la sua simpatia e allegria, un giorno fece innamorare Emma che divenne poi sua moglie. Dal loro amore nacque Tarcisio.
Una triste omissione
Il giorno 18 novembre ho partecipato alla cerimonia sul Monte Stella a Milano, per la dedica di un cippo al custode di Palmira, Khaled al Asaad, massacrato dall’Isis.
Difendere la nostra dignità
Egregio signor direttore, le porgo il mio più sincero ringraziamento da parte del nostro Gruppo alpini di Foresto Sparso (Bergamo) un paese che ha avuto l’onore di aver dato i natali ad un eroico e leggendario alpino, il col. Gennaro Sora.
I nostri valori
Illustre direttore, sono Antonio Vizzi, generale di brigata in quiescenza, oramai da 21 anni. Ovviamente, sono orgogliosamente alpino. La mia residenza è in Valle d’Aosta. Molti anni fa ero collaboratore del tuo, e nostro mensile.
