Una triste omissione

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    Il giorno 18 novembre ho partecipato alla cerimonia sul Monte Stella a Milano, per la dedica di un cippo al custode di Palmira, Khaled al Asaad, massacrato dall’Isis. 

     

    Cerimonia molto sobria e incisiva per la quale è pervenuto l’accorato messaggio del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a cui hanno presenziato Giuliano Pisapia sindaco di Milano, Olivier Brochet console generale di Francia, Basilio Rizzo presidente del consiglio comunale, Renzo Gattegna presidente dell’unione comunità ebraiche italiane, Gabriele Nissim presidente di Gariwo e Paolo Matthiae archeologo. All’inizio è stato trasmesso l’inno nazionale francese, ma non l’inno nazionale italiano. Senz’altro appropriato l’inno nazionale francese alla presenza del console generale, in onore e ricordo della recente carneficina compiuta dall’Isis a Parigi, ma sarebbe stato bello sentire anche l’inno nazionale italiano per quattro ragioni: in onore della nazione ospitante la cerimonia, in onore del nostro Presidente della Repubblica presente col suo messaggio, in segno di solidarietà con la Francia, in memoria della cittadina italiana trucidata a Parigi insieme a tante altre vittime. Non riesco a capacitarmi di questa nostra posizione restìa ad onorare la nostra Patria tanto quanto fa la Francia dove il parlamento intero senza distinzione di ideologie politiche ha cantato con passione insieme al Presidente della Repubblica Hollande “La Marsigliese”. Pensiamoci, perché i simboli come bandiera e inno sono più che forma, sono legame vivo di unità e coscienza nazionale.

    Giuliano Sacco – Milano

    Condivido il tuo punto di vista. Oltretutto, oltre alle ragioni che tu hai elencato, io aggiungerei che l’esecuzione dell’Inno di Mameli accanto alla Marsigliese avrebbe meglio espresso il senso della fraternità. Un po’ come andare a braccetto quando le gambe vacillano sotto la stanchezza.