La memoria sfragiata
Il mio paese è posto sulla sponda del Lago di Garda ed era, cento anni fa, l’immediato retroterra del fronte sul confine tra l’Italia e l’Impero austroungarico che correva sullo spartiacque. Sono zone in cui si combatté per tutto il periodo della Grande Guerra. Oltre cinquant’anni fa, nella frazione Vesio, su iniziativa del locale gruppo alpini, venne edificato un monumento dedicato ai Caduti di guerra.
Orgogliosi della nostra identità
Da molti anni sono amico degli alpini, iscritto al Gruppo di Rubiana, Sezione Val Susa. Le ho già scritto tempo fa segnalando una manifestazione svoltasi al Lingotto di Torino, con la presenza del vostro Presidente, manifestazione che lei gentilmente mi informava che sarebbe stata oggetto di un articolo su L’Alpino. Dopo aver letto l’editoriale di novembre, la cui chiarezza e profondità mi hanno spinto a raccontarle in breve una mia personale esperienza di vita. Nel 1982 sono stato trasferito dalla mia società in Libia e precisamente a Misurata dove ho lavorato come residente per tre anni, con brevi rientri in Italia.
Ricordi di famiglia
È lì tra i ricordi più nitidi della mente, dove si concentra la forza visiva. Basta chiudere gli occhi e riappare con i suoi contorni irregolari. Una tavolozza di colori dall’oro al rosa s’alternano sulla lunga cresta che dalla Forcella Staunies, cala rapidamente tra mughi e lariceti della Val Padeon. Il Gruppo dolomitico del Cristallo abbraccia Cortina e pare immacolato. Sono invece numerosissimi gli alpinisti che lo percorrono in sicurezza, grazie alle vie ferrate, agli aerei percorsi su esigue cenge che tagliano le crode, oltre la quota degli alberi.
La Milano che non ti aspetti
Era il 1955. La guerra era finita da dieci anni, ma le ferite bruciavano ancora. In un freddo giorno di dicembre, al civico tempio di San Sebastiano, padre Giovanni Brevi celebrava la prima funzione per i Caduti. Tutti i Caduti, comunque fossero stati inquadrati. A volere la cerimonia un giovane avvocato, sottotenente degli alpini, battaglione L’Aquila, divisione Julia. Si chiamava Giuseppe Prisco. Il Peppino, il nostro Peppino. Se ne è andato ormai da quindici anni, era la notte del 12 dicembre 2001. Parlando della Messa una volta mi disse che «a quella prima celebrazione i presenti erano poco più di cinquanta… non solo alpini, ma anche bersaglieri, fanti, artiglieri…».
Il valore della libertà
Ho letto, come sempre, il suo editoriale e questa volta voglio scriverle per esprimerle - per quello che vale - il mio apprezzamento per il coraggio di dire certe verità scomode.
Ciò che ci insegna la barbarie
Ciò che ci insegna la barbarie Chissà cosa direbbero Joseph Mohr e Franz Gruber, autori rispettivamente delle parole e della melodia di Stille Nacht, se solo potessero farci conoscere il loro pensiero. Era il 1818, una vigilia di Natale, quando da una piccola località dell’Impero Austroungarico si irradiò nel mondo un inno all’amore, divenuto nel tempo patrimonio morale dell’Unesco. Cento e novantotto anni dopo, i suoni armoniosi di quel canto di pace sono stati travolti dallo stridore di un camion seminatore di morte. È accaduto a Berlino il mese scorso.
Il memoriale della Cuneense
In prima fila i reduci Giuseppe Fornero di Busca, Paolo Merli di Vigevano, Giuseppe Falco di Cuneo, Giuseppe Bertano di Carrù e Leonardo Sassetti di Savona. «Se raccontassimo quello che abbiamo visto non ci credereste… », dice Bertano. «… del mio battaglione eravamo 400, siamo sopravvissuti in 11!». Continua Giuseppe Fornero: «Sono l’unico superstite dei 170 artiglieri del gruppo.
Il museo storico del 7° Alpini nella rete “Sensi: musei senza barriere”
A inizio dicembre è stato inaugurato il progetto “Sensi: Musei senza barriere” con l’apertura al pubblico di alcuni musei della Rete museale della Provincia di Belluno, riallestiti e ammodernati tecnologicamente per far vivere a tutti i visitatori, anche alle persone con disabilità sensoriali ed altre fasce deboli, una nuova esperienza.
Quei post sui social
Carissimo direttore, sono un associato in pensione che passa una mezz’oretta al giorno su Facebook. Purtroppo rilevo che, molto spesso, soci che nell’immagine di profilo si presentano con il cappello alpino in testa, postano commenti poco lusinghieri nei confronti di personaggi politici che ricoprono importanti posizioni istituzionali (Presidente della Camera, primo ministro, ex Presidente della Repubblica, ecc.).
Per chi vuole capire
Sul numero di ottobre de L’Alpino, lei risponde alle parole farneticanti di tale Cerutti, che contro il terrorismo rozzo, barbuto, ignorante, fanatico musulmano, che combatte in nome di un fasullo dio, propone una mossa radicale per spazzare dalla faccia della terra «con qualsiasi mezzo» questa gentaglia tagliagole.
Trafojer: le gesta del fiero bergamasco
Tra i protagonisti della battaglia per la Trafojer, ci piace ricordare Giacomo Pesenti: bergamasco della più bell’acqua, che partì volontario appena diciottenne per arruolarsi negli alpini. Le circostanze e le sue qualità fisiche e morali, fecero sì che “ol Giacumì”, come lo chiamavano gli amici, da semplice operaio che era, diventasse un abile alpinista, un roccioso soldato di montagna capace di affrontarne tutte le insidie e insieme di vincere il piombo nemico.
Ancora e sempre Nikolajewka
Il giovane ha l’aria sveglia. Lo conosco bene: è ragioniere, poco più di 30 anni, lavora a Brescia nell’agenzia di assicurazioni da cui la mia famiglia si serve. Con lui sottoscrivo una polizza per la vettura di mio figlio. «La prossima rata – mi dice – scadrà il 24 maggio». «Bene – ribatto – data facile da ricordare ». «Perché?» chiede lui. Come perché, «il 24 maggio, l’esercito marciava, la Canzone del Piave….». «E cioè?» ribatte.
