27.3 C
Milano
mercoledì, 3 Giugno 2026

La nostra Preghiera

Sono un montagnino del glorioso gruppo Conegliano del 3º della Julia, ho passato le 85 primavere e recito la nostra splendida Preghiera quando un socio alpino “va avanti”. Dico recito perché non ho bisogno di leggerla dato che nelle preghiere che rivolgo a Dio durante la giornata inserisco sempre anche quella dell’alpino, che in questi ultimi tempi si è tanto parlato di sostituire parole con altre. 

Scritti… con la divisa

Qualcuno si potrebbe chiedere che senso abbia pubblicare lettere scritte dalla caserma. Comincerò facendo un breve accenno di storia militare. Al termine della Seconda Guerra mondiale, l’Esercito italiano era rappresentato solo da cinque Gruppi di combattimento dipendenti dai Comandi Alleati che nel novembre 1945 emanarono una direttiva sull’ordinamento dell’ “Esercito di Transizione”. 

Clandestini e profughi

Volevo esprimere la mia totale condivisione con quanto espresso nell’editoriale del mese di novembre, sono convinto che il nostro Paese e l’Europa intera avrebbero bisogno di una energica sterzata nel senso di quanto evidenziato.

Giampiero Banchio

La Milano che non ti aspetti

Era il 1955. La guerra era finita da dieci anni, ma le ferite bruciavano ancora. In un freddo giorno di dicembre, al civico tempio di San Sebastiano, padre Giovanni Brevi celebrava la prima funzione per i Caduti. Tutti i Caduti, comunque fossero stati inquadrati. A volere la cerimonia un giovane avvocato, sottotenente degli alpini, battaglione L’Aquila, divisione Julia. Si chiamava Giuseppe Prisco. Il Peppino, il nostro Peppino. Se ne è andato ormai da quindici anni, era la notte del 12 dicembre 2001. Parlando della Messa una volta mi disse che «a quella prima celebrazione i presenti erano poco più di cinquanta… non solo alpini, ma anche bersaglieri, fanti, artiglieri…».

Un abbraccio porta fortuna

Durante la festa del diciottesimo compleanno di mio nipote Matteo, egli ha espresso che il suo massimo desiderio sarebbe quello di potersi arruolare nell’Esercito e naturalmente nel Corpo degli Alpini. Ciò ha riportato alla mia memoria quando mio nonno varcò i cancelli della Scuola Militare Alpina di Aosta, per assistere alla cerimonia del giuramento degli allievi del 13º corso Asc, il mio corso. 

Alla ricerca dello zio Giovanni

Tutti lo chiamano Gianni, ma il suo vero nome è Giovanni, in memoria dello zio alpino caduto sull’Ortigara. Ed è proprio qui, sulle pendici del Monte simbolo degli alpini che Gianni si trova il 15 maggio del 2006. Da un poggio vicino alla chiesetta del Lozze il suo sguardo scruta le pietraie della montagna, intento a cercare un punto che tante volte aveva immaginato, ma mai trovato: il luogo dove riposano i resti di suo zio. 

L'angelo con la penna

La vita è bizzarra. Talvolta ci mette alla prova con estrema crudeltà e nel medesimo istante ci regala destini inaspettati. Il 7 gennaio è arrivato ed è ora di partire. Un abbraccio ai genitori, ai fratelli e alla sorella e via, da Brescia a Mondovì, destinazione alpini. Francesco si guarda le dita ancora macchiate d’inchiostro, pensa e ripensa ai cari e al suo lavoro da tipografo che lascia, mentre il locomotore sferraglia verso la naja.

Un grazie dal Centro Italia

Vorrei con questa piccola nota ringraziare tramite il nostro giornale tutti quei Gruppi e i singoli alpini che discretamente, ma concretamente hanno inviato aiuti e sostegno economico alla popolazione di Amatrice, sia privatamente sia delegando il mio Gruppo. A nome mio personale e di tutti i miei associati esprimo un profondo ringraziamento per la determinazione e l’affetto che tutti gli alpini d’Italia ci hanno dimostrato. 

Divieti della burocrazia ecclesiastica

Nel numero di novembre nelle lettere al direttore risuona a voce alta quella di Dario Burresi sulla lettura della Preghiera dell’Alpino alle cerimonie religiose, invitando gli alpini (giustamente) a interloquire prima con l’officiante su cosa e come adducendo poi di cambiare chiesa o parroco (come se fosse facile) in presenza di qualche ostracismo. Per mia curiosità ho sentito in merito il parroco di un Comune vicino al mio, il quale, con sermone ben preciso, motivato e supportato pure da documentazione di canonica si è espresso categoricamente per il no. 

Grazie don Claudio!

Mi permetto di darti del “tu” perché sono già stato da te richiamato “perché tra noi alpini si costuma così”. Sono un alpino iscritto al Gruppo di Castel d’Azzano in provincia di Verona da tanti anni. Attualmente sono anche “presidente pro tempore” (credo si dica così) dell’Avis comunale del nostro paese. Su L’Alpino di novembre a pagina 5 c’è una lettera dell’alpino Dario Burresi, che dice la sua sulle contestazioni che ci vengono fatte durante le nostre cerimonie da parte di alcuni parroci. Ebbene, da noi funziona al contrario. 

A difesa della Patria

Bellissimo e godibile il tuo editoriale di novembre. Che, siccome in Italia non si parla d’altro da mesi che di cambiare la Costituzione, riporta in auge l’articolo della Carta del 1946 che recita “La difesa della Patria è sacro dovere di ogni cittadino”. Sacro tanto più per gli alpini.

L'espressione "andare avanti"

In occasione della solennità della Virgo Fidelis e di noi alpini invitati per la Messa dall’Associazione Nazionale Carabinieri, il parroco officiante, don Ambrogio Villa, durante la sua omelia ad un certo punto prese ad esempio e si complimentò con la nostra Associazione per l’espressione ritenuta da lui molto bella e che condivido: “andato avanti”. 

NELL'ULTIMA SETTIMANA