Quei bocia sul monte Guglielmo
Sono stata alla seconda alpinata sul monte Guglielmo (BS). La messa si è svolta con tempo pessimo; ciò nonostante gli alpini erano attenti e composti anche se inzuppati; i gagliardetti si alzavano fradici come chi li portava con orgoglio. Nessuno ha lasciato la vetta prima della fine della Messa. È stata una giornata indimenticabile e, per noi, con la sorpresa della presenza di tanti bocia , a conferma che lo spirito alpino è ancora vivo e che davvero fino a che ci saranno montagne ci saranno alpini .
Enrica Zugni Pilzone di Iseo (BS)
Condivido il suo genuino entusiasmo che sorge da una giornata vissuta intensamente in un ambiente certo non favorevole. Al motto da lei citato aggiungo l'altro: L'alpin l'è semper quel , il che è bello e confortante.
Anche a Intra un monumento all'alpino
Nel numero di ottobre ho letto del monumento di Stresa al mulo. Concordo con il tuo giudizio, ma mi preme farti notare che la città di Verbania, sede della sezione Intra che presiedo, manca di un monumento alle Penne nere. Pertanto ho proposto al consiglio sezionale, che ha condiviso, di inaugurare un Monumento all'alpino che non è tornato in occasione dell'85º della sezione. Con l'occasione la sezione ha stampato il calendario 2005 dovuto a un'idea del socio Sergio Morari del gruppo di Intra Centro.
Emilio Carganico Intra (VB)
Non posso che plaudire alla tua iniziativa: una città di così forti tradizioni alpine come Verbania non può ignorare i soldati con la penna. In questo contesto il calendario, ottimamente impostato, rappresenta un valido corollario ai festeggiamenti
Le lettere al direttore
Ritengo che le sue risposte alle Lettere siano tese a omologare L'Alpino in un unico senso. Chi legge deve sentirsi libero di dare un'interpretazione personale ai fatti e di farsi un'idea critica. La montagna ci insegna a non selezionare, a non dividere; non si devono mettere limiti sociali e culturali tendenti a una sterile selezione preventiva. L'Alpino dovrebbe rivolgersi a tutti i lettori per non far sentire qualcuno escluso.
Bruno Ruggeri Ghedi (BS)
Se ho ben capito tu vorresti che rispondessi a tutti senza fare una scelta. Ricevo settecento lettere e mille messaggi all'anno e rispondo personalmente al 95 di essi. Da essi traggo circa centoventi Lettere : se dovessi inserire tutti, non mi basterebbe un'enciclopedia. Di certo la scelta non è fatta a caso o per simpatia, ma in base all'interesse che la lettera può suscitare.
Il valore del nostro cappello
A proposito del futuro dell'ANA c'è chi dice che dobbiamo rassegnarci a quanto decide lo Stato e che il problema vero non è se saremo ridotti di numero ma se riusciremo a salvare gli ideali dell'Associazione. Quello che mi meraviglia è che costoro fanno del sarcasmo su chi considera sacro il cappello alpino e definisce questa affermazione facile retorica, ingenuità o, peggio, stupidità . È vero che il cappello non può essere sacro, ma lo sono i valori che esso rappresenta. Ma poiché i valori sono una cosa astratta ci vuole pure qualcosa di concreto che li sostenga. E quale oggetto può essere più significativo del cappello che ci accompagna dal 1872? Allora dico ai denigratori: lasciamo che questo oggetto conservi per gli alpini veri quel tanto di sacralità atto ad onorare un passato di gloria e non parliamone a sproposito.
Germano Affaticati Bresso (MI)
La tua analisi parte dalle affermazioni di un alpino apparse su una rivista sezionale. Acuta la tua tesi della doppia dipendenza tra cappello e ideali; due caratteristiche, l'una concreta l'altra astratta, che si completano a vicenda. Però mi sento di aggiungere che il cappello, pur sacro, non deve diventare oggetto di un inopportuno feticismo.
