17.5 C
Milano
lunedì, 28 Settembre 2026

Il valore del ricordo

A vederli sfilare per il centro di Brescia a centinaia, a migliaia, con i loro vessilli e gagliardetti, orgogliosi e compatti in una fila che non finiva mai, c’era da chiedersi che senso avesse tutto questo, questa ricorrenza di Nikolajewka, lontana non meno di tre generazioni, e celebrarla come se la battaglia fosse avvenuta ieri. Gli alpini sono gli unici a farlo, e a coinvolgere anche tanta gente.

SE RIESSO ANDAR CASA

Livio Rappo, il figlio di Ottorino, ha lavorato tre anni per portare a termine il diario del padre. I figli avevano cercato invano di convincerlo a scrivere le sue memorie, ma solo in occasione di una controversia legata alla mancata erogazione della pensione di guerra, Ottorino prese carta e penna ed elencò ogni singolo dato e avvenimento della sua vita militare, per dare la prova che in guerra c’era stato. Dopo la sua morte, utilizzando quegli appunti, il figlio è riuscito a dar corpo al volume, inizialmente realizzato in sei copie artigianali da donare ai fratelli. Il libro è stato presentato a Bosco di Nanto (Vicenza) da Manuel Grotto - sua la prefazione - che ha illustrato nei dettagli la Campagna di Russia.

“Premio De Cia 2013”

Anche per il 2013 è stato indetto il bando di concorso per il premio annuale donato dall’ing. Alberto De Cia in memoria del padre, il pluridecorato gen. Amedeo De Cia. Si può concorrere al Premio con opere di storia militare degli eserciti italiani e stranieri di ogni tempo e opere di storia dell’arte e cultura storica non militare italiana.

Una corona ai Caduti in prigionia

Il cimitero della Grande Guerra di Wegscheid, in Austria, curato dalla Croce Nera austriaca dell’Alta Austria, ha ospitato il 21° Incontro italo austriaco della pace a ricordo dei Caduti e delle vittime civili della Grande Guerra. Nel riquadro italiano del cimitero militare, un tempo annesso al campo di prigionia, sono custoditi i resti mortali di 1.360 soldati italiani, deceduti per tbc, tifo, colera e febbre spagnola o a causa delle ferite di guerra. Complessivamente i militari di varia nazionalità lì sepolti sono 5.163.

“Fuarce Cividat”, oggi come ieri

Quanti hanno fatto la naja ricordano che con il brutto tempo i comandanti erano soliti ripetere “l’alpino non è solubile in acqua”. Quella sensazione di freddo e di umido se la sono regalata le migliaia di persone che hanno affollato Chiusaforte e Cividale del Friuli il secondo fine settimana di gennaio in occasione del 17° raduno del battaglione “Cividale”. Migliaia hanno sfidato il freddo vento delle valli e la pioggia ghiacciata per sfilare lungo le vie della città ducale (così è conosciuta Cividale) quest’anno dietro la loro Bandiera di guerra che, per la solennità della cerimonia, è giunta dal Vittoriano di Roma dov’è custodita.

Un’Italia bella davvero

Seduto sul C-130 dell’Aeronautica Militare che ci sta portando ad Herat mi trovo a pensare quanto poco si sappia di Afghanistan qui da noi. Sappiamo che i nostri ragazzi sono là ma i giornali affrontano questo argomento come ogni altro, spinti più dalla morbosa curiosità per la polemica e il pettegolezzo piuttosto che dall’interesse per una corretta informazione. Non ci dicono come si vive in quella terra, se il nostro intervento sia in qualche modo servito e se valga davvero la pena di rimanere laggiù con i pericoli e i costi che una missione del genere comporta.

“Cuneense!”

La prima fitta nevicata della stagione ha imbiancato Mondovì proprio nella due giorni – 19 e 20 gennaio – di eventi alpini nel 70° della battaglia di Nowo Postojalowka. Era il 20 gennaio 1943, quando nel ripiegamento dal Don la “Cuneense” si immolava per consentire ai resti dell’armata italiana di guadagnare il varco di Nikolajewka, sottraendosi così alla sacca nella quale i russi l’avevano intrappolata.

“Signore delle cime”

Mi ha lasciato allibito la critica di un lettore di Bergamo, comparsa sul n. 1/2013 de L’Alpino relativa alla canta “Signore delle cime”. Alpini o alpinisti? Non ha capito l’autore che la montagna rappresenta i tanti problemi e le tante fatiche della vita per cui ognuno di noi ogni giorno combatte, ogni giorno si impegna per superarne le difficoltà, fino a consumarsi la vita.

IL MIO “SEGRETO” DIARIO DI GUERRA

L’autrice, diciottenne, vive a Bolzano durante la seconda guerra mondiale e racconta nel suo diario disagi, fame, bombardamenti e la difficile condizione di una città dove convivono persone di lingua tedesca e italiana. Il diario lascia poi il posto ad uno scambio epistolare tra l’autrice e i familiari, dopo il suo abbandono della città e la separazione dai genitori a causa del conflitto, e si conclude con il primissimo dopoguerra.

I due marò… Com’è andata davvero?

Caro direttore, sul numero di dicembre de L'Alpino hai scritto "che ti risulta del tutto incomprensibile la detenzione in India dei due militari italiani". L'affermazione è condivisibile se si guardano gli avvenimenti sotto un profilo strettamente giuridico; però se "gli alpini incarnano lo spirito cristiano" come tu confermi, allora risulta poco comprensibile come un episodio che è costato la vita a due incolpevoli pescatori, non debba suscitare quella pietas che sempre viene richiamata in analoghe luttuose circostanze.

“Con disciplina e onore”

Non so ancora come intitolare questo mio scritto, forse il titolo più giusto sarebbe: lo sfogo di un populista. Ho sentito alla radio, da un noto esponente politico, che le stime di coloro che non andranno a votare alle prossime elezioni saranno di circa il 45% della popolazione avente diritto e questo è il frutto di un concetto “populista”. Mi sono andato a guardare il significato della parola e concordo in pieno.

Nella tana dei “Lupi”

Una porta alla fine di una ripida scalinata. Il presidente Perona la apre ed entra nella tana dei “Lupi dell’Assietta”. Nel corridoio c’è il capitano Luca Del Sole, che il giorno precedente aveva accompagnato gli alpini dell’ANA in pattuglia. Attende accanto all’enorme stemma in legno che replica le insegne della 34ª Compagnia; è stato scolpito dall’alpino Marco Selva durante la missione degli alpini di leva in Mozambico, nel 1993, ed è stato portato in Afghanistan dal Piemonte. Un abbraccio, tanti sorrisi e strette di mano. Sembra una camerata di quando eravamo a naja e, se non fosse per i nostri capelli un po’ più bianchi, dallo spirito dell’incontro si potrebbe trattare di un ritrovo tra commilitoni.

NELL'ULTIMA SETTIMANA