Sulle mie montagne
Ora che si fa tardo il chiarore dell’autunno
e mute le montagne nel sole morente
si ergono bianche di sassi e di neve...
se vorrete incontrarmi cercatemi nel fruscio della sera
quando lucido il silenzio degli occhi diviene preghiera
come il canto che risuona intorno a voi...
Grazie ai volontari
Carissimi volontari del Servizio Ordine Nazionale, le cerimonie e le sfilate dei nostri quattro Raggruppamenti per l’anno 2017 si sono concluse. Ringrazio i miei più stretti collaboratori per l’assistenza e per l’impegno profuso. Ai miei preziosi e numerosi volontari, chiamati in aiuto per coordinare tutte le fasi che caratterizzano queste manifestazioni, invio un grandissimo e affettuoso abbraccio di riconoscenza, sapendo il vostro sacrificio economico per le spese di viaggio sostenute.
Il sonno dei giusti
La Sezione Bari-Puglia-Basilicata ha organizzato il 7º pellegrinaggio nazionale che quest’anno, ricorrendo il quinquennio, ha valenza solenne. Sabato 30 settembre nel suggestivo Sacrario militare dei Caduti d’Oltremare, il Labaro scortato dal Presidente nazionale Sebastiano Favero e da alcuni Consiglieri è stato accolto da vessilli e gagliardetti provenienti da diverse Regioni. Il Presidente della Sezione di Bari- Puglia-Basilicata Luigi Leo ha salutato e ringraziato per l’importante presenza nel luogo sacro dove oltre 75mila Caduti dormono “il sonno dei giusti”.
I colori della storia
Vorrei intervenire sulla lettera di Andrea Gorgoglione (luglio 2017). Sulla prima parte nulla da eccepire: corretto e non un tradimento fu il comportamento del governo di fronte ad una guerra di aggressione. Scrive il generale Tullio Vidulich: “Il nostro mancato intervento nel 1914 a fianco degli Imperi Centrali che avevano scatenato una guerra di aggressione fu determinante per il successo finale della coalizione dell’Intesa”.
Buon senso e testa
Sono un alpino del terremoto, di quelli che, senza gradi, da maggio 1976 ad aprile 1977 hanno fatto la loro parte con il cappello nel Friuli martoriato. A poca distanza da Gemona, ove alcuni coetanei amici alpini hanno vissuto esperienze terribili. Ti scrivo per dirti che seguo la nostra rivista sempre con grande interesse, anche se a volte la rubrica delle lettere, quella che credo in assoluto più letta assieme a quelle delle ricerche/rimpatriate, deve dare spazio a stantie polemiche.
Alpini di cuore
L’abbraccio della gente e delle penne nere ai vincitori del 43º Premio “L’alpino dell’anno”, ha portato, come ha ricordato il Presidente della Sezione di Savona Emilio Patrone, «una folata d’aria pulita, sana, che tutti vorremmo assaporare più spesso, colma di serenità di principi e di amore per la nostra terra». Il significato del riconoscimento è proprio quello di poter condividere con la gente quei gesti di umana solidarietà, spesso definiti eroici, ma che in realtà sono semplicemente naturali per chi li ha compiuti. A testimoniare che i valori, i doveri, l’amore per il prossimo esistono ancora. «Credetemi - aggiunge Patrone - far parte della giuria del Premio non è cosa semplice: si leggono e rileggono più volte le motivazioni e si vorrebbe premiare tutti, perché tutti meritano le nostre attenzioni e sono uomini particolari».
Anche per gli alpini vivere è cambiare
Da sempre c’è un motto intorno al quale tento di scandire la mia esistenza: “Vivere è cambiare”. Mi aveva colpito fin da giovane, quando per caso mi ero avvicinato alla figura di John Henry Newmann, docente ad Oxford, finissimo teologo e poeta, poi passato alla Chiesa cattolica e divenuto cardinale. C’è un proverbio che dice che il sasso che rotola non fa muschio. Ma non è questo il senso del motto.
L’avvenire dei nostri giovani
C’è un’unica volta che il termine sacro è citato dalla nostra Costituzione ed è quello relativo al dovere che ogni cittadino deve compiere nei confronti della Patria prestando servizio militare. Il concetto di dovere è venuto meno, è andato via quando il qualunquismo, edonismo, l’individualismo, il menefreghismo si sono affermati culturalmente suffragati da una classe politica che ha legiferato sulla “sospensione” della naja. Sospensione in Italia significa eliminazione.
Divisione partigiana Garibaldi
In merito all’articolo pubblicato sul nostro giornale L’Alpino di agosto-settembre, trovo giusto quanto detto circa la Divisione Partigiana Garibaldi che nel 1945, dopo l’8 settembre si è unita alle formazioni partigiane della resistenza di Tito. Ma una premessa è doverosa: bisogna precisare che la Bandiera della Garibaldi era il Tricolore con al centro una vistosa stella rossa simbolo del comunismo. Purtroppo la storia continua.
Il dono dell’olio
Le Sezioni di Bassano del Grappa e di Monza hanno donato l’olio per le lampade perennemente accese sull’altare della Madonna del Don. Ancora una volta a Mestre nella chiesa dei Padri Cappuccini la cerimonia si è ripetuta in un clima di grande emozione, davanti all’Icona resa preziosa dalle lacrime di tante mamme. Il Presidente della Sezione di Monza Roberto Viganò e Giuseppe Rugolo della Sezione di Bassano del Grappa si sono alternati nello svolgimento dei rituali e il comandante della brigata Julia, generale Paolo Fabbri, ha ripetuto, leggendolo, l’atto di affidamento degli alpini alla Madonna del Don.
Non generalizziamo
Ho letto la lettera di Luigi Di Meglio su L’Alpino di agosto-settembre e non ho saputo tacermi. Il ragionamento che lui fa è coerente per chi, nella vita, ha cercato il posto sicuro (ed essere dipendente statale ne è la massima espressione), ma lontano da chi è alpino. Sono un Capogruppo Ana della Sezione di Colico (sergente del Susa), figlio di un reduce di Russia del Morbegno; ho vissuto lavorando, per 40 anni, nei cantieri di mezzo mondo e credo che sei mesi di servizio per la Patria, chiamatelo militare o civile, equivarrebbero, per me, ad una “vaccinazione contro l’apatia” dei giovani odierni.
Onori per ogni soldato
L’Associazione “Military Historical Center” di Udine, presieduta dal ten. Roberto Machella, in collaborazione con le Associazioni d’Arma della Regione Friuli Venezia Giulia e del Gruppo di coordinamento “Albo d’Oro”, che ha sede presso la Sezione Ana di Udine, ha omaggiato i 529.025 soldati Caduti, dando prova di riconoscenza per il tributo di sangue dato da tutte le famiglie italiane per la Patria.
