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giovedì, 1 Ottobre 2026

Il Tricolore con lo stemma dei Savoia

Ho partecipato il 17 marzo 2011 all’alzabandiera eseguita alla sede della sezione milanese della nostra Associazione e mi son chiesto per l’ennesima volta perché mai ci si ostini a tenere il simbolo della nostra Unità Patria mutilata della sua composizione originale. Nato con lo stemma di Casa Savoia, quel simbolo fu fatto parte integrante della composizione dello stendardo alla pari coi tre colori.

Aiuti alle famiglie dei Caduti

Abolita la leva, ci sono gli specialisti. Parlando con alcuni “nipoti” (soldati in servizio) li trovo molto preoccupati per il rischio che comportano le attuali missioni all’estero. Le famiglie dei Caduti o feriti ricevono dallo Stato un aiuto economico esiguo.

Lo Stato e il volontario bistrattato

Il gruppo alpini di Mantova, sempre impegnato in iniziative di solidarietà e Protezione civile, sentiva l’importanza di possedere una sede, in un contesto socio-territoriale ben diverso da quello delle regioni a vocazione alpina. Dopo varie richieste ci furono concessi dal Ministero due locali presso l’attuale Circolo unificato di Presidio dell’Esercito di Mantova, due locali da ristrutturare. L’agenzia del Demanio di Milano ci aveva informato - seppur a titolo provvisorio - che il canone di concessione - era stato calcolato in euro 530 annui.

Denigratori dell'Unità d'Italia

Pur essendo d’accordo sull’Unità dell’Italia, devo precisare che la prima Medaglia d’Oro in assoluto, il carabiniere Giovanbattista Scapaccino, fu ucciso dai mazziniani, come i padri Domenicani uccisi a Roma nel 1848/’49 o i circa 27 morti innocenti causati dalla bomba messa da Monti e Tognetti a Roma nel 1867 (condannati a morte l’anno dopo) mentre Garibaldi si avvicinava a Mentana dove fu sconfitto dalle truppe papaline e francesi. Fino a che non si avrà il coraggio di dire la verità storica ci saranno sempre dei denigratori dell’Unità.

Dino Zuccherini - Padova

La Madonna del Rocciamelone

Leggendo sul numero 2/11 de L’Alpino la didascalia della bella foto di pagina 21 ho notato che è indicato il 1889 come anno di collocazione della grande statua della Vergine sul Rocciamelone (Valle Susa). La data esatta è 1899.

Dino Stella - Gruppo di Velo d’Astico (VI)

Mininaja = alpini?

Il ministro della Difesa ha istituito la “mininaja” e l’adesione al progetto ha superato le più rosee aspettative. I ragazzi che hanno partecipato possono iscriversi solamente in qualità di “amici degli alpini” in quanto il nostro Statuto prevede il minimo di due mesi di permanenza nel Corpo degli alpini per poter essere iscritti come soci ordinari. È giusto e corretto che vi sia questo paletto, però la limitazione era stata posta quando esisteva ancora la naja e non sussisteva il problema della riduzione delle Truppe alpine.

Il colonnello Signorini

Dal giorno della distruzione del “Verona” (durante la ritirata di Russia, n.d.r.) ci fu una riunione di tutti i generali e colonnelli per parlare della situazione. Non ricordo chi parlò di arrendersi. Ricordo che il colonnello Signorini disse: “Io, prima di arrendermi, devo parlare con i miei ufficiali. Vi dirò la mia decisione domattina”.

Gli alpini nella storia d'Italia (5ª puntata)

Se gli alpini sono popolari sin dalla costituzione del Corpo, il momento nel quale vengono proposti come immagine stessa della nazione è il 1915-18. La prima guerra mondiale, con le sue trincee, le asperità montagnose del confine nordorientale, il terreno conquistato o difeso palmo a palmo sembrava fatta apposta per esaltare le caratteristiche degli alpini. In una “guerra di movimento” contano il dinamismo dei reparti e lo slancio sul campo di battaglia (per questo il soldato per eccellenza del Risorgimento è stato il bersagliere): in una “guerra di posizione” contano invece la fermezza, la pazienza, la perseveranza, la resistenza.

CARNICA – Tolmezzo – Nuovo capannone per la P.C.

È stato inaugurato a Tolmezzo un capannone di 144 metri quadrati, sponsorizzato dalla Regione, al servizio della Protezione civile della sezione ANA Carnica. Sarà adibito a ricovero mezzi e materiali. Per la Regione erano presenti Roberto Chiaulon, funzionario della P.C. regionale, per l’ANA e la P.C. Carnica il presidente sezionale Umberto Taboga e il coordinatore della P.C. sezionale Graziano Petris, per quella regionale il coordinatore Ermanno Dentesano e Luigi Rosolen, il sindaco Dario Zearo e l’ing. Aldo Missana che ha redatto il progetto e seguito i lavori.

BRESCIA – Gli 80 anni del gruppo di Capriolo

Nel 1930, attorno a Giuseppe Gottardi, primo capogruppo, e a Natale Marini, iniziarono ad operare gli alpini di Capriolo in memoria dei loro compagni d'armi che combatterono nella prima guerra mondiale. La nascita del nuovo Gruppo venne sancita con la benedizione del gagliardetto, alla presenza della madrina Maria Rosa Martina. Per festeggiare l’ottantesimo di fondazione gli alpini di Capriolo hanno organizzato una serie di manifestazioni, tra le quali un concerto del locale Corpo musicale Santa Cecilia, la deposizione di una corona d'alloro agli alpini Caduti, presso la cappella annessa alla sede del Gruppo, ai monumenti di tutte le associazioni combattentistiche, d'arma e di volontariato.

Costalovara: apre a giugno il soggiorno alpino

Il 15 aprile scorso si sono tenute al Soggiorno Alpino di Costalovara la prima Assemblea dei Soci della Cooperativa che lo gestisce, presieduta da Silvano Spiller, e la riunione della Commissione Grandi Opere, presieduta dal vice presidente nazionale Sebastiano Favero, per l'analisi dei lavori in corso di ultimazione.

VICENZA – Il gagliardetto della sezione di Tripoli donato al gruppo di Arzignano

L’invidiabile patrimonio di testimonianze e cimeli raccolto in 84 anni di storia dal gruppo alpini “Mario Pagani” di Arzignano (Vicenza) si è arricchito di un prezioso ricordo: il gagliardetto che fu della sezione alpini di Tripoli (Libia). È stato donato dal socio Luigi Carradore che lo ha custodito per molti anni dopo la scomparsa, nel 1952, dello zio Luigi Parise, penna nera arzignanese del 6° Reggimento, combattente nella prima guerra mondiale, che nel 1928 raggiunse Tripoli, dove lavorò per conto delle Officine Pellizzari.

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