No ai politici
Approvo quello che è stato scritto da Perforato nel numero di giugno e da Moglia, nel numero di luglio, nelle pagine delle “Lettere al direttore”: no ai politici attorno al Labaro dell’ANA.
Segnali che inquietano
Decani (si legge Deciàni) è una piccola città del Kosovo, incuneata tra i monti del Montenegro e dell’Albania. Qui opera la Kfor, ossia la forza Nato, comandata da un generale degli alpini, mandata lì a far da cuscinetto per evitare gli strascichi di una guerra mai dimenticata, che ha visto lo scontro tra le etnie albanese e serba, ancora pronte a misurarsi con le armi del rancore. Alla periferia di Decani, appena fuori dalla città, c’è un monastero serbo-ortodosso, il Visoki Decani, antico monumento medievale del 1300, dichiarato dall’Unesco, nel 2004, patrimonio dell’umanità.
L’idea delle Truppe alpine
Lo ammetto, sono di parte, però mi sono convinto che la prima idea sulla validità della costituzione di truppe alpine sia nata nel 1848 in valle d’Intelvi, dove affondano le mie radici familiari. In quel periodo aveva trovato rifugio a Lugano, in Svizzera, ai piedi della valle d’Intelvi italiana, ma governata dagli austriaci, Giuseppe Mazzini.
In ricordo di Urriani
A cinquant’anni di distanza dalla tragedia del Vajont, vorrei ricordare come si sono svolti i fatti ai familiari del geniere Giovanni Urriani e a tutti coloro che quella notte hanno perso parenti e amici. Poco prima della mezzanotte del 9 ottobre, nella caserma Fantuzzi di Belluno, suona l’allarme e l’ufficiale di picchetto irrompe nelle camerate della compagnia genio Pionieri intimando a tutti i militari di adunarsi nel più breve tempo possibile, in tenuta tattica, davanti al magazzino.
La Madonna del Don
Le sezioni di Piacenza e Trento hanno espresso la loro devozione alla Madonna del Don con il dono dell’olio per le lampade che ardono sul suo altare, alla fine di un percorso della memoria ispirato alle figure dei nostri cappellani alpini. Nel cimitero di Montecchio Pietro Luigi Calvi ha ricordato padre Policarpo che aveva conosciuto da fanciullo essendo figlio del gen. Nanni Calvi, medaglia d’Argento al V.M. con il Tirano, che era in Russia insieme a padre Crosara.
“Ciao, San Carlo…”
Impossibile dimenticare il 25 ottobre del 2009: l’immagine della folla di fedeli raccolti a Milano, in piazza del Duomo, per assistere alla beatificazione di don Carlo Gnocchi. La sua opera, la sua baracca come la chiamava lui, rappresenta ancora oggi l’eredità più bella. La guerra, il dramma della ritirata, le immagini di morte e distruzione cessarono di tormentare l’animo di questo grande uomo solo quando i suoi occhi poterono posarsi sui volti sereni dei suoi mutilatini.
Un'amara considerazione
Partendo dal fatto che la guerra, anche se a volte necessaria, è un’immane tragedia e quindi quando si commemorano eventi tragici come la Grande Guerra si dovrebbero fare delle considerazioni al di sopra delle posizioni.
Le regole valgono per tutti
Scrivo in merito alla lagnanza della vedova dell’alpino il cui cappello non ha potuto sfilare a Pordenone nel modo da lei desiderato e auspicato. Intanto prego la signora di accettare il mio simbolico abbraccio farcito di tanto rispetto e tanto affetto.
Le tappe di Ta pum
Trento. Il vicolo stretto si snoda tra le ombre di un vecchio edificio, alle spalle di piazza Grande. Al civico 1 c’è la sede locale dell’Associazione Nazionale Alpini. Una scala in pietra conduce all’ultimo piano dove è in corso una breve presentazione del progetto Ta pum. Walter Pilo, artigliere alpino a vent’anni, oggi affermato imprenditore, racconta di questa idea nata molti anni fa. «Mio nonno materno era kajserjager durante la Grande Guerra, quello paterno arruolato nell’Esercito italiano come granatiere di Sardegna.
Per un'Italia migliore
Negli anni 1957-58 ero nella Compagnia trasmissioni della Tridentina in Alto Adige. Nel novembre del 1958 mi trovavo in servizio di pattuglia sulla tratta ferroviaria all’altezza di Vandoies, per Brunico. Ad un certo punto sentii una raffica di mitra sparata ad altezza uomo che ci sfiorò le spalle.
In pensione, ma non troppo!
Oltre che alpino, sono un correttore di bozze in pensione. Ti segnalo qualche errore non dovuto (penso) a una semplice svista. L’Alpino di agosto/settembre, pagina 4, titolo “Frecce... a costo zero”: frecce Tricolori (non: Tricolore); vedi indicazione esplicita nel DOP, dizionario d’ortografia e di pronunzia (Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana) stessa pagina e stesso titolo: il che (non: il ché); idem in DOP pag. 23 (“Incontrare la montagna”): ingrossare le proprie file (non: le fila); stesso errore anche a pag. 26 (“I parà nelle forze speciali”); idem in DOP.
Le bruttezze della guerra
Ho recentemente visitato il museo storico del 7° a Sedico (Belluno), piacevole e interessante raccolta di cimeli, armi e ricordi.
