La Madonna del Don

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    Le sezioni di Piacenza e Trento hanno espresso la loro devozione alla Madonna del Don con il dono dell’olio per le lampade che ardono sul suo altare, alla fine di un percorso della memoria ispirato alle figure dei nostri cappellani alpini. Nel cimitero di Montecchio Pietro Luigi Calvi ha ricordato padre Policarpo che aveva conosciuto da fanciullo essendo figlio del gen. Nanni Calvi, medaglia d’Argento al V.M. con il Tirano, che era in Russia insieme a padre Crosara.

    Calvi ha descritto Crosara come un uomo che comunicava la fierezza di portare la penna nera e che diceva di voler essere di sostegno ai soldati, alle madri e ai familiari che avevano perso i propri giovani in Russia, ai feriti, ai prigionieri, ai civili coinvolti nelle sofferenze della guerra. Al termine della Messa, a Mestre, i presidenti delle sezioni di Piacenza e Trento hanno evocato i sentimenti che portiamo nei nostri cuori e che scaturiscono dall’esempio di questi uomini che hanno assistito spiritualmente quei giovani alpini che nei campi di battaglia, nella ritirata, nella prigionia hanno visto spezzarsi ogni speranza di vita e di futuro.

    «La storiografia alpina – ha sottolineato il presidente di Trento Maurizio Pinamonti – è riccamente adorna delle figure di quei cappellani alpini usciti miracolosamente dal secondo conflitto mondiale, che si fecero carico del pesante impegno di ricordare i morti aiutando i vivi, come fu per il Beato don Gnocchi con i suoi mutilatini, per padre Giovanni Brevi con i reduci, per don Onorio Spada con la pro juventute e tanti, tantissimi altri ancora». «Anche il piacentino, terra di pianura ma anche di montagne appenniniche – ha proseguito il presidente di Piacenza Roberto Lupi – ha dato un doloroso contributo alla tragica Campagna di Russia: oltre 600 Caduti, la metà alpini, di cui nove decorati al valor militare. Ricordo, su tutti, padre Gherardo Gubertini, frate francescano, cappellano militare nella campagna di Russia che, al ritorno da quella terribile esperienza, con lo stesso spirito di don Gnocchi, fondò a Piacenza la ‘Casa del Fanciullo’ per aiutare i bambini orfani e disagiati, vittime anch’essi degli orrori della guerra». E come non ricordare la figura di don Barecchia, centenario reduce di Russia della Tridentina che per tanto tempo è stato cappellano del carcere di Venezia.

    La manifestazione si è svolta con una veste un po’ meno ufficiale per la mancanza delle autorità cittadine travolte “dall’effetto MOSE” e sostituite dal vice commissario prefettizio Natalino Manno. Il vice presidente nazionale Angelo Pandolfo ha portato i saluti del presidente e del Consiglio Direttivo Nazionale nel momento dell’incontro tra Sezioni e autorità nel palazzo comunale. Un ringraziamento va alle Sezioni che hanno partecipato con i vessilli e tanti gagliardetti: sono il più bel premio per gli alpini del gruppo di Mestre e della sezione di Venezia che da 48 anni onorano il loro compito di custodi della Madonna del Don.

    Franco Munarini