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giovedì, 4 Giugno 2026

Il noi prima del nostro io

«Forse perché, in questo periodo, guardo alle cose di questo mondo con occhio meno intransigente e più indulgente, rimango colpito nel sentire, talvolta, alcune affermazioni, ben lontane dall’amicizia e dalla fraternità, che dovrebbero regnare tra noi alpini. Tant’è che, mentre spolveravo il cappello, che, tutti, con orgoglio, indossiamo, mi è sembrato prendesse voce per parlarmi e dirmi che è ora che si adotti sempre il sereno confronto. ‘Est modus in rebus’, mi ha sussurrato, ‘perché io provo disappunto nel sentir dire certe cose sotto la mia ombra’».

Ce n'era proprio bisogno

Caro don Bruno, le scrivo per ringraziare un gruppo di persone di Oliveto di Imperia per avere regalato a mia madre, Elisabetta Beraldi, un momento di forte commozione che forse aspettava da 70 anni. Nel 1941 il suo unico fratello, Rodolfo, partì come tenente del battaglione Pieve di Teco per la Russia. Non tornò più.

Ingiuste accuse

Caro direttore, mi riferisco all’articolo “Pellegrinaggio a Milovice” pubblicato sul numero di gennaio 2016, articolo che ha suscitato in me stupore e disappunto per alcune omissioni che vi ho potuto riscontrare. In particolare, la descrizione dell’evento non fa alcun cenno al ruolo svolto dall’Associazione che ho l’onore di presiedere, in quanto si è limitata a segnalare che il “console Filippo Imbalzano ha scoperto una targa commemorativa…”.

Bravi!

Cari amici della redazione, bella la veste grafica e come sempre eccellenti i contenuti. Bravi!

Alberto Tofful 

Grazie Sandro!

Caro direttore, desidero fare delle considerazioni su alcune foto storiche apparse su L’Alpino di febbraio. Nella quarta di copertina viene descritto un alpino in uniforme invernale, la didascalia dice: “Con un particolare tipo di calzature in legno”.

Il documentario “Cieli rossi, Bassano in Guerra”

“Cieli rossi, Bassano in Guerra” è un documentario che narra la Grande Guerra, scritto e diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon e prodotto da “Sole e Luna”. Un lavoro profondo ed accurato, frutto di due anni di ricerche e di studi, che offre una visione inedita sui quattro anni del Primo Conflitto Mondiale, anni che hanno cambiato per sempre il mondo. Un massacro raccapricciante di uomini e, caso particolarissimo nella storia, un conflitto che ha tramutato e stravolto radicalmente lo stesso territorio.

Un francobollo per l’Adunata

Premetto che da molti anni, come diversi alpini, collezionisti e non, seguo la filatelia postale. Ho avuto, qualche tempo fa, un contatto a titolo...

Un’eredità da custodire

class="testonotizia">Brescia ha celebrato ancora una volta magnificamente, a livello nazionale, l’anniversario della battaglia di Nikolajewka: sabato 23 gennaio, la Sezione di Brescia, presieduta da...

Storia antica, vestito nuovo

"Oh! Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini! Solo, ai piedini provati dal rovo porti la pelle de’ tuoi piedini…" Alzi la mano chi, avendo la mia anagrafe, non ha imparato a scuola questi versi del Pascoli. Parole, per noi datate, con le quali si raccontava la fatica delle famiglie del tempo. Persino le uova del pollaio potevano servire per comprare un abito nuovo. Ma questo non era garantito anche per le scarpe se poi, a marzo, le galline andavano in cova diventando chiocce. Versi che ci arrivano con tutta la loro carica di sofferta ingenuità e senza rimandi alla realtà dentro la quale siamo immersi.

Penna… di plastica!

Nella ricorrenza del 4 Novembre, ho sfilato con a fianco Camilla Faustini, una bella ragazza del mio paese che sta facendo il servizio militare negli alpini. A dire il vero, mi sono quasi emozionato pensando che, ai miei tempi, le alpine ce le sognavamo! A cerimonia conclusa, le ho chiesto se mi faceva tenere tra le mani il suo cappello, che mi avrebbe ricordato il tempo in cui ero un “bocia”. 

I nostri Caduti

Egregio direttore, le scrivo non certo per fare politica, ma una scelta del nostro governo mi ha lasciato perplesso e vorrei sentire il suo parere. Nei recenti fatti parigini una ricercatrice italiana è rimasta vittima di un fanatismo irrazionale e crudele ed a lei sono stati tributati i funerali di Stato.

Nikolajewka: scuola di bontà

Fu una decisione coraggiosa e vincente: nel 1982 gli alpini bresciani pensarono, per il 40º della battaglia di Nikolajewka, ad un monumento che andasse al di là del simbolo. Scelsero un “monumento vivente”, che tramandasse concretamente, giorno per giorno, i valori della nostra Associazione, in ossequio all’idea di “onorare i morti aiutando i vivi”. Nacque così la Scuola Nikolajewka: l’edificio, imponente, su tre piani, con due “torri” e servizi annessi, fu costruito dalle penne nere in soli sei mesi, nel quartiere di Mompiano, a nord della città di Brescia, in un’area pedecollinare. 

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