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mercoledì, 3 Giugno 2026

La storia a fumetti

Da molti gli anni gli alpini della Protezione Civile della Sezione di Treviso, coordinati da Sergio Furlanetto, curano il ripristino e la manutenzione del museo all’aperto sul Lagazuoi. Dapprima le gallerie del Lagazuoi collaborando con il Comitato Cengia Martini-Lagazuoi e successivamente i manufatti sul Sasso di Stria, il contrafforte che sosteneva la linea difensiva austriaca al Passo di Valparola. Nei tanti anni trascorsi, è stato possibile recuperare e ripristinare le postazioni italiane e austriache realizzate durante la Grande Guerra.

La stele di San Giusto

Sul numero di novembre avete dedicato alla strage di Vergarolla del 18 agosto 1946 una lunga lettera di Norberto Ferretti, in cui si pone chiaramente in luce la matrice slavocomunista di quel delitto contro l’umanità, autentico colpo di grazia alle ultime speranze di Pola italiana, che non a caso avrebbe visto il 92% dei suoi cittadini prendere la via dell’esilio rinunciando ad affetti, beni, e persino alle tombe dei propri cari, in nome dell’Italia e della vita. Spiace, peraltro, che vi sia ignorata l’esistenza della grande stele commemorativa installata a Trieste nella zona sacra di San Giusto, coi Nomi e l’età delle 64 vittime identificate, ad iniziativa della Federazione Grigioverde e della Famiglia di Pola in Esilio, e del loro Presidente, il compianto gen. Riccardo Basile.

L’Ana dal Presidente Mattarella

Lo scorso 23 novembre al Quirinale si è svolta un’udienza privata con il Presidente della Repubblica in occasione della presentazione della 20ª edizione della Colletta Alimentare. Una iniziativa che vede protagonisti, da sempre, centinaia di alpini impegnati nei punti di raccolta in tutta Italia. 

Sull'aspre cime del Monte Cauriol

Sono un artigliere iscritto alla Sezione di Gemona in cui vivo da prima del sisma del ’76, rimanendo tuttavia un trentino col cuore inchiodato sui monti della nativa Valle di Fiemme. La mia mail è intitolata al monte Cauriol, che nelle serate d’estate, in vacanza nel mio paese (Daiano) ammiravo mentre da dietro di esso s’innalzava in lenta progressione il disco argentato della luna: rischiarava con luce fatata il fantastico colore violaceo che il sole ormai prossimo a scomparire pennellava su tutta la catena porfirica del Lagorai. 

Laicità e laicismo

Premesso che concordo pienamente con lei sui pericoli dell’Islam e sul multiculturalismo mi permetto di chiederle alcune precisazioni. Lei scrive: «... nel nostro Dna è racchiusa la forza della filosofia greca... il valore della ragione filtrato dall’illuminismo volterriano», ma François-Marie Arouet non era tollerante e disse «schiacciate l’infame» intendendo N.S. Gesù Cristo. 

VERONA – Per il papà dei mutilatini

Davanti alla baita degli alpini di Borgo Nuovo (Verona) è stata inaugurata l’opera dedicata al Beato don Carlo, per volontà degli alpini locali, guidati dal Capogruppo Adriano Residori, con il contributo del consorzio Zai. Alla cerimonia sono intervenuti il sindaco di Verona Flavio Tosi, l’assessore comunale Antonio Lella, il Consigliere sezionale Flavio Melotti e una rappresentanza del 4º Alpini paracadutisti. Il parroco Giorgio Fainelli ha benedetto l’opera: un medaglione in bronzo su una stele di marmo. Luigi Gelmini, allievo di don Gnocchi, presente alla cerimonia, ha ricordato che don Carlo, nelle visita a Roma, gli domandava sempre: «Caro Luigi cosa posso fare io per te?». Il Santo degli alpini, con la sua tenerezza, dava speranza ai ragazzi meno fortunati alleviando le loro sofferenze. 

La memoria sfragiata

Il mio paese è posto sulla sponda del Lago di Garda ed era, cento anni fa, l’immediato retroterra del fronte sul confine tra l’Italia e l’Impero austroungarico che correva sullo spartiacque. Sono zone in cui si combatté per tutto il periodo della Grande Guerra. Oltre cinquant’anni fa, nella frazione Vesio, su iniziativa del locale gruppo alpini, venne edificato un monumento dedicato ai Caduti di guerra. 

Orgogliosi della nostra identità

Da molti anni sono amico degli alpini, iscritto al Gruppo di Rubiana, Sezione Val Susa. Le ho già scritto tempo fa segnalando una manifestazione svoltasi al Lingotto di Torino, con la presenza del vostro Presidente, manifestazione che lei gentilmente mi informava che sarebbe stata oggetto di un articolo su L’Alpino. Dopo aver letto l’editoriale di novembre, la cui chiarezza e profondità mi hanno spinto a raccontarle in breve una mia personale esperienza di vita. Nel 1982 sono stato trasferito dalla mia società in Libia e precisamente a Misurata dove ho lavorato come residente per tre anni, con brevi rientri in Italia. 

Ricordi di famiglia

È lì tra i ricordi più nitidi della mente, dove si concentra la forza visiva. Basta chiudere gli occhi e riappare con i suoi contorni irregolari. Una tavolozza di colori dall’oro al rosa s’alternano sulla lunga cresta che dalla Forcella Staunies, cala rapidamente tra mughi e lariceti della Val Padeon. Il Gruppo dolomitico del Cristallo abbraccia Cortina e pare immacolato. Sono invece numerosissimi gli alpinisti che lo percorrono in sicurezza, grazie alle vie ferrate, agli aerei percorsi su esigue cenge che tagliano le crode, oltre la quota degli alberi.

Il valore della libertà

Ho letto, come sempre, il suo editoriale e questa volta voglio scriverle per esprimerle - per quello che vale - il mio apprezzamento per il coraggio di dire certe verità scomode. 

Ciò che ci insegna la barbarie

Ciò che ci insegna la barbarie Chissà cosa direbbero Joseph Mohr e Franz Gruber, autori rispettivamente delle parole e della melodia di Stille Nacht, se solo potessero farci conoscere il loro pensiero. Era il 1818, una vigilia di Natale, quando da una piccola località dell’Impero Austroungarico si irradiò nel mondo un inno all’amore, divenuto nel tempo patrimonio morale dell’Unesco. Cento e novantotto anni dopo, i suoni armoniosi di quel canto di pace sono stati travolti dallo stridore di un camion seminatore di morte. È accaduto a Berlino il mese scorso. 

Il memoriale della Cuneense

In prima fila i reduci Giuseppe Fornero di Busca, Paolo Merli di Vigevano, Giuseppe Falco di Cuneo, Giuseppe Bertano di Carrù e Leonardo Sassetti di Savona. «Se raccontassimo quello che abbiamo visto non ci credereste… », dice Bertano. «… del mio battaglione eravamo 400, siamo sopravvissuti in 11!». Continua Giuseppe Fornero: «Sono l’unico superstite dei 170 artiglieri del gruppo. 

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