Esercito e ufficiali di complemento
L’esercito non ha più bisogno degli ufficiali di complemento, ma per le esperienze vissute sul campo posso dire che l’apporto che ho dato io all’esercito in quei 15 mesi è stato notevole ed anche i valori che mi ha trasmesso l’Esercito Italiano sono importantissimi.
Il mondo alla rovescia
La guerra si insinua nell’esistenza di ognuno ancor prima che imperversi. Essa coinvolge uomini e donne, vecchi e bambini, senza differenze. Il 24 maggio 1915 la notizia non colse nessuno impreparato, i giovani e i richiamati si apprestavano a lasciare tutto, indugiavano sui ricordi, restavano fermi, immobili davanti alla finestra di casa nel tentativo di bere fino all’ultimo sorso l’orizzonte che avevano guardato ogni mattina, i profili delle montagne che conoscevano a memoria, il cielo sopra la loro casa. Le donne, fossero mamme, spose, sorelle o fidanzate, vivevano l’imminente separazione con riserbo, sebbene nel cuore portassero un peso enorme, cercavano di nascondere la preoccupazione mostrandosi forti.
Teresio, ribelle per amore
Il 17 gennaio 1945, appena dopo la sua scomparsa, si parlò della morte di un Santo. Nell’orrore del lager di Hersbruck Teresio Olivelli agì nello stesso modo in cui visse la sua breve vita, inseguendo un istinto di giustizia, difendendo i deboli e gli oppressi. La sua predisposizione ad aiutare il prossimo emerse naturale fin dalla gioventù - era nato a Bellagio (Como) il 7 luglio 1916 - e si fortificò con la militanza ad Azione Cattolica e alla Federazione Cattolica Universitaria Italiana. Al Collegio Ghisleri di Pavia, durante gli studi in giurisprudenza, i compagni lo soprannominarono scherzosamente “Padre Oliva” per la sua religiosità.
Comandanti non sempre all'altezza
Gentilissimo direttore, ho appena finito di leggere il libro di Del Boca “Maledetta guerra” che racconta in modo esplicito e senza giri di parole delle nefandezze perpetrate dalla classe dirigente dell’Esercito italiano nei confronti dei propri soldati. Il quadro che ne emerge è a dir poco stomachevole!
Trovare la giusta misura
Raccogliamo volentieri il suo invito ad una franca riflessione circa gli avvenimenti più controversi del primo conflitto mondiale. L’autore della lettera di luglio, alpino Mazzocco, mi pare che riporti, pur con toni pacati, accuse e polemiche che a lungo hanno scosso le discussioni tra gli appassionati e anche tra i molti appassionati, e che proviene forse da quell’onda lunga, figlia della politica e della corrente pacifista nota perché condannava Esercito e soldati in toto, già solo per il fatto di esistere, e ancora oggi così presente nel mondo cattolico.
Un francobollo per l'Adunata
Premetto che da molti anni, come diversi alpini, collezionisti e non, seguo la filatelia postale. Ho avuto, qualche tempo fa, un contatto a titolo personale con un autorevole dirigente postale, il quale mi ha invogliato e suggerito di interessarmi in quanto Poste Italiane, con favore se non con entusiasmo, avrebbero accolto la mia proposta, che giro tale e quale anche a voi.
Un aiuto per il Nepal
Nell’aprile 2015 il Nepal è stato colpito da un violento terremoto che ha devastato una parte del territorio, in particolare la capitale Katmandu, provocando 9mila vittime e aggravando la situazione di estrema povertà in cui versa il Paese (pensate che la metà dei nepalesi vive con poco più di 1 euro al giorno!). L’Associazione Nazionale Alpini, sempre pronta a dare una mano in ogni emergenza, ha deciso di aiutare la popolazione prendendo in esame la possibilità di finanziare progetti nelle piccole comunità rurali del Nord-Est del Paese, dove l’intervento del governo nepalese è meno incisivo.
Celebrazioni per il 60° della morte del Beato don Gnocchi
Il 28 febbraio ricorre il 60° della morte del Beato don Carlo Gnocchi. La fondazione che porta il suo nome ha in programma una serie di celebrazioni. Sabato 27 febbraio, alle ore 10.30, nel Santuario del beato don Gnocchi presso il Centro IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano (via Capecelatro, 66), verrà celebrata una Messa, presieduta dal cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, con la concelebrazione di monsignor Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi, ed animata dalla Corale “S. Andrea Apostolo” di Villa d’Adda (Bg), diretta dal maestro Fabio Locatelli.
Il 73° di Nikolajewka a Brescia
Il 26 gennaio 2016 ricorre il 73° anniversario della battaglia di Nikolajewka. Continuando la tradizione iniziata nel 1948 la sezione di Brescia celebrerà l'evento sabato 23 gennaio, chiamando a raccolta i reduci del Corpo d'Armata Alpino, dello CSIR e dell'ARMIR. Accanto a loro ci saranno gli alpini in congedo per rendere onore alla schiera innumerevole dei Caduti e Dispersi. Il Consiglio Direttivo Nazionale ha elevato questa manifestazione a cerimonia di carattere nazionale, dedicata a tutti i Caduti del secondo conflitto mondiale.
Intelligenza e cuore
Trentatré anni trascorsi in via Marsala 9, a Milano. Una storia di vita, vissuta a incontrare gli alpini, ad ascoltare le loro voci, richieste, brontolate… Una sensibilità che lentamente ha indossato nel cuore, prima ancora che sugli spazi di una scrivania, operando per i colori dell’Ana. Detta così, con i toni sbrigativi di un commento, che deve obbedire agli spazi e alle logiche delle battute sul computer, anche la vicenda di Giuliana Marra rischia di ridursi, sfilacciata, a un resoconto formale.
Trentatré anni trascorsiin via Marsala 9, aMilano. Una storia di vita,vissuta a incontrare gli alpini,ad ascoltare le lorovoci, richieste, brontolate…Una sensibilità chelentamente ha indossatonel cuore, prima ancorache sugli spazi di unascrivania, operando peri colori dell’Ana. Dettacosì, con i toni sbrigatividi un commento, che deveobbedire agli spazi e allelogiche delle battute sul computer,anche la vicenda di Giuliana Marrarischia di ridursi, sfilacciata, a unresoconto formale. In realtà, in questomomento, in cui sta per prenderecongedo dalla redazione de L’Alpino,per reinventarsi nuovi giornida… pensionata, lievita intorno anoi il senso di un vuoto tutto da riempire,non facilmente colmabile.E non sarà facile, detto fuori dallaretorica di circostanza. Vuoi perchéGiuliana era una sorta di Wikipediadel giornale, per via della sua lungaesperienza, vuoi per il singolareacume di cui la Provvidenza l’haDOPO 33 ANNI GIULIANA MARRA LASCIA LA REDAZIONEdotata. La sua razionalità composta, lucidae stringente era un sicuro punto diriferimento per le generazioni più giovaniche con lei lavoravano e si misuravano.Ed era il suo senso dell’humour,sottolineato da una sonora e coinvolgenterisata, che si imponeva comecollante, oltre le diversità generazionali.Non era un caso se tra colleghe sichiamavano con un generico e reciproco“Sabbry”. Giusto per indicare unaconfidenza e una familiarità che sapevaandare oltre le differenze di anagrafe equelle ovvie dei punti di vista. Giulianaha visto succedersi molti direttorialla testata de L’Alpino. Di ognuno sapevacogliere l’originalità,che rispettava, adattandosicon l’elasticità mentaledi cui è detentrice.Quando arrivò il mio turno,quasi quattro anni fa,mi guardai intorno appenaappena spaesato, pensandodi dovermi adeguare amodi di fare che, ad esserepessimisti, potevano apparirecome incrostazionidifficili da intaccare. Devoringraziare soprattuttoGiuliana se il mio ingresso,scandito dalla sua sorridenteaccoglienza, mi sembrò un ritornoa casa. È banale dire che il valoredelle persone si scopre soprattuttoquando ci mancano. Ma questa nonè una epigrafe. È un sottile dispiacere,come la neve di Lucio Battisti,che cade senza fare rumore. In fondoGiuliana la vedremo e la rivedremo,forse più rilassata e riposatadi adesso. Per cui non ci resta chedirle un grazie senza misura. Per ciòche ha dato all’Ana e a L’Alpino. Eper ciò che ci ha dato, umanamenteparlando. Un abbraccio, Sabbry.Il direttore
Grazie Mario, grazie Belgio
Carissimo Presidente nazionale Sebastiano Favero e caro direttore de L’Alpino, grazie della vostra presenza al 1º raduno alpino in Europa a Marcinelle, una sfida portata a buon fine. Il minatore Luigi, nella foto di prima pagina sul numero di novembre del nostro giornale, è contentissimo, e così gli altri.
Per i nostri Marò
Caro direttore e redazione, è un po’ difficile seguire la vicenda (incredibile) dei nostri Marò: anche avendo il tempo di scavare su internet, l’informazione non è sempre completa e correttamente aggiornata. L’Alpino potrebbe riservargli un breve aggiornamento mensile fino alla conclusione?
