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lunedì, 5 Maggio 2025

Dialogare con i giovani

Sono in sintonia con il pensiero del presidente Perona che sa dialogare con i giovani. Anch'io prediligo la parola per avvicinarli. Confrontare il proprio pensiero con quello degli altri è una grande forma di crescita personale. È compito degli anziani trasmettere ai giovani i valori di giustizia, fraternità, o­nestà. Chi fa volontariato non deve avere secondi fini, altrimenti verrebbe meno il significato della parola stessa.

Giusi Aosta

È vero: ai giovani occorre parlare, parlare e, alla fine, parlare ancora. Ma non per motti o per battutacce più o meno in rima; bensì spiegando i valori sui quali si basa il nostro volontariato che è teso al bene del prossimo e rifugge dal lucro. Pensiero francescano?Sì, lo scrivemmo quando andammo in Umbria per il terremoto: in quella terra gli alpini si sono sentiti a proprio agio, in uno con i fraticelli del Santo.

Aviere o autiere (alpino)?

Ho prestato servizio a Merano come VFA nel 24º rgt. di manovra che alla visita di leva mi era stato descritto come Corpo alpino . Partii ma a Merano, durante il CAR, ci dissero che eravamo avieri e non alpini. Infatti portavamo le mostrine nero blu da aviere e il cappello con il fregio da aviere! Mi sentii ingannato dallo Stato, ma nel cuore mi sentivo e mi sento tuttora alpino.

Paolo Brunelli Salò

Ma chi le ha detto che lei era aviere? Temo tanto che lei per dodici mesi abbia confuso il termine aviere con autiere. Lei è alpino a tutti gli effetti, gli avieri li lasci negli aeroporti. Il fregio e le mostrine sono del vecchio Corpo automobilistico alpino, il cappello è da alpino, la sua naja è stata da alpino: cosa vuole di più?

La sacralit della nostra Bandiera

Ritengo che il Tricolore dovrebbe rappresentare per tutti gli italiani la sacralità della Patria, ma noi lo vediamo sventolare in manifestazioni calcistiche o, peggio, politiche, dove diventa un mezzo per mostrarsi. In realtà i molti che lo ostentano non sanno che è un emblema sacro. Non è la bandiera dell'Inter (mi scuserà Peppino Prisco di lassù) né quella di un qualsiasi partito.

Gaetano Agnini Desenzano

Si può essere in disaccordo con te? Amaramente debbo aggiungere che buon per noi che compaia negli stadi, e solo per la Nazionale mi raccomando, altrimenti il mare di biancorossoverde esisterebbe solo nelle nostre Adunate, da quella nazionale a quelle di gruppo.

La medaglia d'Oro Antonio Giuriolo

Nel numero di settembre è apparso l'articolo 8º Alpini, cittadino o­norario di Arzignano (VI) . In esso non è stato ricordato, tra le altre personalità che hanno o­norato la cittadina, la Medaglia d'Oro, capitano degli alpini Antonio Giuriolo, caduto a Corona, comune di Lizzano (BO) nel dicembre 1944. Il cippo che lo ricorda, inaugurato dal presidente Ciampi nel 2001, è affidato alle cure del gruppo alpini di Lizzano.

Clara Castelli Lizzano in Belvedere

Prendo doverosamente atto e riporto con piacere la notizia: una nostra Medaglia d'Oro non è mai abbastanza o­norata. E con lui anche tutti gli altri alpini che hanno dedicato se stessi, in pace e in guerra, alla Patria.

Sentirsi alpino

Ho fatto di tutto per fare l'alpino, ma il destino non ha voluto così. Però mi sento alpino anche se non ho fatto quei miseri due mesi di naja alpina; partecipo ai raduni, indosso il cappello di mio nonno, reduce, andato avanti tre anni fa. So di sbagliare ma il cappello lo porto con tutto il rispetto che merita. Vi chiedo: è espressamente la naja alpina a creare gli alpini oppure alpini si nasce?

Lettera firmata

Al momento la risposta non può essere che quella insita nello Statuto: chi non ha fatto almeno due miseri mesi di naja alpina non può godere dei privilegi degli alpini d.o.c. Del resto, il problema è stato più volte sollevato dagli Amici degli alpini. Per ora, comunque, le regole sono queste. Ma è proprio necessario avere il cappello per sentirsi alpino?

Essere, non apparire

Sono rimasto colpito dall'articolo di ottobre sull'esercitazione di P.C. a Borgotaro. Colpito perché chi si è spaccato la schiena per 20 ore al giorno per realizzare questa manifestazione non è stato preso in considerazione. Trovo giusto ringraziare i miei ragazzi e le mie ragazze per quello che hanno fatto senza la smania di apparire o di indossare l'uniforme della P.C. solo per le sfilate.

Michele Iotti Salsomaggiore (PR)

Se tu rileggessi i miei articoli noteresti che rifuggo sempre da aridi elenchi di nomi e di numeri che vellicano l'ego di ciascuno di noi, ma che servono a poco. Nec videar dum sim dicono il 5º alpini e il vescovo di Parma: io cerco di attenermi a questo bellissimo motto, a cominciare da me stesso. Interessa sapere cosa si è fatto, non chi lo ha fatto.

Anche a Intra un monumento all'alpino

Nel numero di ottobre ho letto del monumento di Stresa al mulo. Concordo con il tuo giudizio, ma mi preme farti notare che la città di Verbania, sede della sezione Intra che presiedo, manca di un monumento alle Penne nere. Pertanto ho proposto al consiglio sezionale, che ha condiviso, di inaugurare un Monumento all'alpino che non è tornato in occasione dell'85º della sezione. Con l'occasione la sezione ha stampato il calendario 2005 dovuto a un'idea del socio Sergio Morari del gruppo di Intra Centro.

Emilio Carganico Intra (VB)

Non posso che plaudire alla tua iniziativa: una città di così forti tradizioni alpine come Verbania non può ignorare i soldati con la penna. In questo contesto il calendario, ottimamente impostato, rappresenta un valido corollario ai festeggiamenti

Quei bocia sul monte Guglielmo

Sono stata alla seconda alpinata sul monte Guglielmo (BS). La messa si è svolta con tempo pessimo; ciò nonostante gli alpini erano attenti e composti anche se inzuppati; i gagliardetti si alzavano fradici come chi li portava con orgoglio. Nessuno ha lasciato la vetta prima della fine della Messa. È stata una giornata indimenticabile e, per noi, con la sorpresa della presenza di tanti bocia , a conferma che lo spirito alpino è ancora vivo e che davvero fino a che ci saranno montagne ci saranno alpini .

Enrica Zugni Pilzone di Iseo (BS)

Condivido il suo genuino entusiasmo che sorge da una giornata vissuta intensamente in un ambiente certo non favorevole. Al motto da lei citato aggiungo l'altro: L'alpin l'è semper quel , il che è bello e confortante.

Le lettere al direttore

Ritengo che le sue risposte alle Lettere siano tese a omologare L'Alpino in un unico senso. Chi legge deve sentirsi libero di dare un'interpretazione personale ai fatti e di farsi un'idea critica. La montagna ci insegna a non selezionare, a non dividere; non si devono mettere limiti sociali e culturali tendenti a una sterile selezione preventiva. L'Alpino dovrebbe rivolgersi a tutti i lettori per non far sentire qualcuno escluso.

Bruno Ruggeri Ghedi (BS)

Se ho ben capito tu vorresti che rispondessi a tutti senza fare una scelta. Ricevo settecento lettere e mille messaggi all'anno e rispondo personalmente al 95 di essi. Da essi traggo circa centoventi Lettere : se dovessi inserire tutti, non mi basterebbe un'enciclopedia. Di certo la scelta non è fatta a caso o per simpatia, ma in base all'interesse che la lettera può suscitare.

Il valore del nostro cappello

A proposito del futuro dell'ANA c'è chi dice che dobbiamo rassegnarci a quanto decide lo Stato e che il problema vero non è se saremo ridotti di numero ma se riusciremo a salvare gli ideali dell'Associazione. Quello che mi meraviglia è che costoro fanno del sarcasmo su chi considera sacro il cappello alpino e definisce questa affermazione facile retorica, ingenuità o, peggio, stupidità . È vero che il cappello non può essere sacro, ma lo sono i valori che esso rappresenta. Ma poiché i valori sono una cosa astratta ci vuole pure qualcosa di concreto che li sostenga. E quale oggetto può essere più significativo del cappello che ci accompagna dal 1872? Allora dico ai denigratori: lasciamo che questo oggetto conservi per gli alpini veri quel tanto di sacralità atto ad o­norare un passato di gloria e non parliamone a sproposito.

Germano Affaticati Bresso (MI)

La tua analisi parte dalle affermazioni di un alpino apparse su una rivista sezionale. Acuta la tua tesi della doppia dipendenza tra cappello e ideali; due caratteristiche, l'una concreta l'altra astratta, che si completano a vicenda. Però mi sento di aggiungere che il cappello, pur sacro, non deve diventare oggetto di un inopportuno feticismo.

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