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venerdì, 5 Giugno 2026

L’emotività della rabbia

Con riferimento alla lettera al direttore del n. 10/2014 novembre, “Camminare insieme”, vorrei esprimere il mio pensiero. Mi sorprende che Maurizio Gorza, autore della lettera, si definisca “ingenuo”.

La Madonnina del Grappa

Il 4 agosto 1901 il patriarca di Venezia S.E. Giuseppe Sarto, divenuto qualche anno dopo Papa Pio X, benediceva la statua della Madonna con Bambino collocata sopra un sacello eretto sulla cima del Monte Grappa: una testimonianza religiosa che, come tante croci che dominavano le più importanti vette dell’arco prealpino, aveva anche lo scopo di contrastare l’anticlericalismo che dilagava tra la borghesia dei principali centri pedemontani, in questo caso Bassano.

Vogliamoci bene!

Sono Tiziano Bertè, abito a Brentonico in provincia di Trento. Sono nato a Marco, dove venne posizionata la prima linea austro-ungarica dal 18 maggio 1916. Ho abitato più di 30 anni a Serravalle all’Adige dove, in conseguenza della Strafexpedition dal 17 maggio 1916, venne posizionata la prima linea italiana. Il 29 ottobre 1918 i parlamentari austro-ungarici partirono dalla periferia sud di Marco per portarsi verso le prime linee italiane di Serravalle, dove chiesero di intavolare trattative armistiziali che portarono alla fine delle ostilità dalle ore 15 del giorno 4 novembre 1918.

Sulla strada per Nikolajewka

Nikolajewka evoca la battaglia di fine gennaio, il generale Reverberi che nella mischia incita i suoi, i superstiti che puntano il sottopasso gettandosi verso la salvezza nell’ultimo disperato tentativo di tornare a baita. Eppure dietro a questa parola, a questo sparuto villaggio russo fatto di neve e di isbe isolate, c’è il sacrificio di moltissimi uomini che combatterono, si spostarono, raggiunsero nuove località e di nuovo imbracciarono fucili e mitragliatrici nel comune, strenuo tentativo di sfuggire all’implacabile avanzata dell’Armata Rossa. Il 26 gennaio 1943 fu fine e inizio.

Cantare la Sardegna

Alcuni soci del gruppo Barbagia - molti dei quali giovani Alpini - facevano già parte del coro folkloristico “Nugoro Amada” e quindi venne spontanea la richiesta di costituire il “Coro ANA Nugoro Amada” di Nuoro, che fu presto riconosciuto a livello statutario da parte della sezione Sardegna e dalla Sede nazionale. La peculiarità del coro è quella di essere in grado di esibirsi sia in costume tradizionale, con canti della terra sarda, sia calzando il cappello alpino con i tipici canti della montagna.

Risorgeremo?

Nel periodo natalizio la nostra coscienza ci chiede e ci impone di essere più buoni con noi stessi e verso gli altri mettendo da parte il nostro orgoglio. Forse è il più bel periodo dell’anno in cui i sentimenti più nobili e la nostra alpinità, che è il DNA degli Alpini, sbocciano in tutta la loro bellezza come i fiori del campo.

Il Canto degli italiani

Lo scrisse nel 1847 Goffredo Mameli, poeta ventenne incline alle idee liberali e repubblicane, e poco dopo nel capoluogo piemontese Michele Novaro lo tradusse in musica. Il nostro Inno fu pensato da due genovesi in due città, Genova e Torino, legate a doppio filo dal fervore patriottico che preannunciava la guerra d’indipendenza dall’Austria, primo passo verso l’Unità. Ma quando cantiamo l’Inno nazionale, sappiamo cosa voleva comunicare Mameli?

Cultura e solidarietà

«Vent’anni, per una persona, sono pochi; al contrario, per un concorso letterario rappresentano un obiettivo prestigioso: non un punto d’arrivo, un epilogo, ma un traguardo oltre il quale procedere. È il caso del premio Parole Attorno al Fuoco che alla 20ª edizione ha fatto registrare un concorso di autori notevole: 88 da tutta Italia. E accanto alla quantità, una qualità d’eccellenza riconosciuta da tutti i componenti della giuria». Queste parole, espresse nell’intervento d’apertura dal presidente della giuria Giovanni Lugaresi, giornalista e scrittore, ben sintetizzano lo stato di salute del concorso letterario, ideato nel 1995 dal compianto Alpino maestro Carlo Tognarelli e organizzato in sinergia fra gli Alpini del gruppo di Arcade e la sezione di Treviso, grazie all’instancabile opera del capogruppo Florindo Cecconato e del past-president Francesco Zanardo.

In memoria di Florindo Pretto

Carissimo direttore, per prima cosa complimenti per la direzione del nostro giornale L’Alpino. Faccio riferimento alla lettera al direttore “In ricordo di Urriani” pubblicata su L’Alpino di novembre.

Cinquant’anni in musica

Da cento penne a una, potremmo riassumere così i primi anni di vita della Fanfara di Vallecamonica. Nata nel 1963 come Fanfara dei Bersaglieri, il complesso musicale ha dovuto ben presto sdoppiare la sua personalità venendo incontro al Corpo militare più diffuso in Vallecamonica, quello degli Alpini. È stata fondata su iniziativa del sergente maggiore dei Bersaglieri, cav. Anastasio Morandini che ha ricoperto il ruolo di “capo fanfara” fino al 1986, anno della sua morte. Nel 1968 entra nell’organico il maestro Martino (Tino) Savoldelli che, in breve tempo, viene assurto a tromba solista e successivamente a capo fanfara.

Segnali che inquietano

Caro direttore, la lettura dell’editoriale “Segnali che inquietano”, condivisibile per l’impostazione generale e per l’equilibrio dei toni, mi suggerisce una riflessione che desidero condividere con te. Il malessere che larga parte del cosiddetto secondo e terzo mondo nutre nei confronti dell’Occidente e che si manifesta con moderazione in molti e con crudele esasperazione in alcuni altri, trova una delle sue origini nell’imposizione violenta (molto spesso con le “armi” che, troppo spesso, le Chiese hanno pregato venissero “rese forti”) di valori culturalmente estranei se non ostili.

Il coraggio dell’utopia

Siamo finalmente entrati nell’anno dell’anniversario della Grande Guerra, per l’Italia quarta guerra d’indipendenza perché ha completato nella logica, soprattutto geografica, i confini di una nazione che ancora faticava a trovare una propria identità. Come in ogni anniversario ci sono delle riflessioni che si debbono fare. Il giudizio sull’evento che la storia dopo cent’anni ci consegna, finalmente libero dalla retorica trionfalistica di una vittoria che è comunque costata fra i militari 651.000 morti e quasi un milione di feriti, di cui circa 50.000 Alpini e 589.000 caduti civili. Sono queste cifre che dimostrano quanto la guerra, ogni guerra, sia una folle sciagura, quali ne siano le motivazioni che la ispirano. L’anniversario è anche celebrato per ricordare coloro che per dovere sacrificarono la loro vita.



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