La Madonnina del Grappa

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    Il 4 agosto 1901 il patriarca di Venezia S.E. Giuseppe Sarto, divenuto qualche anno dopo Papa Pio X, benediceva la statua della Madonna con Bambino collocata sopra un sacello eretto sulla cima del Monte Grappa: una testimonianza religiosa che, come tante croci che dominavano le più importanti vette dell’arco prealpino, aveva anche lo scopo di contrastare l’anticlericalismo che dilagava tra la borghesia dei principali centri pedemontani, in questo caso Bassano.

     

    La sacra immagine bronzea, alta due metri, dominava la pianura veneta e sarebbe divenuta, come volle il cardinale Sarto, la protettrice delle genti venete che ogni anno le avrebbero reso omaggio con un pellegrinaggio che ancor oggi si ripete la prima domenica di agosto. Durante le vicende della Grande Guerra la Madonnina del Grappa, venerata non solo in Italia ma anche tra i moltissimi emigranti sparsi nel mondo, fu diretta testimone delle battaglie di prima linea, rimanendo colpita da una granata. Così, mutilata, fu esposta a Crespano nella chiesa arcipretale dove per sei mesi divenne oggetto di grande devozione da parte dei soldati.

    Nel luglio seguente per ordine del Comando Supremo, passò a Bologna per restauri che però non vennero eseguiti perché la statua fu, dapprima, richiesta alla Mostra di Guerra di Bologna e poi a quella di Genova. Nel maggio del 1920 fu trasportata a Padova per una solenne funzione e finalmente tornò a Crespano.

    Un anno dopo il Comitato ne affidò il restauro all’artista cav. Emanuele Munaretti di Venezia dal cui studio ne uscì riparata nelle parti mancanti, rimesse in modo che fossero visibili le “ferite”. Riportata a Crespano, venne esposta alla pubblica venerazione in preparazione della grande festa del 3 e 4 agosto. Nel pomeriggio del 3, in forma solenne, con trionfo incomparabile, la “grande Mutilata” partiva alla volta del Grappa ossequiata da vescovi e dagli alti ufficiali italiani ed esteri, acclamata da una folla immensa di popolo.

    Il giorno 4 con cerimonia religiosa patriottica, veniva scoperta al pubblico sopra il suo sacello dinnanzi al gen. Giardino, agli ufficiali dell’Armata del Grappa, alla presenza dei vescovi e delle autorità politiche e civili attorniate da oltre 30mila persone. Con la costruzione del sacrario di Cima Grappa il sacello non fu più riedificato e la statua restaurata della Madonnina fu spostata al suo interno.

    Così scrisse il 3 agosto 1921, mons. Angelo Bartolomasi, allora vescovo di Trieste, già vescovo Castrense in periodo di guerra nella chiesa di Crespano: «Lassù ti faranno corona a mille a mille la tombe degli Eroi che caddero e, ricordando la madre, Ti invocarono. (…) Ascendi Regina di Pace e di là ove Ti adergerai silente fra i morti nostri, stendi l’ombra della Tua protezione sulla Veneta terra e sopra l’Italia tutta! E sia la pace un nuovo trionfo tuo – Madonna del Grappa – e segni nuova grandezza della Patria Nostra».

    f.g.