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mercoledì, 17 Aprile 2024

Coltivare relazioni vere

Ho scorto nel suo bellissimo editoriale di settembre tanta sofferenza accompagnata da sentimenti nobili e rari che hanno contrassegnato la Sua vita. Complimenti. Molto bello e toccante, ma soprattutto significativo il romanzo di Paolo Cognetti “Le otto montagne”.

Dai la mola e canta!

Mi scuso fin da ora con i grandi della musica, se con le mie affermazioni si sentiranno feriti, forse il Grande Bepi mi può comprendere. Dopo anni di lezioni serali noiose sull’armonia ed esercizi nauseabondi sono arrivato a questa conclusione: quando si canta a tavola o ad una festa alpina, c’è uno che intona e gli altri seguono poi se l’esecuzione non è perfetta e non si sentono le quattro voci poco importa, nessuno si deve sentire escluso.

CONEGLIANO – In marcia lungo il Piave

Nell’ambito dell’Adunata nazionale a Treviso, “Adunata del Piave”, è stata organizzata un’iniziativa densa di significato: la “Marcia dei cent’anni”, ovvero una staffetta podistica non competitiva lungo il tragitto del Piave, dalla sorgente, ai piedi del Monte Peralba nel Comune di Sappada, fino alla foce di Cortellazzo nel Comune di Jesolo. Il ruolo del Fiume nella storia della Patria non sfugge a nessuno, vuoi per la strenua difesa che lungo i suoi argini oppose l’esercito italiano, vuoi per la canzone “La leggenda del Piave” cara a generazioni di italiani, vuoi per l’epopea dei Ragazzi del ’99, questo Fiume rientra a pieno titolo nella Storia.

In ricordo di Giovanni e Ivano

Vorrei ricordare Giovanni Carobbio, classe 1930, Presidente della Sezione di Bergamo dal 1997 al 2003, che è andato avanti nel luglio scorso. Da ragazzo aveva subito le rinunce del periodo di guerra; da adolescente aveva vissuto i momenti dello slancio ideale quando nelle chiese e negli oratori si cantava a piena voce l’inno degli “arditi della fede e araldi della croce”; da giovane aveva iniziato a provare la fatica quotidiana del lavoro; da uomo aveva cresciuto la sua famiglia con la cara inseparabile Editta. Nell’arco della sua vita aveva indossato anche la divisa, sottotenente al Gruppo Bergamo, temprandosi alla prova della disciplina, attenuata dall’orgoglio della penna nera sul cappello.

Sui cambiamenti in Protezione Civile

Quando in una organizzazione strutturata ed efficiente ci sono dei cambiamenti è normale che sorga qualche timore o quanto meno ci sia dell’apprensione. Se poi il cambiamento riguarda i vertici dell’organizzazione i timori e le apprensioni rischiano di essere amplificati. Non è, e non è stato così, per la nostra Protezione Civile. Gli avvicendamenti recenti voluti dalla Presidenza hanno dimostrato ancora una volta che la Protezione Civile Ana è come un treno che pur cambiando il macchinista continua a correre in sicurezza su saldi binari. 

VICENZA “MONTE PASUBIO” – Il percorso del ricordo

Una splendida giornata, non ci sono altre parole per descrivere l’inaugurazione del nuovo centro diurno e socio educativo per disabili a Travagliato. Il gruppo alpini ha costruito e donato, nell’ormai lontano 1992, la struttura della vecchia sede della cooperativa sociale “Il Vomere” e, da allora, ha sempre contribuito con aiuto, lavori e sostegno alla prosecuzione di questa straordinaria impresa sociale. 

Gli alpini della Monterosa

Nell’autunno del 2016 ebbi un colloquio-intervista con un alpino (socio Ana) classe 1925, Domenico Gotta, che aveva fatto parte della divisione alpina Monterosa della Repubblica Sociale Italiana, un fascista quindi, stando al politicamente corretto. Sono trascorsi ormai 72 anni dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale, eppure la “damnatio memoriae” continua a crogiolarsi nella manipolazione storica avvenuta per mano di quegli scrittori, giornalisti e saggisti che asservirono quella ben nota ideologia che cavalcò a tutto campo il periodo del dopoguerra, nonché di coloro che ancora oggi camuffano una guerra civile in una guerra di liberazione. 

«Protezione Civile 2.0? Ma non scherziamo!»

Nuova Protezione Civile Ana? Protezione Civile 2.0? Ma non scherziamo! Non siamo “l’Esercito del selfie”! Prima di tutto siamo la grande famiglia della Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Alpini e le nostre origini, la nostra storia e il nostro cuore non dobbiamo cambiarlo, non lo cambiamo e non lo cambieremo affatto. 

BELGIO – L’alpino minatore

È sempre stata una gioia per me partecipare all’Adunata. Partivo dal Belgio con il mio cappello alpino e andavo nella città designata a rappresentare i minatori morti nella catastrofe di Marcinelle l’8 agosto 1956. Lavoravo in miniera da quattro mesi, dall’età di 19 anni per pagare la casa ai miei genitori. Sono anche io uno dei minatori di Marcinelle, un sopravvissuto. 

La bellezza dei sogni

In Italia tantissime vallate si stanno spopolando. Percorrendo le frazioni sparse nelle valli si trovano ruderi là dove una volta c’erano scuole, allevamenti di animali, famiglie che in quei villaggi vivevano tutto l’anno. Una pena trovare case abbandonate, tetti cadenti, muri demoliti dalle intemperie. Ma non tutto è perduto. Ci sono uomini che nonostante le difficoltà restano coraggiosamente radicati alla loro terra. 

Un’Adunata in Sardegna

Sto rileggendo il volume “Storia dell’Ana” dell’indimenticabile Peduzzi con Staich, Viazzi e Vita, a pagina 76 mi soffermo: “17 - 23 marzo 1935 l’Adunata di Tripoli”, i numeri: 2mila alpini, 12 cappellani, 17 generali, 79 Sezioni su 88 rappresentate, Italo Balbo che offre a tutti a mezzanotte “polenta e tocio”, il pellegrinaggio lungo le piste sino ad Assaba dove Cantore combatté, il rientro, gli alpini stipati sul ponte del piroscafo Neptunia e le parole di Manaresi: “guardo gli alpini che mi sono accanto, fra il lume e lo scuro, mentre la nave scorre sul mare nero di notte, vedo sui volti rudi, battuti dal vento e dal sole, segni di lacrime”. 

COMO E GENOVA – Un Oro in due

C’è una Medaglia d’Oro al Valor Militare che compare su due vessilli sezionali, in ordine alfabetico quello di Como e quello di Genova, entrambe “Sezioni d’acqua”, dolce la prima, salata la seconda. È la decorazione conferita al sottotenente Franco Sampietro, nato a Rapallo nel 1917 da genitori comaschi, per la precisione di Tremezzo, paese sulla sponda occidentale del Lago di Como. Sampietro cadde eroicamente in Grecia durante un combattimento, alla testa del suo plotone.

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