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domenica, 19 Maggio 2024

Oltre le aspettative

Ancora una volta Valdobbiadene ha ospitato un campionato nazionale Ana, aggiudicandosi l’organizzazione della 41ª edizione della Corsa in montagna a staffetta. La manifestazione è stata fortemente voluta dalla Sezione nella ricorrenza del centenario della Grande Guerra, allorché il territorio, dopo la disfatta di Caporetto, fu invaso dalle truppe austro-ungariche. Il 1917 fu un anno terribile per gli abitanti di Valdobbiadene, costretti alle ristrettezze e al profugato, tanto che questo periodo viene ricordato come “l’an de la fam” (l’anno della fame) e porta un triste bagaglio di 484 vittime per stenti. 

Tre richieste

Caro direttore ti chiedo di pubblicare il testo di tre cose in tutto, la prima è l’inno degli alpini perché a richiesta pochissimi lo sanno, la seconda è il testo in vernacolo di coscrit piemonteis, che sarebbe bello che almeno gli alpini piemontesi cantassero quando una banda o fanfara lo esegue, la terza è la richiesta/proposta che la Preghiera dell’Alpino non sia letta da un singolo eletto ma che venga richiesto che tutta l’assemblea la reciti, dopo anni di uditorio e polemiche sul testo, almeno che la si reciti magari unendosi a catenata come facciamo nel coro parrocchiale con il Padre Nostro.

La legge Mancino

Caro direttore, cosa ne pensi della proposta di legge attualmente in discussione al Senato che estende la condanna da due a sei anni della legge Mancino anche a chi “distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiali razzisti o xenofobi”? Se la proposta diventasse legge, su denuncia dell’immancabile antimilitarista, qualche zelante Procuratore della Repubblica potrebbe accusare di xenofobia chi canta pubblicamente l’inno del Piave che recita “…non passa lo straniero” e “…indietro va straniero”, straniero, non nemico.

Questione di teste

Leggo con assiduità le lettere al direttore e vi trovo sempre spunti di riflessione molto interessanti. Ho letto con molto interesse la discussione sul diritto a portare il cappello alpino. Sembrerebbe che portare questo sia un onore, mentre il berretto che gli organi centrali hanno stabilito per amici ed aggregati sia meno onorevole. Ma non è così.

Il mondo su due ruote

È un giorno qualunque di ottobre. Il cielo grigio e basso che scende e bagna le strade. Dal cancello del civico 3 di via Giuseppe Ba spunta una bici traballante per il peso delle borse, due davanti e due dietro, 35 chili in tutto. Paolo sorride nel breve video realizzato con uno smartphone dall’unico amico che è lì a vederlo partire. Un cenno di saluto, due pedalate, poi svolta a sinistra e va con i suoi pensieri, le sue paure, con la felicità di aver raggiunto un obiettivo. Così inizia il viaggio di Paolo, giovane uomo nato a San Giovanni Ilarione, nella media Val d’Alpone. Una laurea in Lettere e undici anni da vigile. È proprio durante il servizio nel centro storico di Verona, tra via Mazzini e Piazza Bra, che comincia a pensare a un’altra vita. 

Rassegna calendari alpini

Si terrà a Imola il prossimo 11 marzo la 18ª Rassegna dei Calendari Alpini a cura del Gruppo di Imola Valsanterno e de L’Alpino Imolese. Ogni testata giornalistica alpina, Sezione, Gruppo o reparto alpino interessato dovrà far pervenire entro il 31 gennaio 2018 due copie del proprio Calendario 2018 all’indirizzo: Gruppo Alpini Imola Valsanterno, piazza Gramsci, 21- 40026 Imola (Bologna), se possibile non a mezzo corriere. Per informazioni telefonare a Giovanni Vinci, tel. 0542/682785, cell. 334/3930680, mail: giovinalpin@libero.it oppure a Dante Poli, cell. 320/0625078, email imola.bologneseromagnola@ana.it

Brucia l’arco alpino

Alla siccità che durava ormai da mesi si è aggiunto il forte vento e, alla fine di ottobre, sulle montagne della Valsusa, da un focolaio, le fiamme si sono prorogate a dismisura. Una situazione drammatica che ha visto anche gli alpini intervenire con le squadre dell’antincendio boschivo. Solo grazie al massiccio intervento dei canadair, degli elicotteri, dei Vigili del Fuoco e dei volontari, dopo una settimana si è riusciti a domare le fiamme, anche se l’opera di bonifica si è prolungata per parecchi giorni.

Un’Adunata possibile

Perché no la Sardegna? Su L’Alpino di ottobre, l’alpino Ferrari proponeva la Sardegna per un prossimo raduno; la cosa ha suscitato alcune sue perplessità. Vorrei però ricordare l’ottima (a mio avviso) riuscita del raduno di Catania nel 2002. Detta città non ha certo forti tradizioni alpine, eppure eravamo in tanti e ben accolti.

I motti e la loro epoca

Leggo con stupore la lettera di Riccardo Gismondi, al quale vorrei ricordare che il motto Dio-Patria-Famiglia risale al laico Giuseppe Mazzini, non certo al ventennio fascista. Chi ne vuole conferma può compiere una modesta ricerca, anche su internet. Inoltre ricordo bene che in molte nostre Adunate degli anni passati, vi erano cartelli con la scritta “Dio, Patria, Famiglia”. “Pro aris et focis” (l’equivalente, in latino, del motto Dio-Patria- Famiglia) è un detto usato dagli antichi autori per esprimere attaccamento a tutto quello che è caro e venerabile. Aggiungo che è il motto di molte famiglie e anche di reggimenti militari.

Informare e prevenire

Sette le piazze in Italia - Asti, Firenze, Monza, Piacenza, Pistoia, Pordenone e Verona - che hanno visto protagonisti i volontari della Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Alpini nella campagna informativa “Io non rischio”. L’iniziativa, giunta al settimo anno, è promossa dal Dipartimento nazionale di Protezione Civile in tutte le città capoluogo di provincia. “Io non rischio” è una campagna di comunicazione nazionale sulle buone pratiche di protezione civile. Ma ancora prima di questo, è un proposito, un’esortazione che va presa alla lettera. L’Italia è un paese esposto a molti rischi naturali, e questo è un fatto.

Una voce fuori dal coro

Mi scuso da subito se questa mia può sembrare “cattiva” ma trovo giusto anche fare sentire una voce un po’ fuori dal coro. Sono un militare, ora in pensione, che ha dato allo Stato ben 44 anni effettivi della sua vita. Ho fatto quasi due carriere complete prima da sottufficiale poi da ufficiale, e vengo con la presente a esporre il mio punto di vista circa il cappello alpino visto che anche su L’Alpino di ottobre se ne parla. 

TORINO – La magia di un Natale alpino

Chi non ha mai sognato da piccolo di poter visitare la casa di Babbo Natale, vedere la fabbrica dei giochi, sbirciare gli elfi che impacchettano i giocattoli e accarezzare le renne, fedeli amiche del vecchietto con la barba bianca? A Torino il sogno del Natale si concretizza: fino al 7 gennaio le fantasie dei bambini diventano realtà nei 20mila metri quadrati dei prestigiosi giardini della Reggia di Venaria Reale, dove sorge il villaggio di Santa Claus, immerso nel verde del parco. 

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