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domenica, 27 Settembre 2026

IL MASSACRO DI CEFALONIA

Ci sono libri la cui lettura impone pause per il blocco mentale che impedisce di continuare. “Il massacro di Cefalonia”, scritto da Hermann Frank Meyer, è uno di questi. L’autore, scomparso nel 2009, effettuò per vent’anni puntigliose ricerche sui crimini di guerra compiuti dalla 117ª divisione cacciatori della Wehrmacht in Serbia e in Grecia e sugli eccidi dei soldati della Divisione Acqui ad opera della 1ª Divisione da montagna ed altre unità a Cefalonia e a Corfù. L’autore individua reparti, compagnie, plotoni, ricostruisce l’azione di ufficiali, sottufficiali e persino di soldati del Reich, documenta episodi e circostanze - anche di inutile e gratuita ferocia - attraverso la ricostruzione dei documenti e il racconto di protagonisti e scampati all’eccidio, compresa la fucilazione del gen. Gandin, che inutilmente trattò con il generale Hubert Lanz, comandante del XII Corpo d’armata.

UN ALPINO IN PRIMA LINEA 1940-45

L’epopea del sottotenente degli alpini Eugenio Bonardi sui tre fronti di Francia, Albania e Russia. Dal fronte russo uscì in ritirata con il grado di capitano, prima di essere internato nei lager di Polonia e Germania. Una minuziosa narrazione autobiografica di un’esperienza presentata nella sua cruda semplicità.

Cima Vallona

Caro direttore, rimango sconcertato e sgomento nell’apprendere che recentemente in alcuni paesi dell’Alto Adige è stato distribuito ed affisso da parte del partito Südtiroler Freiheit (di Eva Klotz&Co.) un manifesto bilingue (si può trovarlo in internet) che prospetta una rilettura di parte della storia legata alla strage di Cima Vallona, “chiedendo alla giustizia italiana di riaprire il processo di Firenze del 1971, e che siano pubblicamente riabilitate le persone tacciate di colpevolezza, nonostante l’assoluzione (a Vienna)”.

Sarà il ponte dell’amicizia

Come un miraggio – dopo centinaia di chilometri combattendo all’indietro – dev’essere apparso alle migliaia di alpini il terrapieno della ferrovia che chiudeva l’orizzonte della pianura trasformata in un inferno bianco e che alla fine della giornata sarà macchiata di rosso e costellata da migliaia di corpi che la neve avrebbe presto coperto. E poi quei sottopassi al di là dei quali c’era la salvezza, il diaframma tra la morte e la vita. Poco dopo, un fiume e un ponte sul fiume Valuj, l’assalto di quei fortunati passati dalle forche caudine, a quella poco più che passerella che era la fine della lunga marcia nella tormenta, delle mitragliate nemiche, delle cannonate dei carri armati. La baita ora era qualcosa di più d’un sogno disperato.

Il cappello nel manifesto

Signor direttore, posso solo essere contento e congratularmi con Lei per la bella e sensata lettera e per l’altrettanto bella e misurata risposta.

Raduno della mitica 40ª

I veterani della mitica 40ª batteria di artiglieria da montagna (oggi inquadrata nel 1° rgt. artiglieri da montagna di Fossano) si sono dati appuntamento a Cesana, in alta val di Susa, per il loro annuale raduno.

Il Vajont non è retorica

Carissimo don Bruno, mi permetto innanzitutto di darti del tu come si fa tra di noi e vengo subito al dunque: sono veramente stufo di tutta questa retorica che coinvolge il Vajont ogni volta che ci avviciniamo alla triste e famosa data della tragedia.

Nato il portale della Montagna

Unimontagna.it è il nuovo portale dell’Università della Montagna, nato dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano e il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Si propone di favorire l’incontro tra il mondo dell’Università e le esigenze di chi lavora in montagna perché attraverso la formazione e l’innovazione si possa dare impulso ad aree territoriali ricche di risorse.

Il bene del fare

È una terra antichissima. Se montagne, pietre e campanili potessero parlare, racconterebbero di civiltà leggendarie, mestieri dimenticati, edifici adibiti a culti pagani risalenti all’età del bronzo poi distrutti e risorti come chiese dedicate alla cristianità. È la Valcamonica. Nel mezzo, quel piccolo paese chiamato Cividate Camuno, fu Civitas Camunnorum.

Se lo Stato non arriva

Piegati sotto il peso dei mattoni o con le braccia intente a spalare, la solidarietà degli alpini non è propaganda o belle parole, è l’impegno di chi non ha paura di far fatica. Per fortuna non ci si può far nulla, è la montagna che li ha creati così: altruisti, fieri e operosi. Sono caratteristiche che li proclamano artefici perfetti per intervenire dove sempre più spesso enti e istituzioni non arrivano, perché dispersi nei meandri della burocrazia o dell’inattendibilità.

Il bollino dei pregiudizi

Caro Fasani, non mi sembra stigmatizzabile la lettera “… e la caserma torna ad essere alpina” del socio Giovanni Galeazzi, di Milano anche se tutto non è condivisibile ci sono alpini ed alpini… gli attuali non possono essere come quelli di 50 anni fa, come noi non eravamo come quelli del 1915-’18 ma, una realtà è incontrovertibile, l’ANA come le altre Associazioni d’Arma deve sopravvivere e quindi va bene qualsiasi modo di portare un cappello alpino.

Su “Wars” la guerra dei soldati di montagna

La rivista Wars di Focus Storia sarà in edicola dal 15 novembre con un numero dedicato alla guerra in montagna, riservando buona parte delle pagine alle penne nere.

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