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domenica, 21 Giugno 2026

70º di Monte Marrone

Sono iniziate le celebrazioni in ricordo del fatto d’arme della primavera del 1944, quando il btg. Piemonte, con un audace colpo di mano, conquistò la cima di Monte Marrone, opponendosi vittoriosamente, al successivo tentativo di riconquista delle truppe tedesche.

Solo l’emozione ci racconta la storia

Ho ancora nell’animo l’eco del Convegno tenutosi a Marostica sulla Grande Guerra e, a seguire, il CISA in cui abbiamo cercato di capire come raccontare questo momento della nostra storia, in gran parte segnata dall’epopea alpina. Qualcuno tra i presenti ha trovato che l’aspetto teorico sia stato preponderante rispetto a quello pratico, quasi come se si trattasse di cose già dette e risapute. È vero che gli alpini sono gli uomini del fare e questo può talvolta portare a pensare che il manuale di istruzioni per l’uso sia più importante dell’attrezzo stesso che si vuole usare.

La coscienza del Centenario

Sull’onda delle tante iniziative promosse in Italia e in Europa l’Associazione Nazionale Alpini, in vista del centenario della Grande Guerra, per recuperare il senso dei valori morali e civili della ricorrenza e recepire le attività di enti e istituzioni, ha organizzato a Marostica un convegno sul tema. Nella splendida cornice di Palazzo Baggio, il 12 aprile scorso tramite il Centro Studi, magnificamente supportato dalla Sezione guidata dal presidente Fabio Volpato, l’ANA ha presentato le attività che, da qui al 2018, intende porre in essere per ricordare quella che, segnandone drammaticamente l’animo e la coscienza, fu la prima, grande esperienza collettiva del popolo italiano.

Bosonetto e Cravarezza, grazie

Vorrei ricordare due persone che hanno significato qualcosa di importante durante la mia naja. Una di queste persone è il colonnello Bosonetto, di cui si è parlato ne L’Alpino di gennaio. Era il 15 ottobre del 1980. Arrivai a Cuneo per iniziare la mia avventura di giovane recluta.

Penso Alpino

Ghiacciai e montagne dove nascono i torrenti, i bambini con il Tricolore in mano e un vecchio saggio che racconta un po’ di sé. Sono dolci melodie per le orecchie di un alpino e sono alcune delle immagini che il cantautore Dario Baldan Bembo traduce in musica nel suo ultimo lavoro, un vero e proprio inno alle cose semplici ma al tempo stesso piene di significato, un tributo a quella che chiamiamo alpinità e che si traduce in uno stile di vita, in vero e proprio pensiero alpino.

In breve – maggio 2014

Notizie in breve.

Il dramma delle foibe

La lettera di Norberto Ferretti, esule da Pola “Ricordare le Foibe”, (L’Alpino n. 3/2014) mi ha indotto a scrivere questa mia breve memoria. Sono l’ex sottotenente del Genio Pionieri Orobica che nell’ottobre 1957 (periodo di massima tensione con le truppe di Tito) fu incaricato dal Ministero della Difesa a documentare il fondo di alcune Foibe triestine. Penso di essere stato il primo, e forse l’unico, ad ispezionare, in forma ufficiale, quelle voragini spaventose.

Che fame in trincea!

Durante una delle mie solite escursioni estive, la punta del mio scarpone urtò qualcosa di metallico e di vivaci colori, affiorante dalla terra. Semicancellata la scritta ancora leggibile: “Antipasto Tripoli – Alici in salsa piccante - Forte Sultania” e un bel disegno di una nave da guerra italiana con tanto di cannoni e bandiera Tricolore sabauda al vento.

L'onorificenza a Tito

Leggo su L’Alpino di marzo l’articolo “Non dimentichiamoli” di Burresi che nella terza colonna dice “Ben pochi sanno…” e mi dico “ecco un’altra perla tutta italiana”. Chissà cosa pensano i parenti dei poveri infoibati e gli esuli, leggendo che lo Stato italiano abbia conferito la massima onorificenza allo stragista Josip Broz, alias Tito.

Tutto per la Patria

Sembrava essere il pranzo d’un giorno qualunque. Ma c’era tra i commensali un cuore che batteva più degli altri, un cuore in attesa di una rivelazione che avrebbe per sempre mutato la vita dell’intera famiglia Locatelli. “Mi sono iscritto tra i volontari alpini. Domani parto per Morbegno”, disse Carlo. Il padre restò attonito, in silenzio.

"Italiano non buono"

Le racconto una mia storia vissuta negli anni Quaranta nella Jugoslavia del maresciallo Tito combattente alla macchia con i suoi partigiani slavi del “IX Korpus” contro italiani e soldati tedeschi. Scrivo in riferimento a quanto pubblicato nell’articolo dal titolo “Onore ai Caduti” che in parte si riferiva alla triste storia degli infoibati in Jugoslavia solamente perché italiani.

Sentirsi italiani

Vorrei rispondere alla lettera di Ezio Cescotti del numero di febbraio. Sono nato in Trentino nel 1939 e vivo in Piemonte dal 1959. Nonostante questo mi sento sempre un vero Trentino e non condivido assolutamente ciò che dice Cescotti nei riguardi di Cadorna, Garibaldi, Mazzini, come pure sono scettico riguardo la narrazione delle razzie compiute dai soldati italiani perché non ne ho mai avuto testimonianza né dalle persone della famiglia, né dai conoscenti che vissero quel periodo storico.

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