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venerdì, 5 Giugno 2026

Il nostro Inno

Spettabile redazione, sono “solo” un amico degli alpini della Sezione Marche, avendo fatto il militare nel glorioso reggimento Lancieri di Montebello, con l’onore di aver fatto la guardia al Presidente della Repubblica. Voglio farvi i miei complimenti per aver pubblicato nel numero di febbraio 2015 il testo completo del nostro Inno Nazionale con la relativa parafrasi; molti, troppi, italiani ne ignorano i versi ed il loro vero significato. 

Una grande medaglia

Cosa vuol dire essere stato un alpino in guerra? Vuol dire il pianto soffocato di una mamma o quello disperato di una sposa, che ti hanno visto partire...Vuol dire un treno pieno di soli uomini, che cantano e ridono ancora, un treno che ti porta lontano in terre sconosciute, assolate e deserte di sabbia, che ti brucia la pelle e ti confonde la mente, fredde e desolate di neve, che ti si incrosta sul viso e ti rovina i piedi... 

La cruda realtà della Guerra

Stimatissimo direttore, sentiamo quotidianamente parlare di ragazzi cresciuti ed educati nelle nostre comunità che decidono di andare in guerra. Al di là della loro scelta di campo, ciò che mi colpisce maggiormente è la freddezza con cui vanno incontro ad una possibile morte. In altri tempi ed in altre situazioni avrei pensato a degli eroici difensori dei propri ideali; oggi mi sorge il dubbio che questi gesti siano soprattutto legati ad una deformata percezione di cosa sia realmente la guerra.

Il sacrificio di Selenyj Jar

Ancora una volta San Gabriele dell’Addolorata ha fatto il miracolo. La devozione verso il Santo patrono d’Abruzzo è stata più forte della paura del maltempo e decine di migliaia di alpini provenienti da tutto il territorio regionale, e non solo, si sono riversati a Isola del Gran Sasso e, dopo aver reso gli onori al vessillo della Sezione Abruzzi, hanno iniziato la sfilata verso il santuario di San Gabriele.

Il mulo Facco

Gentile direttore, sono Pietro Fiorito Capogruppo alpini di Povo, già ufficiale in servizio permanente dei btg. alpini “Trento” e “Bassano”, attualmente nella riserva. Su preghiera appassionata e commossa dell’alpino conducente Bruno Trentini, Le chiedo un piccolo spazio per pubblicare queste mie righe per ricordare il mulo Facco decorato di Medaglia d’Oro.

Il testamento del Capitano

Non è sovrumana maestà quella del capitano Grandi che, ferito a morte, vedendo intorno alla slitta il cerchio silenzioso dei suoi alpini grida: «Che cosa sono questi musi duri? Su ragazzi, cantate con me: il capitano si l’è ferito, si l’è ferito: sta per morir». E allora, sulle desolate distese della steppa invernale, si leva un lesto e mesto corale di alpini, portato dal vento gelido della sera e guidato da una voce sempre più fioca di un morente. «Il primo pezzo al Re d’Italia… Il terzo pezzo alla mia mamma… Il quinto pezzo alla montagna che lo ricopra di rose e fior…». Però «si muore come si è vissuto». E se il dato unanime è l’amore e la devozione quasi filiale dei suoi uomini, significa che esistevano virtù morali e grandezza d’animo necessarie a giustificare un tale legame.

Il V Comandamento

Caro direttore, Lei che conosce la Bibbia più di ogni altro, sa che nella seconda tavola di Mosè, in testa, c’è scolpito il V comandamento “non uccidere”. È messo lì non a caso, prima di tutti gli altri comandamenti della seconda parte, senza se, senza ma. Allora, come Le scrive un alpino, dovremmo essere tutti coraggiosi, audaci, nel renderci paladini dei nostri principali doveri di cristiani, seguendo i dieci comandamenti. 

Venceslao dai piedi dolci

Era un giorno qualunque di un mese qualunque, in guerra a quota 3.000. Gli alpini che vivevano lassù erano veneti, lombardi e friulani, provenivano dai paesi sparsi lungo tutto l’arco alpino. Poi, come per ogni buona regola, c’erano le eccezioni. Ed ecco dunque Venceslao Patriarca, pastore sulle montagne d’Abruzzo e chiamato a fare l’alpino sulle Dolomiti: «Ma ie n’ saccie camminà co li scarpe » aveva detto al capitano nel giorno della visita al Distretto. «E perché mai?» «Perché tenghe li piede dolge e delicate!».

Gli alpini dalla A alla Z: dizionarietto semiserio

C’è chi dice che ridere allunghi la vita; di certo lo pensa il “Burlone”, nome d’arte dell’autore di questo dizionarietto semiserio per gli alpini.
"Mi sono permesso di utilizzare l’arma dell’ironia - dice il Burlone presentando il volumetto - e qua e là dell’autoironia, per attenuare alcuni aspetti dell’ambiente ‘alpino’, che sembra grave, ma - permettetemi - è invece troppo spesso contegnoso e autocelebrativo”. Anche se, ci tiene a precisare, lo scopo non è quello di “irridere alcuni dei valori e alcuni dei simboli che sono particolarmente cari agli alpini e all’Associazione”.

“Storia militare dell’Afghanistan”, presentazione il 1° aprile a Milano

  Mercoledì 1° aprile, alle ore 18, nella Sala Radetzky di Palazzo Cusani (in via Brera 13/15) sarà presentato il libro “Storia militare dell’Afghanistan”, scritto dal gen. Giorgio Battisti e da Federica Saini Fasanotti.

Oltre agli autori, interverranno il gen. Antonio Pennino, comandante militare Esercito Lombardia e il giornalista Toni Capuozzo.

I Giovani ANA in convegno a Costalovara

Il 27, 28 e 29 marzo si svolgerà a Costalovara (BZ) il 3° Convegno nazionale dei coordinatori dei Giovani ANA. Titolo dell’incontro è “I giovani dell’ANA tra esperienze e prospettive”.

"Soldato semplice", dal 2 aprile al cinema

  Anno 1917. Siamo nel pieno della Grande Guerra. Gino Montanari è un maestro elementare romagnolo, ateo, anti-interventista e donnaiolo. A causa delle sue idee e dei suoi comportamenti libertini, viene costretto dal preside ad arruolarsi volontario nonostante Gino abbia da tempo superato l’età della leva obbligatoria.

Arrivato al fronte viene destinato ad un piccolo avamposto in Valtellina come eliografista per trasmettere segnali morse con la luce del sole. Gino non ha nessuna esperienza di montagna e di vita militare; i primi incontri con i suoi compagni e con il Tenente Mazzoleni sono all’insegna delle vessazioni e delle prese in giro.

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