Una linea nella storia
Ne facevano parte le fortificazioni in Cadore e nelle valli del Maè, del Cordevole, del Cismon, del Brenta, erette prima della Grande Guerra. “La linea di resistenza ad oltranza, convenzionalmente detta Linea gialla, era stata avviata a sistemazione nell’estate del 1916. Si estendeva a tutta la fronte montana del nostro schieramento strategico e aveva lo scopo -precauzionale- di appoggiarvi la difesa nel caso esigenze di manovra avessero imposto di trasferire unità in altri settori. Nel settore della IV Armata si svolgeva lungo le posizioni di: Cima Caldiéra, Monte Agaro, Monte Totoga, Monte Pavione, Monte Cimonega, Monte Tamer, Monte Framont, Monte Civetta, Monte Fernazza, Monte Antelao, Le Marmarole, Monte Tudaio, Le Terze, Casera Razzo.
La consapevolezza storica
Siamo al Centenario dell’entrata in guerra. Fioriscono ovunque iniziative volte a commemorare i sacrifici dei nostri soldati sui fronti del massacro. E tutte prendono forma sotto la denominazione comune, ora ampiamente assodata, del “per non dimenticare”. Sto pensando: il mondo cambia, va mutando aspetto, dimensioni e modi nell’uso del principio di ragione con una rapidità impressionante. In questo alternarsi di vortici e cadute del pensiero razionale e delle migliori spinte emozionali noi sentiamo la necessità di gettare luce su ciò che è stato, su ciò che di terribile migliaia, milioni di persone hanno subìto.
Mai nessuna interferenza
Caro direttore, lettera di Walter Pugliese a pagina 7 de L’Alpino di aprile mi ricorda come un pessimo direttore del nostro mensile: forte con i deboli e debole con i forti. Può essere, ma quel poco di autostima che mi porto dentro mi fa pensare che le opinioni di Walter siano piuttosto personali.
Ala, presa per amore
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, in un paese a ridosso del confine trentino e precisamente in Val d’Adige, si vivono momenti di ansia, terrore e trepidazione. Da sud, riecheggia il tuono di un’esplosione: i borghesi, spaventati, si rifugiano in casa, sbarrano le porte, chiudono le imposte. Corre voce che siano saltati i ponti sull’Adige (peraltro già minati da tempo). Truppe dell’esercito invasore, temerari in avanscoperta, sarebbero già in paese: soldati del battaglione Volontari Ciclisti-Automobilisti, in sella alle loro biciclette, fanti della brigata Mantova, alcuni finanzieri, in tutto 40 uomini e fra questi, addirittura un Generale!
Historia magistra vitae
Caro Direttore, scrivo per conto di mio padre Ernesto Savoia. Leggendo l’articolo in prima pagina ogni tanto mi viene da scrivere e questa volta c’è quello sul passato storico della nostra società.
Bravi!
Sono un amico degli alpini della Sezione di Genova-Centro. Non voglio rubare spazio ad altri più importanti e ponderati interventi nella rubrica “Lettere al Direttore”.
Alpini in politica
Nel lontano 1973 sono stato chiamato a prestare servizio militare come alpino presso la caserma Battisti di Vipiteno. Dal 1976 sono iscritto all’Ana condividendone lo statuto e i principi. Purtroppo devo constatare che, col passare degli anni, i valori perseguiti sono stati progressivamente travisati e annacquati fino a trasformare alcuni Gruppi di paese in qualcos’altro, un qualcosa di molto simile ad una delle tante associazioni di volontariato certamente e sicuramente meritevoli, all’interno delle quali tutti, alpini e non, possono partecipare e dare il proprio contributo, ma senza dubbio un’altra cosa rispetto all’associazione di coloro che, da regolamento, possono indossare il cappello.
Meriti e privilegi
Egregio direttore, dopo aver letto la lettera a pag. 7 a firma di Guido Vettorazzo e la sua risposta, mi sono ritrovato immediatamente negli anni ’60, dove da buon alpino svolgevo il mio servizio in Val Pusteria o, se me lo permette, Pustertal. In quel tempo si viveva separati per gruppo linguistico (io per fortuna ho fatto amicizia sia con militari di lingua italiana, sia di lingua tedesca, e porto un magnifico ricordi di tutti).
Lo scultore Alpino
Il talento è una scintilla che trasforma l’ovvio in arte. Tronchi d’albero, ciocchi di legno abbandonano la loro naturale forma e raccontano una nuova emozionante storia. Questa storia e il nostro talento nascono in Valbelluna, laddove il Terche e l’Ardo confluiscono nel Piave, sotto l’attento sguardo delle Dolomiti. È qui che Beppino Lorenzet respira le prime boccate di vita contadina, della quale intercetta l’essenza che si trasfonderà nella sua arte e dalla quale, al contempo, non vede l’ora di correre lontano. Per il giovane Beppino correre è l’unico modo per allontanarsi da una realtà che non sente sua: «La famiglia non poteva garantirmi grandi possibilità per studiare. Lo sport era una buona soluzione e le montagne erano ad un passo».
La storia in cartolina
Ammettiamolo, negli ultimi decenni tutti abbiamo strizzato l’occhio alla tecnologia. La tastiera “qwerty” sostituisce sempre più spesso la penna, il rituale degli auguri in occasione delle feste viene annunciato dal freddo tono di un cellulare e nelle casella della posta arrivano più pubblicità e bollette che lettere attese con trepidazione da una persona cara o provenienti da un paese lontano. Ma non è stato sempre così. C’è stato un tempo in cui si aveva un unico modo di parlarsi quando si era lontani, quello di scrivere, oppure - dato che l’analfabetismo era frequente - di farsi scrivere una lettera. Per le Poste del XIX secolo però il peso della missiva, che comprendeva anche la busta, incideva grandemente sui costi e di conseguenza sul prezzo pagato per usufruire del servizio.
Variazioni sul tema
Gentile direttore, come componente di un coro alpino, vorrei avere il suo parere, magari suffragato o meno da qualche Maestro di altro coro, in ordine a questo argomento. Capita a volte, per quanto molto molto raramente, che qualche componente del coro trovi a ridire su alcune parole della canzone, su qualche riga o addirittura strofa dal contenuto/ significato un po’ “particolare”, “fuori tempo”, “fuori luogo”, con richiesta di sostituire le parole, la riga, la frase con altre, oppure non cantarle.
Tra esperienze e prospettive
La splendida cornice del Soggiorno alpino Ana di Costalovara (Bolzano), a 1.176 metri di quota, sul Renon, ha ospitato il 3º Convegno nazionale del Coordinamento Giovani Alpini: ad essere sinceri, i partecipanti hanno avuto poche occasioni di godere della bellezza del paesaggio, presi com’erano dai ritmi intensi delle riunioni, e dall’importanza delle tematiche trattate. La struttura è stata allegramente invasa, fino al tutto esaurito, dai rappresentanti dei quattro Raggruppamenti.
