25.8 C
Milano
sabato, 11 Luglio 2020

Onestà alpina

Gentilissimo direttore, sono Massimo Gotti, Capogruppo degli alpini di Sedrina-Botta, Sezione di Bergamo; vorrei raccontare un fatto accaduto durante l’ultima Adunata nazionale. Purtroppo il sabato antecedente all’Adunata un mio alpino ha perso una notevole somma di denaro che doveva essere donata al Gruppo alpini de L’Aquila.

Grazie Son!

Da anni mi parlavano del Son, di quegli omini fatti di magliette verdi e pantaloni color salvia, quei pazzi del Son. Ma io ogni volta mi chiedevo: cosa ci potrà mai essere di così pazzo in loro da renderli così particolari? Provai ad entrare e ci entrai. Forse non bastano parole per descriverlo, forse non bastano nemmeno le foto: Piacenza, la mia prima Adunata. Quando entrai in quella Caserma rimasi folgorata, sentii in un attimo le stesse emozioni e la stessa fierezza di quando nel settembre 2010 varcai la porta carraia della Caserma del 7º Alpini di Belluno; la fierezza di sentirsi un alpino!

«Non andate via!»

Grazie e grazie… Lo ripeteremo ogni volta che penseremo a voi. Questi giorni, questo raduno così grande, così oceanico, un po’ l’avevamo temuto. Non vi conoscevamo, non sapevamo nulla, o quasi, della vostra vitalità, del vostro coraggio, della vostra allegria e delle vostre musiche. Il primo giorno vi abbiamo guardato un po’ con curiosità e molto con sospetto. 

Quel “Silenzio” struggente

Caro direttore, vorremmo condividere con L’Alpino un’emozione vissuta durante l’Adunata a L’Aquila! Scendiamo via XX Settembre, dal centro verso la stazione, sabato 16 maggio intorno alle 18, insieme al nostro gruppo. 

La delusione scomparsa

Caro alpino don Bruno, ora, come si usa dire, a bocce ferme, posso dire che mi sono sbagliato e mi sono pentito. Fra gli alpini astigiani che il primo sabato di settembre 2013, allorché fu assegnata l’Adunata nazionale a L’Aquila, penso non ci sia stato nessuno più deluso di me, e l’ho subito espresso con una email di protesta sul sito https://www.ana.it (l’unica pubblicata di disapprovazione e per la quale ho subito tante proteste).

Un fiume giallo

Da tempo coltivavo il desiderio di vedere sfilare all’Adunata nazionale, la Protezione Civile dell’Ana in un unico blocco. Ho quindi inoltrato la richiesta al Presidente nazionale ottenendo l’approvazione per l’Adunata a L’Aquila. Avevo espresso più d’una motivazione a sostegno della mia richiesta, soprattutto ripensando all’opera svolta dagli uomini della Protezione Civile Ana durante l’emergenza per il sisma dell’aprile 2009: fu la più massiccia partecipazione di volontari a un’attività di solidarietà. Ben 8500 turni settimanali, un anno intero, dal 6 aprile 2009 fino a fine marzo 2010 coperto da 50/60 persone con punte iniziali anche di 250, coinvolgendoci ad ogni livello di responsabilità.

Una grande adunata

Ti accoglie da lontano con quel suo profilo di braccia scheletriche protese verso il cielo a chiedere di poter risorgere, la gru della ricostruzione. Questa è L’Aquila a sei anni dal terremoto che si portò via in un minuto 309 vite e secoli di storia. Eppure sono bastate poche ore perché quelle strade si rianimassero, come e più di una volta, inondate dal fiume vitale degli alpini accorsi da tutta Italia per l’88ª Adunata nazionale. Per molti è stato un ritorno a casa, almeno per gli 8.500 volontari che da ogni regione si misero in moto la mattina stessa del sisma e allestirono 29 campi per le migliaia di sfollati. “Onorare i morti aiutando i vivi” è il motto dei 364mila volontari dell’Ana, una realtà che qui, nella città ferita, diventa evidenza.

“Vicinanza partecipe”

La Messa in suffragio ai Caduti è stata officiata dall’Ordinario Militare Santo Marcianò e dall’arcivescovo de L’Aquila Giuseppe Petrocchi, che nel suo saluto agli alpini ha ricordato come «la scelta di venire a L’Aquila per il Raduno nazionale testimonia la vostra “vicinanza partecipe” e la salda decisione di portare un contributo sincero alla rinascita di questa città». 

Italianità e alpinità

Lontananza, sacrifici e duro lavoro. Sono queste le caratteristiche che contraddistinguono i nostri connazionali emigrati all’estero. Nell’Ottocento i milioni di italiani che per primi lasciarono il Belpaese erano friulani, piemontesi e veneti. Seguì l’esodo di tante famiglie del Sud Italia, in cerca di una “nuova Patria” che permettesse di vivere del proprio lavoro. Erano viaggi verso l’ignoto, con gli occhi rivolti speranzosi al futuro e il cuore ancorato alla terra natìa. Ecco perché per l’Associazione è importante rinnovare ogni anno, in occasione della festa più bella, l’incontro con loro.

Gente d’Abruzzo

Conobbi i primi abruzzesi diversi anni fa a Tarvisio, durante il servizio militare, e di essi mi piacque subito il forte carattere unito ad una grande generosità che arrivai a sperimentare personalmente nella Caserma Lamarmora di Tarvisio e soprattutto nel corso delle esercitazioni di tiro. 

Un’Adunata… condivisa

Tra i numerosi resoconti che vengono fatti dopo i tre giorni di Adunata nazionale, stanno assumendo sempre più importanza, negli ultimi anni, quelli relativi al traffico di utenti nelle nostre pagine ufficiali sul web: https://www.ana.it, Facebook, Twitter, ecc. Se un tempo questo tipo di informazioni potevano rappresentare poco più di una curiosità, ora la tecnologia ci consente di offrire agli utenti strumenti per poter seguire l’Adunata con un grado di coinvolgimento e di partecipazione davvero incredibili, a tal punto che, accanto ai numeri degli alpini che hanno attraversato i caselli autostradali de L’Aquila, viene quasi spontaneo sommare coloro che hanno varcato il “casello” digitale, per seguirne i momenti più importanti. I numeri sono impressionanti ed essendo in continua crescita da alcuni anni, corriamo il rischio di farci l’abitudine, ma è bene non perdere mai di vista la loro importanza.

L’uomo dei due fronti

È secco, essenziale, come chi ha consumato emozioni e fisico sull’altare della vita. Ti scruta discreto e silenzioso, come uno stratega che indugia prima di decidere. Poi apre la porta della confidenza con un sorriso pieno di intelligenza e simpatia. E anche di furbizia. E lì capisci perché la fortuna non solo ha aiutato il percorso di questo uomo, ma come questo uomo sia stato fondamentale perché la fortuna potesse fare effetto. Di Augusto Di Loreto mi avevano parlato durante un incontro con i ragazzi delle scuole abruzzesi, strappandomi una promessa: quella che l’avrei incontro durante i giorni dell’Adunata. Arriviamo a Civitella Roveto sul far della sera. Le case sembrano una manciata di briciole cadute dalla mensa di Dio dentro un catino di verde. Come se il mondo fosse tutto lì. L’orizzonte chiude sulle creste che tutt’intorno fanno da merletto alla natura.