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domenica, 14 Aprile 2024

Un’Adunata… condivisa

Tra i numerosi resoconti che vengono fatti dopo i tre giorni di Adunata nazionale, stanno assumendo sempre più importanza, negli ultimi anni, quelli relativi al traffico di utenti nelle nostre pagine ufficiali sul web: https://www.ana.it, Facebook, Twitter, ecc. Se un tempo questo tipo di informazioni potevano rappresentare poco più di una curiosità, ora la tecnologia ci consente di offrire agli utenti strumenti per poter seguire l’Adunata con un grado di coinvolgimento e di partecipazione davvero incredibili, a tal punto che, accanto ai numeri degli alpini che hanno attraversato i caselli autostradali de L’Aquila, viene quasi spontaneo sommare coloro che hanno varcato il “casello” digitale, per seguirne i momenti più importanti. I numeri sono impressionanti ed essendo in continua crescita da alcuni anni, corriamo il rischio di farci l’abitudine, ma è bene non perdere mai di vista la loro importanza.

L’uomo dei due fronti

È secco, essenziale, come chi ha consumato emozioni e fisico sull’altare della vita. Ti scruta discreto e silenzioso, come uno stratega che indugia prima di decidere. Poi apre la porta della confidenza con un sorriso pieno di intelligenza e simpatia. E anche di furbizia. E lì capisci perché la fortuna non solo ha aiutato il percorso di questo uomo, ma come questo uomo sia stato fondamentale perché la fortuna potesse fare effetto. Di Augusto Di Loreto mi avevano parlato durante un incontro con i ragazzi delle scuole abruzzesi, strappandomi una promessa: quella che l’avrei incontro durante i giorni dell’Adunata. Arriviamo a Civitella Roveto sul far della sera. Le case sembrano una manciata di briciole cadute dalla mensa di Dio dentro un catino di verde. Come se il mondo fosse tutto lì. L’orizzonte chiude sulle creste che tutt’intorno fanno da merletto alla natura.

Una diretta da dimenticare

Buongiorno, sono la sorella di un alpino udinese, sto seguendo in diretta su Rai 3 l’Adunata degli alpini a L’Aquila. Scrivo a voi per dirvi che la speaker donna è una tragedia! Sono passati i reduci e questa signora dice: «Stanno passando i mezzi!». Non si può. Non è giusto. 

Ritorno a Fossa

Un paese è formato da elementi urbani ricorrenti con i quali una comunità si identifica e può svilupparsi: vie, piazze, luoghi di ritrovo e di servizio pubblico. Nel Villaggio di San Lorenzo, la nuova Fossa, c’era quasi tutto. Dopo il sisma, con grande sforzo, l’Ana vi ha costruito una chiesa e 33 delle 150 case, ridando speranza alla comunità. L’unico elemento che mancava era quello legato alla memoria, così gli alpini sono tornati e lo hanno costruito accanto alla sede del Gruppo. Il monumento realizzato in ferro battuto dal maestro Raffaele Di Prinzio rappresenta il fregio degli alpini: un’aquila che sovrasta due fucili e le trombe.

Ottantamila visitatori

In tre giorni numeri da record per la Cittadella degli alpini, la mostra di mezzi ed equipaggiamenti in dotazione alle Truppe Alpine dell’Esercito allestita al Parco del Castello a L’Aquila. Penne nere venute da ogni parte d’Italia, famiglie aquilane, appassionati e curiosi hanno affollato gli stand sistemati nel verde del parco, per dar vita a una full immersion nella realtà degli alpini in armi: operazioni in Patria e all’estero, sistemi d’arma, uniformi, radio e veicoli di ultima generazione (gettonatissimi i blindati Lince e i cingolati da neve BV206, oltre alla blindo Centauro della cavalleria), bonifica dei residuati bellici, addestramento e vita in montagna, senza trascurare la storia del Corpo (fondato nel 1872 e tra i più celebri e celebrati al mondo), con uno spazio speciale incentrato sulla Grande Guerra a cura del Museo Nazionale degli Alpini di Trento e del gruppo storico “Militaria” di Torino, integrato dalla mostra di “Domenica del Corriere” fornita da Paolo Scavarda. 

L’Aquila, una scommessa vinta

Due chilometri e otto, tanto era lungo il serpentone di penne nere che scendevano dall’alto di L’Aquila, passando tra l’abbraccio mai interrotto di una folla festante. Una discesa cadenzata, ma senza più fatiche, come un ritorno a casa, dopo aver lasciato altrove pensieri e sofferenze. Quasi una metafora, per una città che ha impastato dolore e lacrime e che ora vedeva finita la sua “guerra”, pronta a rimettere in moto la macchina del domani, con nuove certezze e animo alleggerito.

Una serata in famiglia

L’Auditorium del Parco, progettato dall’architetto Renzo Piano e donato dalla provincia autonoma di Trento, è un segno vivo della solidarietà che ha travolto L’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Un evento che ha sfigurato una città fino a quel momento considerata tra i dieci borghi più belli d’Italia. In questa struttura, avvolti dal legno e dal colore rosso, piacevolmente vicini come in una baita di montagna, abbiamo assistito al saluto delle autorità, consuetudine del sabato di ogni Adunata. 

Alzabandiera e omaggio ai Caduti

L’alzabandiera in Piazza d’Armi ha aperto il sipario sull’88ª Adunata nazionale degli alpini. Come da tradizione il primo atto dell’Adunata è l’omaggio al Tricolore, «uno dei momenti più importanti, segno dell’attaccamento all’Italia», ha ricordato il Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero che ha partecipato alla cerimonia con il comandante delle Truppe Alpine gen. D. Federico Bonato e al sindaco Massimo Cialente. Il primo cittadino ha parlato dell’Adunata come una grande scelta di solidarietà degli alpini in una città ferita: «È una iniezione di fiducia e orgoglio per L’Aquila e dopo sei anni è il primo grande momento di gioia collettiva della comunità».

Assenti in Tv

Gentilissimi, poche righe per dirvi quanto sia rimasto stupito e amareggiato dal fatto che durante il Tg1 delle 20 non abbiano nemmeno accennato al nostro raduno a L’Aquila.

Antonio Bonora - Gruppo di Noli, Sezione di Savona

Le melodie dell’Adunata

Gentile direttore anche quest’anno si è chiusa una grande Adunata per noi alpini. Una città intera, seppur ancor ferita ha coralmente abbracciato un Corpo che ha fatto del dovere e della solidarietà la propria Bandiera. Lo stesso indimenticato Nardo Caprioli parlava delle nostre armi improprie: «Il cuore per amare e le braccia per lavorare» e L’Aquila ne è ulteriore testimonianza.

Il Ministro e il cappello

Gentilissimo direttore, premetto che essendo solo un aggregato non dovrei intervenire, ma siccome tengo molto agli alpini devo rilevare un episodio visto da tutti in Tv domenica durante la sfilata a L’Aquila. Anche negli alpini due pesi e due misure? 

Uomini indispensabili

Perché un’Adunata nazionale abbia successo, occorrono diversi ingredienti. Ne sveliamo due, su tutti: la voce dei nostri speaker e il lavoro ininterrotto degli uomini del Servizio d’Ordine Nazionale. Sono la voce dell’Adunata, dal venerdì quando tutto ha inizio, alla gran kermersse che è la sfilata della domenica. Per tradizione sono avvocati, anche se da qualche anno alla squadra formata da Guido Carlo Alleva, Manuel Principi e Nicola Stefani, tutti ragazzi della Smalp di Aosta, si è aggiunto Francesco Brighenti, alpino senza toga. Raccontano emozioni, fanno conoscere alla città che ospita l’Adunata, la storia meravigliosa delle penne nere, di quanto bene fanno in Italia e nel mondo. Siano in armi o in congedo.