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martedì, 10 Dicembre 2019

Da Pordenone… a L’Aquila!

Passione, entusiasmo, ottimismo. E la volontà di rialzarsi dopo essere stati messi in ginocchio a causa di fattori esterni. Pordenone come L’Aquila: due città, che per ragioni diverse stanno soffrendo, ma che grazie all’Adunata possono tirare su la testa per ripartire. In questo concetto si riassume il passaggio della stecca avvenuto domenica sera in piazza XX Settembre a Pordenone a suggello di tre giorni di festa. Alla presenza del sindaco Claudio Pedrotti, del presidente della sezione di Pordenone Giovanni Gasparet, nonché di Giuliano Di Nicola, consigliere comunale de L’Aquila e del presidente della sezione Abruzzi Giovanni Natale, è stata la pioggia ad accompagnare il passaggio del testimone.

Nulla sarà come prima

Si è detto sia stata l’Adunata dei record, soprattutto per le tantissime presenze registrate nell’arco dei tre giorni della manifestazione. Se si potesse misurare l’affetto dei pordenonesi nei confronti degli alpini, allora anche questo sarebbe un primato. La città ha dimostrato tutta la sua ospitalità e ha saputo accogliere in un grande e affettuoso abbraccio l’Adunata numero 87.

Sfilano orgoglio e tradizione

Sui contrafforti prealpini del Grappa e del Tomba si distinsero per coraggio, determinazione e valore. Poi furono in Russia, mandati a combattere una guerra sporca. Ancora prima sul fronte greco albanese, sulle montagne fangose d’una terra di pastori. Non possedevano nulla, solo qualche fotografia della morosa e della mamma.

Gli “appunti” di un marinaio

Sono un marinaio e molto amico degli alpini del gruppo di Corsico. Ho appena guardato uno spezzone del filmato della vostra Adunata a Pordenone e nel sentire il vostro speaker che commentava il passaggio degli equipaggi della nave "Alpino", con lo striscione con il nome della nave, mi si sono bonariamente rizzati i capelli.

Che tutto abbia inizio…

'L’Italia chiamò: sì!' e il Tricolore tocca il punto più alto del pennone e prende a sventolare. È l’alzabandiera che come da cerimoniale apre l’Adunata in un clima effervescente, carico di emozione che domenica sera si tramuterà in sentimento, in ricordo indelebile.

Pedibus calcantibus

Per un alpino la preparazione in vista dell’Adunata è un rituale, un po’ come affardellare lo zaino per la marcia in montagna: il peso calibrato, l’equipaggiamento idoneo, nulla deve mancare. Uguale attenzione viene dedicata a una delle parti più importanti: come raggiungere la città dove si svolgerà il grande raduno? La più alpina - e anche la più ecologica - delle soluzioni è quella di… andarci a piedi!

Applausi a catinelle

Sono le otto del mattino quando mi reco alla tribuna più importante dell’Adunata. Faccio fatica ad aprirmi un varco tra la folla. Per l’intero percorso è ormai un brulicare di gente che si è assiepata qui fin dalle prime luci del giorno, per avere garantita una “poltrona in prima fila”. E uno si chiede: ma chi glielo fa fare? Tutto quel tempo in piedi, quando basta essere anche solo in terza fila per dover allungare il collo, come le giraffe, giusto per garantirsi di vedere qualcosa. Mi chiedo queste cose e poi penso che, in alcune circostanze, non sono solo gli occhi che portano dentro immagini e regalano emozioni. Sono tutti i sensi che entrano in gioco, come quando passiamo davanti ad un panificio e il profumo del pane ci manda richiami e tentazioni contro la dieta.

Mondo alpino

L’incontro dei vertici dell’Associazione con le delegazioni ANA all’estero si è tenuto al Teatro Verdi, gremito in ogni ordine di posti. Tante penne nere che vivono all’estero hanno sentito il richiamo dell’Adunata e del Belpaese e sono giunte a Pordenone per rappresentare le 28 tra Sezioni e Gruppi autonomi d’oltremare e le 8 Sezioni europee. Sul palco con le autorità militari e civili c’erano il presidente dell’ANA Sebastiano Favero, il delegato alle Sezioni all’estero Ferruccio Minelli e Renato Cisilin, responsabile della Commissione IFMS, la Federazione Internazionale dei Soldati di Montagna che ha lo scopo di consolidare i rapporti di conoscenza e amicizia tra i soldati di montagna nel mondo.

Successo in rete

Lo scorso anno avevamo definito l’Adunata nazionale di Piacenza con il termine “2.0”, commentando con grande soddisfazione i dati statistici emersi da un utilizzo programmato dei due più diffusi social network - Twitter e soprattutto Facebook - e ponendo l’accento sull’effetto virale che i contenuti ritenuti più interessanti della rete avevano avuto nei giorni della Adunata e in quelli successivi. Un esempio su tutti: la fotografia del centenario Cristiano Dal Pozzo in sfilata era stato il risultato più brillante di questa operazione con 180mila visualizzazioni in meno di 24 ore. “Davvero niente male”, avevamo pensato, non immaginando però che… non avevamo visto ancora nulla!

Il rispetto del Cerimoniale

Domenica ho partecipato all’Adunata e mi sono indignato nel vedere sfilare in prima fila il signor Gasparri a fianco del nostro presidente e del Labaro.

Semplicemente… grazie!

Cari amici, uso un piccolo spazio di questa pagina, per dire un grande grazie alla redazione de L’Alpino: Giuliana Marra, Valeria Marchetti e i due “generali”, Mariolina Cattaneo e Matteo Martin. Come forse saprete, da quest’anno è stato istituito l’Ufficio Stampa dell’ANA all’interno della redazione del giornale. Questo con l’evidente scopo di snellire la comunicazione delle notizie, ma anche di rendere sempre più professionale il lavoro del nostro personale.

Una battuta… così così

Ogni anno seguo con interesse, emozione ed ammirazione l’Adunata e la sfilata degli alpini. Mi spiace solo che il commentatore, di cui non conosco il nome, si lasci andare a qualche battuta di dubbio gusto.