Alpini nuovi samaritani

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    Monotoni e fieri. Gli alpini sono un po’ così e le loro celebrazioni, di conseguenza. Alcuni momenti hanno in sé la sacralità propria dei riti più antichi, come l’onore ai Caduti o la Messa. Un cerimoniale semplice che si ripete da quasi cento anni. Anche all’Adunata. Anche in questi giorni di incontri, di festa per non dire baldoria, c’è un momento dedicato all’ascolto, alla preghiera: è la Messa del sabato pomeriggio. Quest’anno a Piacenza celebrata nel duomo dal vescovo Gianni Ambrosio, stretto attorno a un cerchio di sacerdoti alpini.

    Ambrosio, di origini piemontesi, ordinato sacerdote nella arcidiocesi di Vercelli, è da sempre legato alla sua terra. Ecco perché gli alpini della sezione di Vercelli hanno voluto donare, durante la Messa, l’altarino da campo del beato don Secondo Pollo, caduto in Russia il 26 dicembre 1942. E il Vescovo, parlando di lui e del beato don Carlo Gnocchi ha spiegato: “Sono esempi che hanno raggiunto vette elevate di fede, di generosità e di donazione.

    Sono Alpini che rendono ancora più bella la vostra storia, una storia ricca di valori improntati alla solidarietà, al servizio e al sacrificio. In ogni occasione gli Alpini sono stati “buoni samaritani” pronti ad aiutare con amore il prossimo, capaci di favorire rapporti significativi di pace, di collaborazione, di rispetto, superando le contrapposizioni che ci rendono poveri, scontenti, divisi, lacerati”.

    Sullo sfondo di queste parole, si fa strada una sensazione divenuta poi pensiero, realtà: siamo davvero come una famiglia che si ritrova, come un presepio vivente davanti a un Cristo con le braccia spalancate e gli occhi che sorridono. Siamo tutti lì, ognuno con le proprie incertezze, con i propri guai. Gioie, pensieri, sofferenze, passioni si mischiano e come per miracolo si fondono: non siamo più soli dinnanzi alla nostra esistenza.

    Una moltitudine, una varietà di anime diverse eppure ricondotte all’unità. Chiude il Vescovo Ambrosio la sua omelia con un auspicio che sa di esortazione: “Io vi auguro, per il bene della nostra società, che rimaniate nella tradizione della fede cristiana che ha al suo centro l’uomo, l’amore per i fratelli, la concordia, la pace”. La Preghiera dell’Alpino sulle note del ‘Signore delle cime’ è un accordo armonioso che inevitabilmente rimanda il nostro pensiero al ricordo di chi non c’è più. E la mancanza si fa meno greve. Poi con lento procedere, uno per uno, andiamo incontro al sole che illumina la porta centrale, sulle ultime note del ‘Ponte di Perati’. Monotoni e fieri. Sarà sempre così: è la logica degli Alpini.

    Mariolina Cattaneo