La storia dell’Ana

 
CENNI STORICI SULL’ASSOCIAZIONE ALPINI

L’Associazione Nazionale Alpini nacque a Milano sulla spinta della durissima prova che l’Italia aveva attraversato nella Prima Guerra Mondiale. Pur vittorioso, il nostro Paese uscì drammaticamente provato da tre anni di conflitto: i reduci di quella terribile esperienza ed in particolare gli Alpini, temprati dai combattimenti in montagna e uniti dal loro granitico spirito di corpo, decisero di unirsi e fare qualcosa di concreto per aiutare le famiglie dei commilitoni e per non disperdere il patrimonio  di solidarietà e valori umani che si era creato sulle creste e nelle trincee.

Fondamentale fu il ruolo di Arturo Andreoletti (1884-1977) alpinista, ufficiale pluridecorato, appassionato e intelligente: sotto la sua spinta e quella di altri fondatori l’8 luglio del 1919 si costituì l’Associazione Nazionale Alpini. L’idea prese forma a Milano, dove, nella Birreria Spatenbräu di Angelo Colombo, pure lui tra i fondatori, si riunivano i reduci: la prima sede della neonata Associazione fu nella vicina Galleria Vittorio Emanuele e fu l’inizio di una lunghissima marcia. Il primo presidente fu Daniele Crespi, dal 2013 è in carica Sebastiano Favero (i presidenti dell’Associazione).

L’Ana è un’associazione apartitica e si propone di (come si legge nell’art. 2 dello Statuto): tenere vive e tramandare le tradizioni degli Alpini, difenderne le caratteristiche, illustrarne le glorie e le gesta; rafforzare tra gli Alpini di qualsiasi grado e condizione i vincoli di fratellanza nati dall’adempimento del comune dovere verso la Patria e curarne, entro i limiti di competenza, gli interessi e l’assistenza; favorire i rapporti con i Reparti e con gli Alpini in armi; promuovere e favorire lo studio dei problemi della montagna e del rispetto dell’ambiente naturale, anche ai fini della formazione spirituale e intellettuale delle nuove generazioni; promuovere e concorrere in attività di volontariato e Protezione Civile, con possibilità di impiego in Italia e all’estero, nel rispetto prioritario dell’identità associativa e della autonomia decisionale.

Nel settembre del 1920 venne organizzata la prima Adunata nazionale sul Monte Ortigara, teatro di una delle battaglie più sanguinose della guerra e ribattezzato “Calvario degli Alpini”. A quel primo appuntamento ne seguirono altri venti sino al 1940, a Torino, prima che a causa della Seconda Guerra Mondiale la manifestazione venisse sospesa per sette anni. Nell’aprile del 1947, ricomparve il giornale L’Alpino, anch’esso nato nel 1919. Nell’ottobre del 1948 si svolse a Bassano del Grappa la prima Adunata del dopoguerra. Dopo la sosta del 1950, anno del Giubileo, essa riprese senza più interrompersi, se non nel 2020 e 2021 a causa della pandemia.

L’Associazione Nazionale Alpini a inizio 2021 registrava oltre 330mila soci, con 80 Sezioni in Italia, 30 nelle varie nazioni del mondo, più 8 gruppi autonomi: cinque in Canada (Calgary, Sudbury, Thunder Bay, Vaughan e Winnipeg), in Colombia, Slovacchia e a Vienna. Le Sezioni si articolano in circa 4.400 Gruppi. Ai circa 250mila soci ordinari si aggiungono circa 80mila Aggregati.

Fedele a valori quali amor di Patria, amicizia, solidarietà e senso del dovere, cementati durante l’esperienza della naja (il servizio militare di leva), l’Associazione ha saputo esprimere concretamente queste doti, intervenendo in circostanze drammatiche, in Italia e all’estero: Vajont (1963), Friuli (1976/’77) dove nacque di fatto la Protezione Civile Nazionale, Irpinia (1980/81), Valtellina (1987), Armenia (1989), Albania (a favore dei kosovari 1999). E ancora in Valle d’Aosta (2000), Molise (2002), Abruzzo (2009-’10), Pianura Padana (2012) e in Centro Italia (2016-’17).
I volontari della Protezione Civile Ana sono circa 13mila e sono guidati da Andrea Da Broi.

Tra le numerose opere di solidarietà, l’Associazione ha costruito in due anni di lavoro dei propri soci (1992/93), un asilo a Rossosch, in Russia, al posto di quella che fu la sede del comando del Corpo d’Armata alpino nel 1942, durante quella tragica campagna bellica (i volontari impegnarti sono stati 721, in 21 turni, che hanno prestato quasi centomila ore di lavoro). Analoga operazione, su richiesta del vescovo ausiliare di Sarajevo mons. Sudar, è stata svolta nel 2002, per ampliare un istituto scolastico multietnico a Zenica (in Bosnia) che ospita studenti bosniaci, serbi e musulmani.
In Mozambico dove nel 1993/94 gli alpini di leva parteciparono alla operazione umanitaria disposta dalle Nazioni Unite, in un paese sconvolto dalla guerriglia, l’ANA ha costruito un collegio femminile, un centro d’accoglienza per bimbi denutriti e uno di alfabetizzazione e promozione della donna. Nel 2018, a Nikolajewka (oggi Livenka) è stato costruito il Ponte dell’Amicizia sul fiume Valuji, che l’Ana ha donato alla popolazione della cittadina teatro dell’epica battaglia del 26 gennaio 1943, in cui gli alpini in ritirata ruppero l’accerchiamento sovietico e riuscirono a “tornare a baita”.

Numerosi gli interventi promossi sul territorio nazionale. Nel Comune di Ripabottoni (Campobasso) nel 2011 è stata costruita una Casa di riposo. Nell’Abruzzo terremotato sono stati impegnati 8.500 volontari della Protezione Civile ANA e il 14 novembre 2009 è stato inaugurato il “Villaggio ANA” a Fossa (L’Aquila) dove, grazie alle somme raccolte dall’Associazione e da altri enti, sono state costruite 33 case per gli sfollati del Comune abruzzese. Sempre a Fossa è stata costruita la Chiesa di San Lorenzo (inaugurata il 27 novembre 2010), oltre a numerosi altri interventi effettuati sul territorio del capoluogo abruzzese. Dopo le gravi, ripetute scosse di terremoto in Centro Italia del 2016 e del gennaio 2017 l’ANA ha aperto una raccolta di fondi in favore della popolazione, avviando e realizzando progetti per la costruzione di Centri Polifunzionali a Campotosto (opera inaugurata nel novembre 2017), Visso (2017), Arquata del Tronto (2018), Accumoli e Preci.

Un capitolo a parte merita l’Ospedale da campo. Il 19 marzo 1994 l’Associazione ha inaugurato un nuovo Ospedale da campo avioelitrasportabile, unico in Europa e forse nel mondo per una realtà civile, già impiegato più volte in occasione di pubbliche calamità. Il personale medico e paramedico è quello delle strutture sanitarie più avanzate. Tra gli ultimi interventi quello a Kinniya nello Sri Lanka dopo il devastante tsunami, dove per sei mesi è stata attivata una parte dell’ospedale con medici, infermieri, personale tecnico e volontari della nostra Protezione civile. E, soprattutto, il “miracolo degli Alpini”, ovvero la costruzione in soli sette giorni dell’ospedale nella Fiera di Bergamo per fronteggiare l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid-19.

 
STAMPA ALPINA

Un settore di strategica importanza associativa è quello della stampa alpina. Il mensile associativo L’Alpino viene inviato ai soci esclusivamente in abbonamento ed ha una diffusione di 336mila copie. Raggiunge gli iscritti in tutta Italia e in tanti Paesi del mondo, dall’Australia al Canada, dalla Svezia al Brasile, al Sud Africa. Ci sono inoltre altre 200 circa tra testate di Sezione e notiziari di Gruppo: con queste la stampa alpina si colloca con il suo milione e mezzo di lettori fra le principali correnti nazionali di informazione, nel rispetto del principio di apartiticità.
Ogni anno i responsabili delle testate alpine si riuniscono in convegno itinerante, per discutere tematiche di interesse associativo.
Fra rappresentanti delle testate alpine e osservatori, questo convegno che – grazie al fatto di essere organizzato ogni anno in una diversa località, in aggiunta all’accresciuto interesse associativo nei riguardi del mondo dell’informazione – è divenuto un appuntamento fondamentale per chi scrive sui giornali alpini. E’ l’unica occasione, infatti, di incontro ma anche di confronto dei direttori dei periodici sezionali e dei notiziari di gruppo, giornali sempre letti con grande attenzione e con spirito critico.
Esiste infine un canale informatico, il portale www.ana.it che contiene, fra l’altro, non solo il numero de L’Alpino del mese in corso ma anche i numeri precedenti. La redazione de L’Alpino cura anche la pubblicazione nel portale delle informazioni sull’ANA e di gran parte delle pagine del giornale.
A fine 2017 esce la prima puntata de L’Alpino settimanale televisivo, trasmesso dalle emittenti televisive di tutt’Italia e visibile in qualsiasi momento dal canale YouTube Ana.

STORIA DE L’ALPINO,
MENSILE UFFICIALE ANA

Cominciò quasi per caso. Nel 1919, quasi contemporaneamente alla fondazione Associazione Nazionale Alpini, tre ufficiali dell’8° reggimento alpini, reduci di guerra, mentre in libera uscita passeggiavano per Udine, ebbero l’idea di pubblicare un settimanale, in formato ridotto, per esaltare le glorie del reggimento, con i suoi battaglioni, il “Tolmezzo”, il “Cividale”, il “Gemona”, e dei battaglioni “Valle” e Monte” che avevano fatto parte dell’8°. I tre ufficiali erano Italo Balbo, Aldo Lomasti e Enrico Villa e il settimanale era L’Alpino.
Le prime 2500 copie del giornale furono esaurite in poche ore.
Oggi, quelle copie consunte dal tempo, con la testata Liberty e quel sottotitolo “Di qui non si passa”, fanno sorridere; ma sono un pezzetto di storia degli alpini, che sono tutt’uno con la storia d’Italia.
Oggi L’Alpino è il mensile ufficiale dell’Associazione Nazionale Alpini, che conta circa 200 tra testate di Sezione di Gruppo. La tiratura di queste testate sezionali varia da alcune migliaia ad alcune decine di migliaia, mentre hanno una tiratura ridotta al numero di iscritti (al massimo alcune centinaia di soci) i giornali di gruppo.
Per quanto riguarda L’Alpino, ha 11 numeri ed è diretto, da giugno 2012, da Bruno Fasani. I suoi referenti sono i corrispondenti delle ottantuno Sezioni, in Italia e all’estero. Come del resto tutte le cariche associative, i collaboratori sono tutti volontari che non percepiscono alcun emolumento (a parte, ovviamente, il personale amministrativo e di segreteria, indispensabile ad una associazione con un così rilevante numero di iscritti).
Le notizie riportate dal mensile associativo riguardano l’attività delle sezioni e dei gruppi, dalle tantissime iniziative locali alla più articolata e complessa opera dei volontari della Protezione civile dell’ANA. Ma L’Alpino tratta pure problemi e argomenti che, anche se apparentemente non riguardano direttamente la vita associativa, si riflettono pesantemente su tutto il mondo alpino: come il nuovo modello di difesa, con la drastica riduzione dei reparti alpini, e la “sospensione” della leva obbligatoria, problema, quest’ultimo, che trova tutta la stampa alpina schierata in difesa di valori insostituibili, che sono indispensabili non soltanto agli alpini ma a tutto il Paese.
Pur affondando nella tradizione, L’Alpino è un giornale moderno anche tecnologicamente. Computer e sistemi avanzati in redazione, stampa esterna d’avanguardia, tempi di chiusura quasi da quotidiano.

L’INTERNATIONAL FEDERATION OF MOUNTAIN SOLDIERS (I.F.M.S.)

A consolidamento dei rapporti di amicizia e collaborazione che intercorrono da anni con le consorelle associazioni d’arma di montagna di tutto il mondo, nel 1985 è stata fondata su iniziativa della nostra Associazione l’I.F.M.S. (International Federation of Mountain Soldiers), alla quale aderiscono a tutt’oggi le associazioni dei soldati della montagna di Austria, Francia, Germania, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Polonia, Svizzera, Italia. Come osservatori vi sono inoltre le Truppe da montagna di Argentina e Cile. Il segretario generale ricopre questa carica per un triennio, ed è designato a rotazione. Segretario generale dall’ottobre del 2015 è il gen. (alpino) Renato Genovese.