Cerimonie in memoria del Beato don Gnocchi
Domenica 25 ottobre 2015, alle ore 10.30, nelle celebrazioni del sesto anniversario di beatificazione di don Carlo Gnocchi, sarà celebrata una Messa al Santuario del Beato, in via Capecelatro, 66 a Milano, presieduta mons. Carlo Ghidelli, vescovo emerito di Lanciano-Ortona.
"Albanaia" in scena a Milano il 16 ottobre
Il prossimo 16 ottobre al Teatro Elfo Puccini torna, per una sola sera "Albanaia", lo spettacolo tratto dal romanzo di Augusto Bianchi Rizzi che ha fatto emozionare il pubblico della passata stagione. Il titolo, così particolare, nasce dall’appellativo che gli Alpini davano alla guerra in Albania, dove, tra il 1940 e il 1941 migliaia di nostri connazionali caddero. Attraverso la figura del dottor Vittorio Bellei viene raccontata l’adesione, con rigore etico e morale, al sistema di valori del suo tempo, valori nei quali si riconosce totalmente, tanto da partire volontario come tenente medico delle Truppe alpine nella seconda guerra mondiale.
Un uomo, una preghiera
Dato che contro gli alpini c’è poco da dire, essendo essi più attenti ai valori che ai colori, ecco che si prende di mira la loro Preghiera, magari senza averla letta o quanto meno compresa. E solo perché parla di armi. Occorre innanzi tutto precisare che gli alpini fanno parte di un’Associazione d’Arma, avendo avuto a che fare con le armi durante il servizio militare. D’altra parte non sono le armi, ma è il loro uso che può essere condannabile; infatti, in certi frangenti possono essere utili e pure necessarie, a meno che si vogliano lasciare i deboli, siano singoli o gruppi, alla mercè dei prepotenti e dei delinquenti. Si chiede inoltre che queste siano “forti” non contro tutto o contro tutti, ma solo per difendersi da chi “minacci la nostra Patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana”.
Fare politica
Carissimo direttore, è da tempo che volevo scriverle per sapere cosa pensa sulla questione dell’Ana in rapporto alla politica. Io penso che bisogna distinguere fra apartitico e apolitico. È un dovere essere apartitico, è un dovere non essere apolitico. È un nostro dovere fare politica. Se non la facciamo si fa il gioco dell’avversario.
Il capitano Sora e i crimini che non commise
Caro direttore, mi riferisco all’articolo di Gian Antonio Stella uscito sul Corriere della Sera di domenica 23 agosto dal titolo “La vera storia della Preghiera dell’Alpino” nel quale il giornalista oltre a raccontare la storia della “Preghiera dell’Alpino” racconta i crimini che sarebbero stati commessi in Etiopia, a Zeret, da parte del col. Sora, al comando del XX battaglione coloniale. Ricordo che il col. Gennaro Sora non solo partecipò alla leggendaria ricerca e salvataggio dei superstiti della spedizione del generale Umberto Nobile al Polo Nord nel maggio 1928 ma, durante la Prima Guerra Mondiale, combatté valorosamente alla testa dei suoi insuperabili alpini, con il grado di sottotenente, sui ghiacciai dell’Adamello e sulle creste del Tonale a fianco degli eroici fratelli Nino e Attilio Calvi, di Cesare Battisti e dei trentini Larcher e Mosna, guadagnandosi tre Medaglie d’Argento al Valore Militare e una promozione per eccezionali meriti dimostrati sulle alte cime dell’Adamello.
Una storia di dedizione
Un richiamo forte alla fratellanza e alla solidarietà, a tutti i valori alpini è partito dal 44º raduno alpino al Bosco delle Penne Mozze, mentre l’albero del memoriale racchiuso nella suggestione della valle di San Daniele, si è arricchito di altre due foglie: Bassano del Grappa e Casale Monferrato si sono aggiunte sulla stele monumentale, accanto alle altre 2.503 stele ferree degli alpini trevigiani forgiate da Simon Benetton.
Al lavoro per il Giacomini
A fine maggio ha avuto luogo il primo intervento per i lavori di ristrutturazione del Rifugio Giacomini a Forca di Presta (Ascoli Piceno), ad opera di volontari alpini della Sezione di Pordenone. Scopo dell’iniziativa è stato anche quello di favorire, diffondere la conoscenza, e in logica successione, promuovere l’utilizzo della struttura a livello nazionale.
Custodi di un insegnamento
Sul Monte Pasubio, ogni roccia, ogni sentiero, ogni angolo, ogni cresta pulsa di ricordi degli alpini, quegli uomini che lì si immolarono per fermare l’avanzata austroungarica della Strafexpedition. Sulla parete rocciosa che delimita la Strada degli Eroi sono collocate le targhe delle 15 Medaglie d’Oro al Valor Militare che lì combatterono, tra i quali Cesare Battisti, Fabio Filzi che furono catturati sul Monte Corno di Vallarsa, cima del massiccio del Pasubio, e Damiano Chiesa. Il Pasubio ha visto ogni tipo di guerra, di mine, di trincea, di fortezze, ma anche l’ingegno e la capacità dell’uomo di costruire opere belliche di grande ingegneria militare come la Strada delle 52 gallerie. E c’è un appuntamento, la prima domenica di settembre di ogni anno, al quale un alpino non può mancare: è il pellegrinaggio sul Pasubio, quest’anno nazionale e solenne.
Un canto di pace
Cosa sia il Monte Tomba e quale l’importanza della sua annuale commemorazione da parte della Sezione di Bassano, lo ha ricordato il direttore de L’Alpino nel discorso di apertura alla cerimonia ufficiale. Prendendo a prestito l’immagine del concorso a Miss Italia, ricordava che a vincere è una sola, ma quanto a bellezza anche il resto non è contorno. Questa è la bellezza del Monte Tomba.
Per la Julia
Dopo una notte di tregenda, che ormai da un po’ di tempo accompagna questa bizzarra stagione, il 6 settembre scorso, sul Monte Bernadia che sovrasta Tarcento (Udine), un tiepido sole coronava lo sforzo di quanti si erano attivati per ricordare degnamente il 57º anniversario dell’inaugurazione del Monumento “Faro-Julia” che dal 1958 irradia la pianura friulana con il suo fascio tricolore. È proprio il caso di dire che ogni tanto anche gli alpini hanno in cielo qualcuno che li osserva e li aiuta.
Una faccenda un poco seria
Una faccenda un poco seria Era la metà dello scorso agosto quando, nel laborioso Nordest, andava in onda l’ennesima polemica ferragostana, di quelle che danno modo ai giornalisti di vendere qualche copia in più e, ai politici, scampoli di visibilità, in attesa che i talk show televisivi li rimettano in gioco. Se Flaiano, parlando della politica, diceva che la cosa era grave ma non seria, nel nostro caso la querelle non era grave. Casomai un pochino seria. Nel senso che ad essere tirati in ballo sono stati gli alpini e il vescovo del luogo, finito incolpevolmente sulla graticola. Cosa seria perché si andavano a incrinare rapporti che da sempre, chiamare cordiali, risulta perfino riduttivo. Ad accendere le polveri, ancora una volta, la “Preghiera dell’Alpino”.
La nostra Preghiera
Compie cento anni la “Preghiera dell’Alpino”. Nata nella Grande Guerra, ha avuto diverse versioni, fino ad arrivare alle due attuali, ed è sempre il momento più sacro per noi alpini: una voce annuncia solenne: «Preghiera dell’Alpino», squilla l’attenti e mentre scorrono quelle parole sfila davanti a noi la lunga colonna di quelli che ci hanno preceduti, le loro imprese, i loro sacrifici. La Preghiera del ’15-’18 è molto diversa dall’attuale, ma esprime già concetti che torneranno nelle versioni successive: i ghiacciai eterni posti a difesa della Patria, l’invocazione a salvarci dal gelo e dalla tormenta e a proteggere le famiglie lontane. Nel 1935 viene pubblicata la “Preghiera dell’Alpino” scritta dal magg. Sora, comandante del battaglione Edolo, che contiene gli elementi base della versione definitiva.
