Cerimonia di Nikolajewka a Roma: onore agli alpini Caduti in terra di Russia

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Anche quest’anno, per la decima volta, è stata ricordata a Roma, per iniziativa del Comitato Nikolajewka diretto dall’infaticabile artigliere da montagna Silvano Leonardi, coadiuvato da Matteo Baiocco ed Antonio Verona, la tragica conclusione della Campagna di Russia, dove a Nikolajewka, il 26 gennaio 1943, i nostri soldati, da dieci lunghi giorni, in ritirata riuscirono a spezzare l’accerchiamento ed a trovare una via verso la salvezza.

 

La cerimonia in onore degli alpini Caduti si è svolta domenica 24 alle ore 10.30 presso il Giardino Caduti sul fronte russo , in via Cassia, nei pressi della tomba di Nerone. La sfilata è stata aperta da quattro carabinieri a cavallo e da un reparto storico dei Lancieri di Montebello, dietro ai militari di rappresentanza, le corone d’alloro in particolare quella del Comune di Roma, seguivano i labari, fra gli altri quello della Associazione del Nastro Azzurro di Roma, lo stendardo dell’Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia, dei Fanti, dei Bersaglieri, dell’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia di Roma, di tre sezioni dell’Associazione Paracadutisti d’Italia, il vessillo dell’Associazione Nazionale Alpini di Roma, il gonfalone della Provincia di Roma, la Bandiera dell’Opera Nazionale Caduti senza Croce, ufficiali in rappresentanza del 9º reggimento Alpini, numerose rappresentanze dell’Associazione Nazionale Alpini con i loro gagliardetti, esponenti dell’Associazione Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco con la partecipazione di molti cittadini.

Il corteo al suono scandito dalla fanfara dell’ANA di Borbona, della provincia di Rieti, ha mosso dal luogo dell’ammassamento fino al Giardino dei Caduti sul Fronte Russo assistito dalla Protezione Civile, coordinata da Giuseppe Calandino. Da segnalare la confermata partecipazione dei ragazzi della Scuola Statale Giuseppe Rosati di Sora (Frosinone) che negli anni scorsi hanno pubblicato il libro Fantasmi del passato frutto di una seria ricerca sull’argomento e che hanno voluto sfilare con alla testa il gonfalone storico del loro istituto. Anche quest’anno hanno voluto essere presenti esponenti dell’Associazione Vittime del Terrorismo con la loro bandiera ed i caratteristici mantelli bianchi su cui spicca la Croce di Malta in rosso.

Erano presenti alcuni rappresentanti delle Guardie d’Onore alle reali tombe del Pantheon. Al Giardino Caduti, al suono dell’Inno nazionale c’è stata l’alzabandiera e poi il trombettiere ha suonato le note struggenti del Silenzio per la resa degli onori ai Caduti, prima di dare inizio a brevi interventi delle autorità. L’onorevole Lavinia Mennuni, ha donato a nome del sindaco di Roma, una pregevole medaglia d’argento a Silvano Leonardi, il quale subito dopo, l’ha voluta donare al generale Vidulich. Il presidente del Comitato Nikolajewka, artigliere Silvano Leonardi, ha ricordato i telegrammi ed i messaggi di saluto e di stima per l’occasione, tra i quali quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del Consiglio, della Camera dei Deputati, del Presidente emerito Francesco Cossiga e di molti altri esponenti di governo ed autorità militari e religiose.

Successivamente è stata ricevuta dal Comitato una toccante lettera della Segreteria di Stato del Sua Santità con la quale Benedetto XVI assicura il ricordo nella preghiera per i congiunti defunti ed impartisce la benedizione apostolica. Il presidente del XX Municipio, Gianni Giacomini, ha rappresentato la vicinanza di tutto il quartiere e con un breve intervento ha ricordato i dolorosi ed eroici eventi di 67 anni fa. La Messa in suffragio dei Caduti è stata celebrata anche quest’anno da mons. Giacomino Feminò che collaborò, a suo tempo, con l’arcivescovo Arrigo Pintonello, ordinario militare per l’Italia, per il recupero in Russia dei Caduti e per dare loro la sepoltura. Particolarmente toccante l’intervento di un reduce che ha letto la Preghiera del disperso in Russia. I fatti di allora. All’alba del 16 dicembre 1942, sulle gelide steppe di Russia iniziava l’operazione Piccolo Saturno , condotta da reparti di tre armate sovietiche con l’obiettivo di eliminare l’8ª Armata Italiana sistemata a difesa lungo il fiume Don.

Una micidiale tempesta di fuoco si abbatté sulle posizioni dei fanti del II Corpo d’Armata italiano costituito dalle divisioni Ravenna, Cosseria e dal 318º reggimento granatieri tedesco. Subito dopo le divisioni russe scattarono all’attacco, appoggiate da una potente massa di carri armati T 34, che travolsero la disperata resistenza dei reparti italiani incapaci di reagire contro quei mostri di acciaio. Un mese dopo, a metà gennaio del 1943, l’Armata Rossa scatenava un’altra potente offensiva denominata Ostrogozhsk Rossosh con il fine di annientare il Corpo d’Armata Alpino e le rimanenti forze nemiche rimaste a difesa del Don. Per il Corpo d’Armata Alpino fu una lunga e disperata lotta per raggiungere la salvezza e la Patria lontana.

In quello scenario terribile gli alpini della Tridentina, della Julia, della Cuneense ed i fanti della Vicenza, benché inferiori di numero, di armi e di mezzi, in presenza di temperature polari e con pochissimo cibo e munizioni, tennero testa davanti alle poderose forze motocorazzate dell’Armata Rossa, spezzando, il 26 gennaio 1943, definitivamente a Nikolajewka, dopo sanguinosi combattimenti, il cerchio di ferro e di fuoco stretto attorno a loro. Memorabile in proposito fu il comportamento del generale Luigi Reverberi, comandante della Divisione Tridentina e futura Medaglia d’Oro al Valore Militare, che salito su un carro armato tedesco al grido di Tridentina Avanti! di là c’è l’Italia trascinava i suoi alpini all’assalto. Il prezzo pagato fu altissimo: migliaia di soldati italiani caddero sotto i colpi delle mitragliatrici e dell’artiglieria nemica.

Nonostante quel bagno di sangue, quella battaglia deve essere considerata una vittoria dello spirito: grazie a quel successo, tragico e pagato a prezzo altissimo, gli alpini riuscirono a sfondare la sacca ed aprirsi la strada verso la salvezza. Molti alpini caddero sull’altare del sacrificio per dare ad altri fratelli di vivere e di trovare aperta la via verso la Patria. Sul fronte del medio Don si distinsero in modo particolare la divisione alpina Julia e il battaglione alpino sciatori Monte Cervino , i quali per un mese, sottoposti ai rigori del clima, combatterono disperatamente in campo aperto e senza ripari adeguati, sacrificando i loro reparti per fermare e contenere la spinta poderosa e violentissima dei russi. Insuperabile l’eroismo della divisione Julia, definita dai tedeschi Divisione miracolo , nell’opera di frenare i carri armati russi a Nowo Kalitwa e a Selenyj Jar.

In mezzo a quell’inferno bianco disseminato di caduti, incalcolabile fu la generosa dedizione dei cappellani militari che si impegnarono oltre ogni limite umano per assicurare l’assistenza spirituale ai nostri soldati. Fra i tanti eroici cappellani, ricordo il beato don Carlo Gnocchi, che spesso a costo della vita, diede conforto a molti alpini gravemente feriti, stremati dai combattimenti, dalla fame e dal gelo. Per quanti caddero durante il ripiegamento e rimasero sulla gelida steppa innevata, è vivo il ricordo doloroso del loro generoso e prezioso sacrificio.

Il giorno prima, sabato 23 gennaio, alle ore 17.30, presso la sala convegni dell’Istituto delle Suore Orsoline di via Cassia, a Roma, il generale degli alpini Tullio Vidulich, ha svolto una conferenza dal titolo L’odissea del Corpo d’Armata alpino in terra di Russia Nikolajewka….ultima speranza , dove ha illustrato, attraverso significative foto dell’epoca e alcuni schizzi, la tragica ritirata del Corpo d’Armata Alpino, gli atti di eroismo e di grande umanità vissuti da quei generosi ed eroici alpini per aprirsi la strada verso la Patria.

Nel corso della esposizione il bravo attore Angelo Blasetti ha letto alcune lettere e poesie di grandi scrittori che parteciparono alla campagna di Russia nonché alcune anonime testimonianze che hanno reso la conferenza particolarmente toccante facendo rivivere ai numerosi partecipanti, fra cui alcuni valorosi reduci di quella campagna e molti parenti, momenti di fatti d’arme vissuti e spesso dimenticati.

Tullio Vidulich

IngrandisciAlcuni reduci in sfilata a Roma.