Articolo Alpino

Non solo terremoto


  Argomento: L'Aquila 2015

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Gennaio 2015 dell'Alpino


La fondazione della città de L’Aquila, a metà del 1200, rappresentò un evento unico nel medioevo italiano essendo nata secondo un disegno armonico senza precedenti nella storia dell’architettura urbana costituita dall’unione di molti castelli-villaggi, calcolati secondo la tradizione in novantanove. Non casualmente la città si identifica proprio dal numero novantanove delle sue piazze e delle sue chiese facendo risalire ai castelli fondativi la costruzione di altrettanti contesti urbani di riferimento. Il monumento civile più celebre della città, pienamente visitabile e fruibile, infatti è proprio la “Fontana delle Novantanove Cannelle”, costituita da altrettanti mascheroni che versano l’acqua, riferibili – secondo la leggenda – ai volti dei fondatori.

L’unicità de L’Aquila è data anche dall’essere la città che, grazie al Papa Celestino V, ha anticipato il Giubileo cristiano per effetto della “Bolla della Perdonanza”, donata alla città e al mondo nel 1294 dal Papa eremita all’indomani della sua salita al Soglio Pontificio con la quale ogni anno, tra il 28 e il 29 agosto – la sera stessa della sua incoronazione – a chiunque pentito e confessato oltrepassi la “Porta Santa” di Santa Maria in Collemaggio ove avvenne l’incoronazione, viene concessa l’indulgenza plenaria. Oggi la basilica di Santa Maria in Collemaggio è in restauro, ma la splendida facciata prospicente il grande prato verde è pienamente godibile in tutto il suo splendore.

L’Aquila è anche una realtà che, oltre il disastroso terremoto del 2009, può considerarsi un’area italiana proiettata verso il futuro della ricerca scientifica attraverso il grande laboratorio sotterraneo di fisica nucleare del Gran Sasso, l’industria aerospaziale e quella farmaceutica. Sotto le viscere della più importante catena appenninica nazionale, per l’appunto, collegato con l’autostrada Roma- L’Aquila-Teramo esiste un immenso laboratorio (sembra di stare in un romanzo di Jules Verne), il più grande al mondo di tale genere, nel quale operano e ricercano scienziati di ventinove Paesi realizzando esperimenti di fisica e astrofisica delle particelle e astrofisica nucleare in permanente collegamento con il CERN di Ginevra. Ma, come si diceva, L’Aquila è proiettata anche verso la ricerca aerospaziale, grazie allo stabilimento Thales-Alenia ove si producono – tra l’altro – componenti per satelliti e per la stessa stazione spaziale orbitante.

Una città “alpina” come L’Aquila, nel senso non solo riferibile alle migliaia e migliaia di giovani italiani lì formatisi militarmente nel tempo nel Corpo degli Alpini, ma intesa proprio come città di montagna, non poteva non eccellere – conquistando nel passato il titolo di campione d’Italia – nello sport che forse più di altri esalta lo spirito dei montanari: il rugby che forgia nel contempo il carattere dell’individuo in uno spirito sportivo di lealtà. Del resto, non casualmente, il grande scenario dell’Altopiano di Campo Imperatore, sul Gran Sasso, all’interno dell’omonimo Parco Nazionale (mediamente a 1.800 metri s.l.m.), dove nello storico albergo, dal 28 agosto al 12 settembre 1943, fu tenuto prigioniero Benito Mussolini, viene indicato come il “piccolo Tibet italiano” e dove Papa Giovanni Paolo II – appena possibile – amava trascorrere molti momenti di beatitudine al cospetto della grandiosità del Creato ed al di fuori dell’ufficialità.

Oggi lì, dove insisteva maggiormente la sua presenza innanzi una piccola chiesetta di montagna, è nato il “Santuario San Pietro della Jenca” a lui dedicato, in uno dei posti più suggestivi del massiccio che registra una presenza di visitatori in costante aumento. Il contesto territoriale dell’aquilano è caratterizzato inoltre da alcune identità eno-gastronomiche che, in quanto prodotti di nicchia, reggono la concorrenza dei grandi produttori sulla base della bontà limitata dell’offerta. In tal senso non possono non citarsi i cosiddetti “coglioni di mulo” prodotti nei salumifici artigiani di Campotosto sulle rive del suo lago, lo zafferano di Navelli, le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio o il pecorino e l’incanestrato di Castel del Monte, e così via. Prodotti, questi, peraltro identificativi di località che fanno parte di Comuni certificati nel club “I Borghi più belli d’Italia” che contano in Abruzzo una ventina di località presenti in un elenco nazionale di duecentoventi luoghi.

L’Aquila è anche conosciuta per le sue attività culturali, per il suo patrimonio di beni civili e religiosi (in gran parte in restauro, ma anche visibili) e per essere in ciò considerata il sesto centro storico d’Italia per bellezza ed estensione. Non è un caso che uno dei più importanti enti di produzione dello spettacolo dal vivo nel campo musicale di valenza nazionale, l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, ha inteso omaggiare l’88ª Adunata nazionale producendo un disco con l’inno “Penne Nere per L’Aquila”. Inoltre la città è sede di due teatri stabili, di una storica “Società dei concerti”, di un complesso di solisti e dall’otto al 10 luglio 2009 è stata la sede del G8 nella grandiosa scuola nazionale della Guardia di Finanza.

Antonio Centi e Carlo Frutti

  09/01/2015

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