Articolo Alpino

Costruttori di comunità


  Argomento: Trento 2018

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Giugno 2018 dell'Alpino


Per gli alpini ritrovarsi è un elemento fondativo, qualcosa che non solo sanno fare bene, ma che giunge come un richiamo antico. “L’8 luglio 1919, a Milano, un pugno di alpini si stringe in cerchio e giura di non aprire la catena se non per dar la mano a chi s’aggiunge” scriveva il fondatore Andreoletti per spiegare il bisogno imperioso dei reduci della Grande Guerra di ritrovarsi. Avevano vissuto come in una comunità, costruendo postazioni o veri e propri villaggi, propaggini della montagna.

E questa necessità di ritrovare l’amico, il fratello che ha condiviso con te salite e difficoltà, è un istinto che non si è spento, anzi continua ad alimentarsi. Più ci si ritrova e più aumenta il desiderio di farlo e rifarlo ancora. E l’Adunata, tra tutti i raduni, è senz’altro il più celebre.

A Trento, in quello che viene considerato il vero teatro storico della città, si è tenuto l’ormai consueto appuntamento del sabato sera. Sul palco del Teatro Sociale accanto ai vertici dell’ Ana Sebastiano Favero, Presidente nazionale e Maurizio Pinamonti di Trento, c’erano il Capo di Stato Maggiore della Difesa generale Claudio Graziano e il comandante delle Truppe alpine Claudio Berto. Insieme al presidente della provincia Ugo Rossi, il sindaco Alessandro Andreatta, padrone di casa che ha attribuito agli alpini il ruolo di “costruttori di comunità”.

Tra le tante definizioni questa traduce in tre parole il fare, il prodigarsi che eleva le penne nere a una realtà conosciuta e apprezzata in maniera trasversale da tutti. Basterebbe guardare il Libro verde, suggerisce Stefano Filippi de Il Giornale, vincitore insieme alla freelance Ebe Pierini del premio “Giornalista dell’anno” 2017. Un libro fatto di numeri raccolti in modo preciso e meticoloso dietro ai quali ci sono ore e ore a favore di progetti umanitari piccoli e grandi, semplici aiuti a persone in difficoltà, collaborazioni con associazioni benefiche.

Una nuova formula per questo consueto incontro del sabato durante il quale le autorità cittadine abbracciano i vertici dell’Ana ed estensivamente tutti gli alpini. Un ritmo incalzante, televisivo dettato dai due conduttori Toni Capuozzo e Bruno Fasani, direttore de L’Alpino. «Mentre raggiungevo il teatro, sono stato fermato da un alpino che francamente non ho riconosciuto subito. Lo avevo incontrato a Bala Murghab in Afghanistan ormai diversi anni fa.

Ci siamo trattenuti qualche istante a chiacchierare. Era insieme a un compagno di naja che vede una volta all’anno all’Adunata. C’è tra loro un legame forte. Cosa li spinge a fare tanta strada per ritrovarsi?» Capuozzo si rivolge al gen. C.A. Claudio Berto che risponde «La condivisione della fatica, del sacrificio. Gli alpini sono eredi e custodi di una storia immensa fatta di gesta eroiche e di atti semplici. Un mare che tutti noi, nel nostro piccolo, continuiamo ad alimentare ». «Ripenso a Luca Sanna, caduto il 18 gennaio 2011, lo conoscevo bene.

Un ragazzo che veniva dalla Sardegna ma era diventato un vero valligiano. Cos’è l’alpinità Generale?». «Un valore assoluto». E se in apertura, Maurizio Pinamonti e il presidente Rossi avevano ricordato nei loro interventi come quella di Trento fosse un’Adunata ispirata alla pace già dal suo logo (dove tra le cifre 91 campeggia una colomba bianca), anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa generale Claudio Graziano ha ribadito che è questa l’Adunata della riconciliazione. “Lo sanno bene gli alpini – ha chiuso Capuozzo – perché non c’è pacifista più convinto di chi ha fatto la guerra”.

Il Presidente nazionale dell’Ana Favero ha lanciato due messaggi che resteranno al centro di questa Adunata: “per non dimenticare” i Caduti e per continuare a percorrere la strada indicata dai padri fondatori e, ancora, “per gli alpini non esiste l’impossibile” che non è solo il motto di questo raduno, ma il modus operandi degli alpini, sempre pronti a dare e a spendersi per gli altri. In chiusura Favero ha consegnato al generale Graziano una gavetta in argento in vista di settembre quando il Capo di Stato Maggiore della Difesa lascerà l’incarico per ricoprire il prestigioso ruolo di Presidente del comitato militare dell’Unione Europea. Una gavetta, simbolo alpino, a sugellare un consolidato rapporto di collaborazione e di stima reciproca.

Mariolina Cattaneo

  11/06/2018

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