La SMALP, quanti ricordi
Ne L’Alpino n. 6/2013 ho letto e riletto il suo bellissimo augurio di buon lavoro formulato al nostro nuovo presidente nazionale, augurio al quale, come lei ha scritto, anch’io mi unisco di tutto cuore. Ho riletto il suo articolo perchè, nel breve racconto dei suoi cinque mesi vissuti alla SMALP nel 1968, mi sono emozionato riconoscendomi completamente coinvolto in quelle lontane vicende così pregnanti e, quindi, ravvisando in esso il ritrovamento forse di un vecchio compagno di corso.
Quel monumento a Campo Tures
Passando per Campo Tures ho notato un piccolo monumento posto alla destra appena fuori del paese che si trovava in disfacimento.
Russia on the road!
Alpini, due ruote e 8.000 chilometri. È nata dalla passione la pazza idea dell’Associazione Alpini Motociclisti alla quale hanno aderito due suoi soci, Aldo Bergoglio, capogruppo di Brozolo-Robella (sezione di Torino) e Massimo Rubeo della sezione di Biella. In sella alle loro moto hanno raggiunto la Russia per visitare i luoghi dove tanti soldati italiani durante il secondo conflitto mondiale sono caduti per la Patria e portare un contributo tangibile all’Asilo Sorriso di Rossosch, completato 20 anni fa dalle penne nere e donato alla popolazione russa in segno di fratellanza. Il tour e le tappe di avvicinamento sono state pianificate con certosina meticolosità. Nonostante ciò la malasorte era in agguato: un giorno dopo la partenza la due ruote di Massimo si è fermata, mettendo a rischio l’impresa.
… e la caserma torna ad essere alpina
Gentile redazione, quale iscritto all’ANA dal 1974 ricevo tutti i mesi la rivista L’Alpino; non sempre si può essere d’accordo sul contenuto di tutti gli articoli trattati, ma quello sulla caserma Ceccaroni di Torino, proprio non lo digerisco. La caserma ritorna “alpina” semplicemente perché svendiamo il cappello alpino, facendo diventare alpini dei portatori di basco?
Il cappello alpino in politica
Egregio direttore, il prossimo 27 ottobre qui a Bolzano si terranno le elezioni provinciali per l'insediamento del nuovo consiglio e la nomina del futuro presidente della Giunta Provinciale. Tutti i partiti, come è giusto ed ovvio, cercano di attirare sulle proprie formazioni politiche il maggior numero di consensi. Questo meccanismo si deve avvalere però di procedure corrette. Ma recentemente sui viali di Bolzano sono apparsi dei giganteschi manifesti che mi hanno creato un senso di fastidio e di rabbia.
Sul Pasubio, come atto di fede
Cosa può dirci il Pasubio che non ci abbia ancora detto? Se lo sono chiesti in almeno 500, la prima domenica di settembre, salendo su quelle stesse strade percorse quasi cento anni fa da quei soldati che sulla montagna andavano a combattere. La risposta, come sempre, ognuno l’ha trovata dentro di sé. Su queste personali premesse si è svolto l’annuale pellegrinaggio sul Pasubio, iniziato il sabato con l’omaggio ai Caduti all’Ossario di Colle Bellavista e proseguito con la deposizione di una corona d’alloro al Dente Italiano e al Dente Austriaco.
Viva l'allegria, anche se rumorosa
Volevo rispondere alla lettera di Lamberto Bianchi della sezione Pisa-Lucca-Livorno il quale su L'Alpino di giugno, parlando dell'Adunata di Piacenza, riferiva del fatto che la moglie alle quattro di mattina si lamentava perché vi erano ancora alpini che cantavano, ridevano, si divertivano. Io penso che in un mondo, ancora meglio in un Paese come il nostro, dove si... piange per 365 giorni all'anno, si piange per mancanza di lavoro, si piange per le troppe tasse, si piange per la nostra politica, o per la mancanza di futuro dei nostri figli, tre giorni di festa non possono che far bene, aiutano ad andare avanti, tirano su il morale.
L’angoscia che resta
Longarone ha voluto riabbracciare gli “Angeli del Vajont” dopo cinquant’anni. Lo ha fatto il 15 settembre al termine di una tre giorni di celebrazioni al centro delle quali un convegno sulla pericolosità idraulica a valle delle dighe e l’esercitazione “Nord Est 2013” hanno messo sotto i riflettori realtà e problemi della Protezione Civile italiana. Dalla mostra “Terremoti d’Italia” al XIV Meeting del volontariato veneto, passando tra concerti corali, bandistici e d’autore - quest’ultimo sulla diga - è stato un fine settimana all’insegna del trinomio prevenzione-soccorso-memoria.
La montagna nel cuore
Fedeltà. La vita in montagna di Osvaldo Carmellino si potrebbe raccontare con una parola, anche se non ne sarebbero sufficienti mille per descrivere la semplicità nei gesti, nei sorrisi, nei sapori. È quella genuinità che si gode sulle vette più alte, tra le cento sfumature di verde dell’Alpe Larecchio, al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta, dove Osvaldo e la famiglia vivono e lavorano. Una splendida conca - forse la più bella della Valsesia - solcata dal rio Plaida che serpeggia placido tra ubertosi pascoli cinti, come in un abbraccio, da alti larici.
“Ora le scuse di Stato”
Roberto Padrin, classe 1970, figlio di alpino, è sindaco di Longarone dal 2009. Sulle sue spalle di giovane e dinamico amministratore pubblico hanno gravato peso e onore di coordinare le manifestazioni per il 50° anniversario del Vajont, che si sono svolte dal 13 al 15 settembre scorso.
Vent’anni in amicizia
Percorro i 780 km che vanno da Mosca a Rossosch in compagnia di Peter. Ha più di ottant’anni ed è un medico. Passo con lui dodici ore, tante sono quelle che servono per arrivare a destinazione. Io non conosco una parola di russo e lui di italiano, ma scopro che disegnando si possono dire tante cose e, così, alla fine lui sa tutto di me e io di lui. Nelle pause di questo estenuante esercizio comunicativo, guardo fuori dai finestrini. L’autunno qui è già arrivato con un mese di anticipo, rispetto all’Italia.
"Alpini, siete il braccio attivo di Dio"
Sono ancora io, Lorenza, maestra di Casumaro. Ricordate? Avevo raccontato con parole forse troppo semplici, il complesso lavoro di voi alpini per costruire la nostra nuova scuola. Ho mantenuto un voto fatto tempo fa: andare a Fossa (L’Aquila) a vedere il villaggio ANA e la chies a di San Lorenzo proget tata dal mio amico Zorio. Sono andata e forse anche in questo caso non basterà la somma delle mie parole a dare un quadro completo della situazione e delle emozioni provate. Arrivo al B&B che avevo prenotato prima di partire e mi rendo subito conto che ci sono pochi edifici ancora in piedi a Fossa.
