Ultime esercitazioni per la Julia in Ungheria

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Continua l’impegno della brigata alpina Julia nell’ambito dell’operazione di enhanced Vigilance Activity (eVA) in Ungheria, dove dal febbraio scorso è inquadrata all’interno del Battle group della NATO a guida ungherese, costituito, oltre che da militari italiani, anche da contingenti provenienti dalla Croazia e dagli Stati Uniti d’America.

Negli ultimi mesi, i reparti della Julia hanno sviluppato numerose attività, seguendo una progressione addestrativa in tre fasi, che ha garantito una preparazione graduale di tutto il personale del Battle group.

La prima fase è servita a standardizzare le diverse procedure operative utilizzate da contingenti militari di diverse nazionalità (americano, croato e ungherese), in un contesto operativo in cui vengono impiegate diverse componenti terrestri, dalla fanteria, all’artiglieria sino all’impiego del genio e della cavalleria.

Costituita una solida base di partenza, le fasi successive hanno visto l’integrazione della compagine italiana con le altre componenti del Battle group, con attività, sia di carattere difensivo sia offensivo, che hanno consentito l’applicazione pratica delle procedure dottrinali dell’Alleanza Atlantica.

Addestrarsi in un contesto così vasto e ampio, a livello internazionale, ha permesso di accrescere la preparazione e il bagaglio d’esperienza di ogni singolo militare, che ha potuto così addestrarsi sul terreno fianco a fianco con i soldati di Paesi Alleati, confrontando tecniche e procedure e superando la prima e la più classica delle difficoltà: la diversità della lingua. 

Tutto questo è anche stato possibile grazie al supporto dell’Italian National Support Element, ovvero la componente logistica nazionale, che ha supportato le attività operative della compagnia di manovra italiana, facendo ricorso alla logistica.

Nell’arco di questi sei mesi, infatti, oltre alle manutenzioni ordinarie eseguite in loco dal personale preposto, sono state compiute diverse assistenze logistiche straordinarie con squadre di tecnici specializzati provenienti dall’Italia, che hanno permesso il ricondizionamento completo di sistemi d’arma e piattaforme di combattimento, come la blindo Centauro o l’obice FH70. In questo modo il contingente italiano ha potuto operare con continuità e sempre alla massima efficienza.

Tutte le attività operative e addestrative condotte dalle Forze Armate italiane sul fianco sud-orientale della NATO sono disposte dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e svolte sotto il coordinamento e secondo le direttive impartite dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI).