La Primogenita 165 anni dopo

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Non poteva che avvenire al Palazzo Gotico, cuore civico della città, luogo deputato alle assemblee del popolo, la celebrazione del 1650 anniversario dello storico 10 maggio 1848, giorno in cui la città di Piacenza, affrancandosi dal Ducato di Parma e Guastalla, sancì con un plebiscito l’annessione al regno di Sardegna. Stava ormai compiendosi la stagione di quell’anelito patriottico e di speranze – ma anche di delusioni e sconfitte che tuttavia non fiaccarono lo spirito risorgimentale – che avrebbe portato tredici anni dopo all’Unità d’Italia.

La ricorrenza – a dimostrazione di quanto incida questo avvenimento nella storia di Piacenza – viene festeggiata il 10 maggio di ogni anno ed è curata da uno speciale comitato del quale fanno parte i sindaci che si sono succeduti nel governo della città. Uno di questi, il senatore Alberto Spigaroli, ha ripercorso le tappe che portarono al plebiscito e a quella festa di popolo e a quella data che – ha lamentato – è dimenticata dai più, a differenza delle Cinque Giornate di Milano, dei moti di Brescia e di Venezia, di tanti altri avvenimenti del nostro Risorgimento. Un parallelo fra la Medaglia d’Oro della Resistenza e quella che decora la Bandiera di Guerra del 10 reggimento di artiglieria da montagna è stato tracciato dal generale Alberto Primicerj, comandante delle Truppe Alpine.

L’alto ufficiale ha ricordato la Campagna greco-albanese del ’43 , e il sacrificio degli alpini. Oggi gli alpini sono impegnati sul fronte della pace, come ha fatto proprio il 10 reggimento, unitamente a tutta la brigata Taurinense, in Afghanistan da dove è appena rientrato dopo una missione di sei mesi. Il sindaco Paolo Dosi ha abbinato gli alpini alle figure di Padre Gherardo, cappellano militare e fondatore della Casa del Fanciullo e dei fratelli Giulio e Livio Daturi, caduti sul fronte greco-albanese nel 1940. Ed ha rilevato la straordinari età dell’adunata che coincide con il giorno della più importante memoria della città. In sintonia con il prefetto Antonino Puglisi che ha affermato: “Siamo fieri di avere gli alpini qui. Tornate ancora!”.

Il presidente Corrado Perona si è rifatto all’amore per la Patria dei nostri emigrati, che in terre lontane onorano l’Italia con il loro lavoro e il loro impegno civile. Impegno, patriottismo ed educazione civile hanno trovato riscontro nella presenza di alcune classe delle scuole della città: hanno portato una ventata di freschezza e di spontaneità in quel salone carico di storia e di memorie.