I giovani, nuovi emigranti

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Per un alpino all’estero il richiamo dell’Adunata è qualcosa di più della festa e della gioia di incontrare nuovamente i compagni lontani, perché i colori del cuore e del tricolore sono più accesi, perché ritornare con il cappello in testa per quanti sono emigrati tanti anni fa, in una parola, significa Italia.

A far eco a quella parola, che come una formula magica annulla la distanza tra i quattro continenti da cui provengono, è stato l’incontro, nel pomeriggio di venerdì 10 maggio, all’auditorium di Sant’Ilario con i vertici dell’Associazione: il presidente Corrado Perona, il vicario Adriano Crugnola, il vice Nino Geronazzo, il “ministro degli Esteri” dell’ANA Ferruccio Minelli e il presidente della sezione di Piacenza Bruno Plucani. Nei suoi nove anni di presidenza Perona ha riservato un posto di riguardo alle Sezioni all’estero e ai Gruppi autonomi perché, spiega tracciando un bilancio del suo mandato, per capire come operano quelle realtà occorre vederle nel loro ambiente naturale e perché “con gli alpini all’estero posso dire di aver letto il più bel libro, quello della vita degli uomini”.

Sono uomini emigrati tanti anni fa, spesso per mancanza di lavoro in Italia, che hanno portato con loro non solo il senso di appartenenza alla Patria ma anche il rispetto per le nazioni che li hanno accolti. Questi sentimenti sono il frutto di un rigore morale e di insegnamenti che erano fondamenta per le famiglie di una volta. “In Italia – ammonisce Perona – abbiamo spesso perso di vista il senso di quelle virtù e abbiamo scialacquato la nostra coscienza”. È anche per questo che l’Associazione si è impegnata duramente in questi anni in modo pratico, cercando di seguire i valori dei Padri con onestà e solidarietà, “due parole che abbiamo fatto nostre nel motto dell’Adunata di Piacenza e che vi hanno caratterizzato nelle vostre vite all’estero”.

La sospensione del servizio di leva, il blocco dell’emigrazione per alcuni decenni e l’invecchiamento della popolazione alpina all’estero sono concause che hanno indotto l’Associazione a prendere in considerazione, ancor prima che in Italia, di poter continuare a tramandare lo spirito alpino sancito dall’articolo 2 dello Statuto attraverso l’opera di figli e nipoti, accettandoli in qualità di soci operanti: “Se non seguiremo questa strada – ricorda Perona invocando una visione più realistica dei fatti – perderemo qualcosa di importante. All’estero alcune volte questo percorso lo avete già intrapreso, non con l’intento di contrastare le regole, ma perché avete capito prima di noi che è un’esigenza fondamentale”. Sono parole in un brillante Esperanto che hanno ricevuto una bella sinfonia di “yes”, “oui”, “sì”, conclusi con l’ammonitorio intervento del vulcanico presidente della sezione Argentina Fernando Caretti: “Se noi alpini sapremo accettare i cambiamenti l’ANA durerà a lungo, altrimenti saremo destinati all’oblio”.

Un ottimo supplemento di attualità alla discussione è stato portato dal presidente della Commissione Giovani dell’ANA Roberto Bertuol, che ha spostato l’attenzione su una situazione che fino a pochi anni fa era impensabile: l’emigrazione dei giovani dovuta alla crisi. Nel 2011 si è consolidata l’inversione di tendenza con circa 20mila dei 50mila giovani, in maggior parte laureati, che si sono recati all’estero a cercar fortuna e che hanno deciso di vivere lontano dall’Italia. “Se questo fenomeno si consolida – suggerisce Bertuol – perché non sforzarci di trovare con le Sezioni ANA all’estero un modo per avvicinare i giovani con strumenti idonei a dialogare con loro?”.

La vera sfida sarebbe proprio quella di fare sistema all’estero per aiutare quei giovani che sono rifiutati da un Paese che ha investito nella loro formazione. Per gli alpini sarebbe proprio una bella montagna da salire perché, in fondo, anche quella è Patria.

Matteo Martin

Drammatiche statistiche

Secondo gli ultimi dati Istat (dicembre 2012), tra il 2002 e il 2011 sono stati 405mila i cittadini italiani emigrati all’estero, principalmente verso i paesi occidentali, in testa la Germania (che nel 2011 ha accolto cinquemila immigrati italiani), la Svizzera (tremila) e il Regno Unito (duemila). Sempre nel 2011 è stato registrato un dato che è una diretta conseguenza delle crisi economica, perché ci sono stati più espatri che rimpatri: a fronte di 31.500 cittadini italiani rientrati, ne sono andati all’estero 50mila. Oltretutto il numero degli emigranti italiani con 25 anni e più oscilla nell’ultimo decennio tra i 29mila e i 39mila. Purtroppo però è da rilevare anche come si è modificata la distribuzione dei flussi in uscita rispetto al titolo di studio posseduto: la quota di laureati passa infatti dall’11,9% del 2002 al 27,6% del 2011, mentre la quota di emigrati con titolo fino alla licenza media passa dal 51% del 2002 al 37,9% del 2011.