Articolo Alpino

Vittorio Emanuele III


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Lettere al Direttore   pubblicato nel numero di Febbraio 2018 dell'Alpino


La salma di Vittorio Emanuele III è rientrata in Italia, da Alessandra d’Egitto, per essere collocata a Mondovì accanto a quella della moglie regina Elena. La notizia ha suscitato immediatamente dissenso, proteste e anche inquietudine per coloro che, come Israele, non dimenticano la legge razziale, firmata purtroppo dal re nel 1938. Ad alimentare lo sconcerto di molti italiani ci ha pensato il pronipote, (invitato e chiamato principe dal conduttore in Tv di Porta a Porta). Emanuele Filiberto, infatti, ha sostenuto che “il posto della salma del bisnonno è al Pantheon”. Personalmente ritengo che il corpo di un essere umano, anche se responsabile di decisioni delittuose va rispettata, ma collocarla al Pantheon o alla cripta reale di Superga è un inaccettabile tentativo di sovvertire la storia. 

Costituisce un insulto al Tempio degli Dei e a uomini che là ci stanno da secoli, come Raffaello o i Savoia Vittorio Emanuele II, Umberto I, assassinato a Monza da Gaetano Bresci, noto come il “re buono”, padre di Emanuele III “il re soldato” che, con la morte del padre, sale al trono all’età di 31 anni. La sua inadeguatezza, nonostante gli studi militari a Modena e Napoli, si palesa con lo scoppio della Grande Guerra. Prima contrario poi sostenitore degli interventisti, durante il conflitto percorrerà tutti i fronti che costeranno alla fine settecentomila morti. Ma alla vittoria segue una grave crisi nel Paese che, come è noto, fomenterà turbamenti, agitazioni e atti di violenza eversivi. Il 28 ottobre 1922 Vittorio Emanuele III non consente al presidente del Consiglio Facta e all’Esercito di impedire la marcia su Roma, organizzata dai fascisti. Un errore, per usare un’eufemia, che per l’Italia diventerà la madre delle guerre di aggressione nei confronti di stati amici, di crimini, a cominciare dall’assassinio di Matteotti, del quale si è vantato il Duce. Una catastrofe che ha coinvolto l’Europa e il globo terrestre con cinquecentocinquanta milioni di morti. Per chi ha la mia età, classe 1935, non può certo dimenticare il periodo dall’8 Settembre 1943 al primo maggio 1945, soprattutto quando hai visto uccidere, portarti via un familiare, bruciare le case, non sapere che fine ha fatto in Russia tuo cugino, insieme a migliaia di altri alpini. Alla fine, Vittorio Emanuele III, con la fuga dall’Italia, lasciando un esercito di ottocentomila soldati allo sbando, non è un cireneo, che porta le colpe di altri, ma è il primo responsabile di un periodo di ferite disumane e profonde della nostra storia che non sono e non potranno essere cancellate. Per questo, la sua salma, non può trovare spazio nel Pantheon. Premesso che la nostra Associazione, alla quale sono iscritto, è da tutti riconosciuta per l’attività svolta dai volontari, a favore della società civile in tutta l’Italia e pur rimanendo estranea alle posizioni politiche, come potrebbe essere erroneamente fraintesa la mia lettera sul caso descritto, gradirei sentire la sua opinione e se l’Ana, che rappresenta milioni di alpini, vivi e morti per la Patria, non ritiene opportuno esprimere ufficialmente un giudizio o meglio una opinione sul caso.

Damiano Rech Gruppo di Seren del Grappa, Sezione di Feltre

Anch’io sono d’accordo che il Pantheon è destinato alle vere glorie. Ciò detto, a certi personaggi della storia va riservato il dono più grande, quello del silenzio, che è la pietra tombale più pesante e inamovibile. 

  12/02/2018

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