Visita Oltreoceano, a respirare aria d'Italia

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    A Montreal il XII congresso intersezionale alpini di Canada e Stati Uniti Presente ai lavori e alle celebrazioni una delegazione della sede nazionale guidata dal presidente Beppe Parazzini.


    Gli alpini del Nord America tengono il loro congresso con cadenza biennale. Quest’anno, a Montréal, il 30 e 31 agosto, si è svolto il XII con la partecipazione dei presidenti delle sette sezioni e dei rappresentanti dei dieci gruppi autonomi o semplici gruppi. Nella bella sala del Centro Leonardo da Vinci , cuore pulsante dell’italianità nel Québec, i delegati hanno incontrato la delegazione dell’A.N.A. nazionale capeggiata dal presidente Beppe Parazzini e dal responsabile delle sezioni estere Giovanni Franza.
    L’ordine del giorno, fitto di argomenti, ha avuto i suoi momenti forti con le relazioni dei presidenti e dei capigruppo che hanno illustrato le attività di loro competenza messe in atto nel corso del biennio e con la replica del presidente nazionale. Impossibile sintetizzare le iniziative che la creatività alpina sa mettere in campo, dal sociale al ricreativo, dal culturale al commemorativo.
    È l’Italia più autentica, che si esprime in un contesto non solo lontano settemila chilometri, ma profondamente segnato da una storia singolare che ha visto fondersi, con il travaglio di tutti i parti, la tradizione francese e quella anglosassone. Gli italiani, in quella realtà, sono il dieci per cento e quindi costituiscono un potenziale in grado di incidere anche nelle scelte importanti della città. Gli alpini poi, come sempre secondi a nessuno, costituiscono la punta di diamante di uno sviluppo economico e sociale altamente significativo. Per questo, ascoltare che da Vancouver a New York, da Thunder Bay a Calgary si ripropone lo stesso modo di agire e di sentire delle valli friulane o bergamasche, fa riflettere sul radicamento della nostra tradizione culturale, umana e patriottica all’estero, mentre in Patria si dissipano allegramente i valori della nostra identità.
    Ma torniamo alla cronaca. Il presidente della sezione di Montréal, Sergio De Paoli, fatti gli onori di casa ha lasciato la parola a Gino Vatri, coordinatore della commissione intersezionale, che con la sua ferma pacatezza oratoria ha presentato il quadro della situazione del Nordamerica alpino. Successivamente, rieletta la commissione per acclamazione con l’inserimento di Bisinella come vicepresidente, tutti i delegati hanno illustrato l’attività svolta nelle aree di loro competenza, evidenziando un’attenzione particolare per le persone bisognose. Ad elencare la mole di lavoro svolto occorrerebbe un altro Libretto Verde.
    Il problema che però è stato ripetutamente proposto all’attenzione della Sede nazionale è quello del futuro delle sezioni all’estero (e non solo di quelle all’estero) e che può essere sintetizzato in un interrogativo: allo stato di fatto, come tramandare i valori alpini e, conseguentemente, garantire il futuro della nostra l’Associazione?Il presidente nazionale Beppe Parazzini, con la consueta schiettezza, ha risposto che se è vero che il problema è impellente all’estero, per ragioni anagrafiche, non è meno grave in Italia dove la sorgente degli alpini è stata manipolata, se non dispersa.
    È solo questione di tempo.
    Senza piangerci addosso, e senza pensare che dopo di noi ci sia il diluvio, bisogna fare in modo che le sezioni stimolino la sede nazionale a ricercare prospettive e soluzioni compatibili e in sintonia con la nostra tradizione, il nostro passato e siano garanzia per un futuro certo. Abbiamo diritto di avere un futuro, ma dobbiamo cercarcelo noi, anche se le scelte dei nostri governanti non ci sono favorevoli . Gli applausi entusiastici hanno toccato i massimi decibel quando concludendo ha detto: Il futuro dell’A.N.A. è nelle nostre mani . La città di Montréal, al mattino ci ha mostrato la sua suggestiva veste di metropoli moderna, cosmopolita, con prevalenza di stile francese e dall’alto del Mont Royal, l’unica ridotta mai conquistata dagli inglesi in Canada, ha delineato i contorni dell’isola su cui poggia, ricca di verde e acqua, ma anche segnata dalle megastrutture delle Olimpiadi di trent’anni fa; la sera invece ci ha riservato un tramonto dal cielo terso, un azzurro ormai dimenticato dalle nostre città.
    Era l’ora del galà, con un migliaio di presenze che disegnavano la geografia dell’Italia e che trovavano nel coro Nostalgia della mia terra l’espressione canora più toccante, con un repertorio di cante miscelate nei più diffusi dialetti del nostro stivale, interpretando i sentimenti dell’alpin che va sull’alte cime e dell’emigrante che non può dimenticare il sole di Napoli. Senza trascurare Venezia . Giovanna Farci, direttrice del coro, tutto abruzzese, animato dall’infaticabile alpino Spagnolo, trasmetteva un’energia che spesso coinvolgeva l’intera platea ed era veramente una gran festa.
    La domenica mattina, con un sole splendido che esaltava il verde intenso di un grande parco, la cerimonia religiosa. Officiavano due padri scalabriniani ed erano presenti, con il presidente Parazzini, il delegato per i contatti con le sezioni all’estero Vittorio Brunello e il coordinatore Giovanni Franza, il console generale d’Italia dr. Gianlorenzo Cornado, il presidente del Comité dr. Rapanà, il ministro della Cultura e delle Comunicazioni del Québec Beauchamp, un rappresentante del ministero per l’immigrazione, Barbieri, tutti i vessilli e i gagliardetti del Nordamerica, rappresentanze dei carabinieri, dell’aeronautica e una delegazione italiana delle sezioni di Como, Verona e Vicenza.
    Il padre celebrante nell’omelia ha interpretato con rara sensibilità lo spirito che anima gli alpini: gente con alto senso del dovere, abituata al sacrificio e alla solidarietà, fedele alle sue tradizioni e alla fede dei padri. Una breve sfilata ci ha portato davanti al monumento: un monolito in porfido rosso sormontato dall’aquila
    che protegge i nostri simboli. Con il canto degli inni nazionali e la tromba che ha interpretato un perfetto silenzio fuori ordinanza, veniva deposta una corona e si chiudeva il XII Congresso.
    Quando l’ufficialità dei riti ha lasciato lo spazio agli incontri individuali si è avuto modo di toccare da vicino l’intensa carica emotiva che sempre accompagna avvenimenti come quello di Montréal. Per qualche ora è l’Italia che prevale su tutto. Il Canada è un paese bellissimo, il livello di vita è alto, i rapporti interpersonali valorizzano la qualità della vita, ma nel globo c’è sempre un paesino
    lontano, una vecchia casa abbandonata, una piazza e tante persone, spesso andate avanti, di cui si vorrebbe sapere tutto. A volte basta un sorriso ed una stretta di mano per stabilire un moto di simpatia, ma quando incontri l’alpino che parla il tuo dialetto, che conosce i tuoi familiari o i tuoi amici è festa e per un po’
    si vive l’illusione che il mondo sia una grande e unica famiglia.


    v.b.