Oggi, sessant'anni fa

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    La storia degli uomini corre lungo sentieri che sfuggono alle regole, alle previsioni e alle pianificazioni. Sessantuno anni fa per le campagne, i villaggi, le città della Russia passavano i nostri alpini con la spavalderia dei ventenni e la certezza che in pochi mesi sarebbero tornati a baita.
    A Rossosch, sede del comando di Corpo d’Armata Alpino, oggi restano poche cose di quell’epoca. Tutto è cambiato. Il ricordo degli avvenimenti che hanno visto naufragare nel turbine dell’inverno russo l’illusione perversa di chi pensava di poter giocare con le sorti dell’umanità è affidato solo ad alcuni monumenti con lunghe file di nomi, qualche carro armato su un piedistallo e molta indifferenza.
    Gli alpini però, anche quelli giovani non hanno ancora imparato a dimenticare, vogliono conservare la memoria dei Caduti, rendere omaggio ai reduci e a quanti hanno sopportato la tragedia della guerra, pagando un debito non suo. Sono tornati sul Don e hanno sostato su quella mitica ansa a contemplare lo scorrere del fiume, segnato dal lento movimento di un mazzo di fiori.
    Sono tornati anche per lasciare, nel parco antistante l’asilo di Rossosch, un segno di amicizia e di fratellanza: un cappello alpino e una stella a cinque punte. Fusi insieme.


    Vittorio Brunello