Insieme per ricordare

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    Sono le ultime ore del 3 luglio 2017 e sto salendo, solitario, lungo la via normale del Sass de Stria. Non è la prima volta che raggiungo la cima del “Sasso della Strega”. Più volte avevo percorso la “normale”, altre lo “spigolo Colbertaldo” sul versante sud. Nel buio accendo la lampada frontale e il mio campo visivo è ridotto ad una decina di metri. Mi rendo conto di non essere più “sulla” montagna, ma “dentro” la montagna. Percorro trincee e camminamenti scavati nella roccia che, alla luce del giorno, scompaiono alla vista che è invece catturata dai profili del Lagazuoi, della Tofana di Rozes, del Civetta e della Marmolada. Salgo. Quasi senza accorgermene sono in cima e raggiungo la croce di vetta.

    L’ho vista tante volte, ma stanotte però il fascio di luce mi fa notare una piccola targa, ai piedi della croce, recante la scritta: “Qui giunse vittorioso e cadde combattendo il 18 ottobre 1915 il sten. Mario Fusetti Medaglia d’Oro. Con lui trovarono gloriosa morte il c.le magg. Pierotti, il c.le Ludovisi, il soldato Pinci. I compagni d’arme e la famiglia Fusetti a memoria posero. Agosto 1933 XI”. Esattamente un anno dopo, stavolta di giorno, sono nuovamente in cima al Sass de Stria. E non sono solo. Con me due squadre di istruttori militari d’alpinismo e di alpieri delle brigate Julia e Taurinense e del 6º Alpini, guidate dal 1º luogotenente Giuseppe Merendino e dal 1º maresciallo Michele Nigrisin. Non appena l’ultima neve si è sciolta, abbiamo avviato la campagna di ricerca della salma del sottotenente Fusetti e dei tre soldati dell’81º reggimento di fanteria della Brigata Torino, caduti in combattimento oltre cento anni fa.

    I loro corpi, infatti, non furono mai ritrovati, né nell’immediato dopoguerra, né nelle successive ricerche, l’ultima delle quali fu condotta dagli alpieri della brigata Cadore alla fine degli anni Ottanta. La campagna di ricerca, voluta dallo Stato Maggiore dell’Esercito e affidata al Comando Truppe Alpine, si basa sulle memorie dei superstiti dell’azione del 18 ottobre, sui diari storici dell’81º reggimento fanteria, comandato all’epoca dei fatti dal col. Achille Papa, Medaglia d’Oro al V.M. e sulla preziosa testimonianza resa dal ten. Stradal, comandante della pattuglia dei Kaiserjäger che contrattaccò e riconquistò il Sass de Stria. La ricerca con un metal detector compatto per la prospezione del sottosuolo fornito dal 2º reggimento Genio guastatori della Julia ci fornisce riscontri immediati: nello scavare troviamo schegge di bombe a mano e bossoli italiani, ma sfortunatamente, come in tutti i tentativi precedenti, la montagna non restituisce le salme dei Caduti.

    Decidiamo comunque di onorare, ad oltre un secolo dalla fine della Grande Guerra, coloro che combattendo hanno perso la vita sul Sass de Stria. L’idea nasce e si realizza grazie alla straordinaria sinergia venutasi a creare con le diverse realtà che “vivono” le Dolomiti ampezzane: i Comuni di Cortina e di Livinallongo del Col di Lana, le Guide alpine di Cortina, l’Area Lagazuoi (funivia e rifugio), il Comitato Cengia Martini-Lagazuoi, il Consorzio Deliciuos Cortina e, soprattutto, gli alpini della Sezione di Treviso capitanati da Sergio Furlanetto. Il progetto si è concretizzato e ha portato, il 18 ottobre 2018, esattamente 103 anni dopo i fatti d’arme del Sass de Stria, all’inaugurazione della ferrata “sten. Mario Fusetti MOVM” alla presenza del comandante delle Truppe Alpine, gen. C.A. Claudio Berto.

    Purtroppo nell’occasione la tempesta Vaia ci ha impedito di collocare la targa in bronzo all’inizio della via ferrata, cosa che abbiamo invece fatto nello scorso mese di agosto, grazie al supporto degli alpini della Sezione di Treviso. La salita lungo la via ferrata ha valore alpinistico, ma anche e soprattutto storico e tattico, poiché essa segue, per la maggior parte del proprio sviluppo, l’itinerario della pattuglia del sten. Fusetti. Il percorso, dall’uscita della via verso la vetta del Sasso di Stria (2.477 metri) si svolge lungo le trincee restaurate dagli alpini della Sezione di Treviso. La sua inaugurazione ha concluso il “ciclo operativo” di noi alpini in armi sul Sass de Stria.

    Di questa straordinaria esperienza rimangono, ricordi, emozioni e il rammarico di dover concludere le operazioni senza essere riusciti a trovare i resti mortali dei nostri commilitoni. Infine, rimane l’enorme soddisfazione di aver riunito attorno ad un’idea un gruppo di uomini e donne che, pur non conoscendosi, hanno compreso l’importanza del progetto lavorando con impegno e determinazione avendo come unico obiettivo quello di ricordare coloro che su quella montagna hanno perso, combattendo, la vita e i cui corpi la montagna ha deciso di tenere per sempre con sé.

    col. Franco Del Favero
    comandante dell’8º Alpini