Fanteria alpina oggi

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    Gli alpini sono una componente fondamentale dell’Esercito. Sia perché rappresentano un decimo delle forze, sia perché, con la loro specializzazione e la loro storia, plasmata da uno spirito di Corpo senza eguali, sono entrati nell’immaginario collettivo come figure di soldati vicine al sentire della gente. Mentre celebriamo il 150º della loro costituzione cercheremo, in una sorta di viaggio attraverso alcuni reparti delle Truppe Alpine di disegnare un ritratto delle penne nere sia operativo sia umano, nel 21º secolo.

    In origine alpini si nasceva, perché le compagnie originarie erano formate da valligiani, abituati a fine ‘800 e primi del ‘900 ad una vita durissima in un ambiente splendido quanto ostico. L’allargamento progressivo del reclutamento ai coscritti “di pianura” aveva rivelato subito quanto l’addestramento in ambiente montano fosse fondamentale per abituare al sacrificio, creare capacità e, soprattutto, spirito di squadra: quello che ha reso gli alpini un unicum nel panorama militare. Siamo andati in Valle Argentera, splendida laterale della Val Susa, in Piemonte, per vedere da vicino gli uomini del battaglione Susa del 3º reggimento alpini in addestramento.

    Ci accompagnano il comandante del reggimento (che ha sede a Pinerolo), col. Francesco Cameli, quello del btg. Susa, ten. col. Roberto Pizzardi, il primo luogotenente Paolo Grigolo, sottufficiale di Corpo e il ten. col. Davide Peroni, ufficiale Pubblica Informazione, che ci hanno accolto alla caserma Monginevro, base logistica della brigata Taurinense. Sulle nevi assolate c’è in azione la 36ª compagnia, ai comandi del cap. Giacomo Brignone: lo scopo, visivamente concentrato in un raggio di alcune centinaia di metri a beneficio degli osservatori, è preparare il personale all’esercitazione Volpe Bianca, prevista tra fine febbraio e inizio marzo, a partiti contrapposti, nella zona del Sestriere.

    A lato della Dora Riparia, gli alpini in tuta mimetica bianca muovono veloci sugli sci, al traino dei cingolati Bv206, da uno dei quali viene anche effettuata una semina “speditiva” (ovvero veloce e casuale) di mine controcarro, destinate a rallentare la marcia di mezzi ostili. Poco distante, invece, altri alpini stanno bonificando il terreno da ordigni avversari (e un artificiere ce ne illustra i vari tipi, compresi quelli artigianali improvvisati che tanti problemi hanno causato nelle missioni internazionali).

    A sgomberare in profondità la minaccia provvede invece una sezione di mortai da 81 mm, che, tra l’altro, sarà presto anche in Norvegia per un’esercitazione Nato. Una giovane alpina è impegnata, sotto la supervisione di un istruttore che le impone utilmente anche un certo affanno, a portare i primi soccorsi ad un ferito (simulato da un manichino): «È un assetto importantissimo quello del soccorritore – sottolinea il col. Cameli – attualmente in forza in ragione minimo di uno per plotone, ma in prospettiva a livello di squadra». Poco distante un soldato è impegnato nella metodica ricerca di un disperso sotto valanga, mentre un altro istruttore insegna ai meno esperti i “primi passi” del movimento scialpinistico.

    Altri alpini, sempre sugli sci, sparano (con munizionamento a carica, e ogiva, ridotta) coi fucili Arx160 e le pistole Beretta 92 per coprire il reciproco spostamento. Siamo lontani anni luce dalle dotazioni di materiali conosciuti in tempi di naja: l’insieme è davvero professionale, moderno e tecnicamente “confortante”. Basta però tornare alla caserma Assietta, sede della 34ª compagnia (unica rimasta ad avere una caserma tutta sua) per ritrovare un ambiente più “conosciuto”: qui (felice eccezione) i cucinieri sono ancora di reparto e la mensa è accogliente. Attorno al tavolo la conversazione, tra addestramento e vita quotidiana, è distesa, quasi complice: gli alpini, alla fine, sono cambiati senza essere radicalmente cambiati. La forza dei nostri reparti si sente: discende da storia e tradizione in cui si formano i quadri, che poi la trasmettono ai ragazzi. La lunga linea verde prosegue il suo cammino.

    Massimo Cortesi

    IL COMANDANTE

    «Nell’anno del 150º del Corpo siamo impegnati in un’importante serie di eventi addestrativi». Il col. Francesco Cameli, comandante del 3º reggimento alpini, illustra gli impegni dell’unità, a cominciare dall’esercitazione Volpe Bianca. «Quest’anno – continua – l’esercitazione si svilupperà in un arco di tempo più lungo e sarà a partiti contrapposti. Fondamentale è la fase precedente, che ci consente di preparare al meglio i reparti, chiamati inoltre a partecipare, con circa 200 uomini, all’esercitazione Nato Cold Response in Norvegia. C’è grande motivazione – sottolinea il comandante – ed è proprio attraverso l’addestramento che riusciamo a creare lo spirito di squadra, anche tra giovani che affrontano la montagna per la prima volta. È un tutt’uno che muove in una stessa direzione: basti pensare anche all’importanza dell’opera logistica con cui si sta allestendo il grande accampamento che accoglierà i soldati in esercitazione. Come sempre si lavora tutti insieme, puntando al risultato».

    IL VETERANO

    Paolo Grigolo è un alpino “da sempre”, ovvero dal 1987. Primo luogotenente, è sottufficiale di Corpo del 3º reggimento alpini. Carnagione bruciata dal sole d’alta quota, fisico asciutto, ha acquisito in trentotto anni un’enorme esperienza di servizio: ha partecipato a quattordici missioni internazionali (tra Mozambico, Bosnia, Kosovo, Iraq e Afghanistan) oltre ad aver preso parte ad esercitazioni Nato in mezzo mondo (Norvegia, Danimarca, Scozia, Turchia, ecc.). Ha avuto a che fare con generazioni di soldati di leva e con quelle di professionisti: «La differenza fondamentale con la naja – racconta – è che con la leva avevamo a disposizione personale con un afflusso e un ricambio costanti. Con i soldati professionisti non è ovviamente più così, ma il vantaggio è che questi giovani rimangono in servizio molto più a lungo e possono essere addestrati costantemente: quasi tutti si innamorano così della montagna, a tutto vantaggio dell’operatività e dello spirito di Corpo che si rinsalda».