Dibattito aperto sul futuro

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    Presidenti di Sezione riuniti in assemblea nel salone Vanvitelliano, sotto le volte di Palazzo della Loggia, sede del municipio di Brescia. Un appuntamento che ha chiuso una sorta di “tre giorni alpina” nella città lombarda, che ha ospitato anche le riunioni del Comitato di Presidenza e del Consiglio Direttivo Nazionale. Un incontro aperto dall’assessore Valter Muchetti, che ha sottolineato i solidi rapporti dell’Amministrazione con le penne nere, parte del Dna bresciano: «Siamo orgogliosi di ospitare questa assise – ha detto – perché dopo la fase di difficoltà che abbiamo attraversato stiamo ripartendo, tutti insieme e in questo gli alpini sono un esempio, perché fanno prevalere la parola noi rispetto all’io».

    Il Presidente nazionale, Sebastiano Favero, ha poi disegnato un ritratto a tutto campo del periodo che la nostra Associazione sta attraversando, evidenziando anche come si tratti di una realtà ben viva. A cominciare dall’omaggio al Milite Ignoto, che ha visto il Labaro tornare all’Altare della Patria a Roma, e dalla decisione di riconoscere con un’apposita spilla il lavoro delle migliaia di soci che si sono impegnati nei servizi Covid (spilla consegnata poi a fine novembre a Palazzolo sull’Oglio nella cerimonia in memoria di chi è “andato avanti” a causa della pandemia, ndr).

    L’impegno degli alpini nell’emergenza ha aumentato la percezione dell’importanza del loro ruolo nella società: conquistando anche il riconoscimento del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, il quale, in una lettera in risposta a quella di Favero, che illustrava l’iniziativa dei Campi scuola, ha ringraziato le penne nere “determinanti” sia nelle necessità sia nel diffondere tra i giovani il senso di appartenenza. Il Presidente ha quindi sottolineato soddisfatto quanta sia la voglia di stare insieme, come a Treviso, per il centenario della Sezione e il 4 novembre al Passo del Tonale, dove, nonostante la neve, gli alpini erano numerosissimi. Ma se la partecipazione è confortante, meno lo sono i numeri del tesseramento, con il 2021 in flessione su un 2020 già in calo: «Per fortuna – ha ricordato – ci sono anche sette Sezioni che hanno avuto aumento di soci, recuperando circa settemila soci ‘dormienti’, strada da seguire con impegno».

    Il Presidente ha poi ricordato soddisfatto l’apertura al pubblico del Museo Storico degli Alpini di Trento, sancita col taglio del nastro dal ministro della Difesa Guerini e ha ricordato poi che la nuova normativa sul Terzo Settore non porterà alcun cambiamento per i Gruppi, per i quali il passaggio nel nuovo Registro Unico sarà automatico (in ogni caso la Sede Nazionale sarà a disposizione per ogni chiarimento).

    Il futuro associativo è stato il tema più dibattuto negli interventi dei Presidenti di Sezione, dopo che Favero aveva annunciato che è in corso un sondaggio d’opinione nazionale, a cura dell’Istituto Demetra, strumento neutro per conoscere l’opinione degli italiani in tema di servizio obbligatorio per i giovani. «Resta però assodato che – ha ricordato – socio di associazioni d’Arma è solo chi ha prestato servizio militare in quell’Arma; perciò gli altri possono essere solo amici o aggregati». Ma alcuni, come Bertagnoli (Verona) ritengono indispensabile “aprire” agli amici “che ormai fanno da traino a fronte di un’inesorabile stanchezza degli alpini”: il Presidente veronese ha anche mostrato un copricapo per questi soci, di fatto un cappello alpino senza la penna nera e col logo Ana al posto del fregio delle Truppe Alpine.

    Altri invece (come Turrini per Brescia e Lupi per Piacenza) hanno confermato la scelta dei soci Ana “alpini e basta”, per non snaturare l’essenza della Associazione; altri (come Sonzogni, per Bergamo) hanno insistito sul ripristino tout court del servizio militare di leva. Si è trattato in ogni caso di un dibattito aperto, franco ma sereno, che, ha concluso il Presidente nazionale, «conforta e rassicura sul giusto spirito di collaborazione che è e rimane tra i pilastri associativi».

    ma. cor