Premio Res Publica

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    Gli alpini non cercano premi. Lavorano tutti insieme, spinti dai loro solidi valori, che quasi istintivamente li portano a mettersi al servizio della comunità e a difesa dei fratelli più sfortunati. Le ricompense stanno tutte nei sorrisi delle persone e nella fiducia che queste manifestano ogniqualvolta vedono un cappello con la penna nera.

    Da qualche tempo, però, sta aumentando anche a livello pubblico e istituzionale il riconoscimento per l’operato della grande famiglia alpina: un patrimonio di considerazione che dovrebbe indurre a riflettere, e non poco, sull’utilità della proposta Ana della reintroduzione per i giovani di un servizio obbligatorio alla Patria, che contribuisca a non disperderlo, quel patrimonio, consolidando ed aumentando al tempo stesso la coscienza civica ed il senso di appartenenza delle nuove generazioni.

    Uno di questi riconoscimenti è venuto da Mondovì, dove dal 2017 una Fondazione creata da un gruppo di professionisti, funzionari e imprenditori ha dato vita al Premio Res Publica (per il senso civico e il buon governo), che viene attribuito ogni anno “a quanti prodigano capacità e risorse a favore del bene comune”. Presieduto da Antonio Maria Costa, funzionario con grande esperienza internazionale, già vice segretario dell’Onu, il Premio Res Publica per il 2021 è stato assegnato in tre diversi settori, accomunati comunque dall’ispirazione sostanziale dell’azione.

    Per l’area Protezione civile, il soggetto scelto è stata proprio l’Associazione Nazionale Alpini, per l’importantissimo lavoro svolto nell’emergenza Covid e con essa anche il Commissario straordinario per l’emergenza gen. Francesco Paolo Figliuolo, artigliere alpino. Gli altri riconoscimenti (simboleggiati in una scultura bronzea di Riccardo Cordero) sono andati per l’area “Speranza di vivere” ad Alberto Cairo, delegato della Croce Rossa in Afghanistan, detto “l’angelo di Kabul” per la sua opera a favore delle persone mutilate dalla guerra (premio ritirato dal fratello Domenico); per l’area “Rifugiati di guerra”, a Filippo Grandi, Alto commissario Onu per i rifugiati e per l’area “Violenza contro le donne” alla dottoressa Alessandra Kustermann, fondatrice del SVSeD (Soccorso violenza sessuale e domestica) di Milano.

    La cerimonia, che si è tenuta sabato 30 ottobre nella splendida sala Ghislieri del centro storico di Mondovì, presente il sindaco della città, Paolo Adriano, è stata arricchita dalla presentazione di filmati rappresentativi delle attività premiate. Quello relativo all’Associazione Nazionale Alpini partiva dalla nascita del Corpo per arrivare ad un ampio excursus delle attività messe in campo per l’emergenza Covid, a cominciare ovviamente dalla straordinaria realizzazione in una settimana dell’Ospedale nella fiera di Bergamo, alla riattivazione degli ospedali in Veneto, all’opera di assistenza ai centri vaccinali, alla distribuzione delle mascherine e dei generi di conforto, ecc.

    Assente per impegni istituzionali il gen. Figliuolo, è stato il nostro Presidente nazionale Sebastiano Favero a ritirare il premio in rappresentanza di tutti gli alpini. «Da nonno – ha sottolineato Favero dal palco – mi sento in dovere di dire che dobbiamo impegnarci per i nostri figli e i nostri nipoti affinché si impegnino in prima persona, capendo quanto sia importante affrontare la vita valorizzando la comunità, focalizzandosi sul bene comune e non guardando solo a se stessi e agli interessi personali».

    «Quando c’è stato bisogno – ha proseguito il Presidente – di distribuire viveri, mascherine e medicinali noi c’eravamo, quando servivano più ospedali noi c’eravamo e mesi dopo quando c’è stato bisogno di fronteggiare il programma nazionale di vaccinazione, noi ci siamo nuovamente stati. Credo pertanto che il premio vada proprio letto in questa chiave: la riconoscenza per il grande impegno dell’Associazione Nazionale Alpini, un impegno che ogni giorno ci proponiamo di portare avanti a testa alta».

    ma. cor.

    LA MOTIVAZIONE

    Dalla fondazione del Corpo nel 1872 le caratteristiche del militare Alpino si sono radicate: amor di patria, senso del dovere e solidarietà. Su questi valori poggia l’Associazione Nazionale Alpini (Ana) alla quale la giuria è orgogliosa di attribuire il premio Res Publica 2021, comparto Protezione Civile. La giuria sottolinea che, nel corso dei decenni, le penne nere hanno sviluppato profonda coscienza civica, appresa durante il servizio militare e trasformata in soccorso alle popolazioni colpite da calamità. Nel tempo, tale desiderio di aiutare diventa imperativo morale. La giuria apprezza il fatto che quando l’Ana chiama i soci a un gesto di solidarietà, i membri realizzano imponenti progetti di soccorso e ricostruzione. Non solo in Italia. I volontari Ana intervengono in Armenia, Kossovo, Ossezia, nella lontana Sri Lanka e nella vicina Francia, offrendo assistenza operativa e calore umano. L’impegno è unico al mondo: un Corpo nato per combattere, diventa portatore di pace e solidarietà, i suoi membri diventano ambasciatori del senso civico. Ecco sintetizzato il principio costitutivo del Premio Res Publica. Il volontariato alpino si dimostra particolarmente efficace in occasione della pandemia, durante la quale la funzionalità dell’Ana è simbolo di protezione sanitaria oltre a impegno civico. Lo dimostra efficacemente il lavoro svolto da un membro illustre dell’Ana, il generale Francesco Figliuolo, Commissario Straordinario per l’emergenza Covid. La sua guida porta l’Italia tra i Paesi con alto livello di vaccinazione. Per questa ragione la giuria riconosce i suoi meriti straordinari ad personam.