Campobasso alpina

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    Campobasso si veste a festa. Le strade si tingono del tricolore, ogni albero, ogni balcone del centro prende in consegna una bandiera e la dona al vento. I manifesti sono affissi e ogni vetrina dei negozi ringrazia gli alpini e li saluta con gioia. Comincia molto prima la tre giorni del raduno del 4º Raggruppamento. Campobasso attende gli alpini e vuole presentarsi loro al meglio, ribadendo il grande senso dell’ospitalità che fa parte del Dna di ogni molisano.

    I primi arrivano il venerdì pomeriggio, 22 settembre. Sono accolti in Sezione dal presidente Sebastiano Martelli e da altri componenti del Consiglio direttivo. C’è anche Marisa di Marzo, la delegata ai rapporti con le istituzioni della Sezione Molise: è un vulcano, una persona che non sa cos’è una pausa, sovrintende a tutto, sa come muoversi nell’organizzazione di un tale evento.

    L’accoglienza è pronta. Tra i primi il col. Pierpaolo Lamacchia, che è ancora per poco il vicecomandante della Taurinense. E cominciano piano piano ad arrivare da ogni parte. Un alpino da Bolzano, altri da Roma, dalla Sicilia, dal Nord Italia, i luoghi per competenza degli altri Raggruppamenti. Non vogliono mancare, per molti di loro il Molise è quasi terra sconosciuta, Campobasso un mistero, ma per tanti è dove vivono amici sinceri, colleghi che hanno condiviso parte importante di vita, quella militare, quella tra gli alpini, l’orgoglio di una appartenenza, la grande famiglia. Le penne nere locali accompagnano gli ospiti a conoscere i luoghi più belli di Campobasso, la parte vecchia, ma anche quella fuori le mura e poi i musei, primo fra tutti quello dei Misteri, dove riposano le Macchine del Di Zinno, l’artefice di un’opera straordinaria, che è datata 1700.

    C’è felicità nell’aria ma il sabato, dopo tanti mesi di luce e calore il sole scompare, al suo posto arrivano nuvole scure, cariche di pioggia. Sotto l’acqua si attende l’uscita del Labaro e le sue centinaia di scintillanti medaglie, appuntate sul più nobile drappo. Esce dal municipio e scortato da alfieri e si lascia avvolgere dagli alpini che marciano fino all’obelisco, quello che a Campobasso è il monumento ai Caduti di tutte le guerre.

    Qui si svolgono i rituali istituzionali: l’alzabandiera, la deposizione di una corona di alloro ai piedi del monumento e si procede lungo la strada, alla volta della chiesa dedicata a sant’Antonio da Padova, per la Messa. Dopo pranzo all’auditorium della Fondazione Molise Cultura si esibiscono i cori in una sala accogliente e gremita. Si alternano il coro Ana di Latina, il Malga Roma, l’Ottetto di Treviso e gli “Amici del Canto” del Gruppo Ana di Castelromano di Isernia. Nessun pezzo musicale ripetuto, uno spettacolo davvero unico e raro, un caleidoscopio di sensazioni, un successo tra gli applausi con il gran finale dell’orchestra stabile del Circolo musicale “Pietro Mascagni” di Ripalimosani, che da tanto tempo ha deciso di valorizzare il mandolino, uno strumento spesso relegato ai margini. Domenica 24 settembre la pioggia è un ricordo.

    L’ammassamento in piazza san Francesco dove confluiscono tutti gli alpini per la sfilata lungo alcune strade cittadine del centro, via Mazzini, corso Vittorio Emanuele II, Piazza della Vittoria. La sfilata è un tripudio di colori. Il tricolore la fa da padrone, ma anche le cromie delle camicie e il verde tipico dei simboli delle penne nere, i colori delle mimetiche, l’oro delle medaglie e dei fregi. Una sfilata accompagnata dalle ali di una folla festante, che applaude e inneggia i nostri uomini, quelli che rinnovano la memoria storica di chi ha sempre auspicato la pace e che però si è comportato da valoroso in guerra e che oggi è capace di coniugare – forse tra i pochi – il senso della solidarietà e del rispetto altrui.

    Si sfila, dunque, tra i volti di tutti, alpini e cittadini, in una vicinanza che si rinnova, nel segno dei migliori valori della comunità nazionale. A guidarli il presidente nazionale Sebastiano Favero, che dal palco ha preso la parola subito dopo aver ascoltato il saluto della sindaca di Campobasso, Paola Felice e della prefetto Michela Lattarulo. Non potevano mancare gli interventi del presidente della Sezione Molise, Sebastiano Martelli e di quello della Sezione Marche, Sergio Mercuri, entrambi impegnati nel rituale della trasmissione della stecca, quella che indirizza all’organizzazione del prossimo raduno del 4º Raggruppamento che sarà di pertinenza di Loreto, la cittadina marchigiana dove è presente uno dei santuari più famosi nel mondo, quello tra i più importanti e visitati, dove si venera la Vergine Maria.

    Il raduno a Campobasso ha mostrato come ancora sia di attualità il voler esternare il senso dell’appartenenza ad un corpo militare come quello degli alpini, per riconoscersi in un insieme di ideali e di saldi legami d’amicizia. Gli alpini di tante Sezioni presenti a Campobasso rappresentano un insieme di menti e mentalità, di lingue e dialetti, di storie e tradizioni, persone diverse tra loro, eppure uguali, accomunate dallo stesso spirito battagliero e indomito, dagli stessi identici ideali, dalla medesima visione del futuro, un unico gigantesco respiro, insieme, per esserci, urlare la propria presenza, la fierezza e l’orgoglio di essere alpini, sempre e comunque.

    Giuseppe Pittà