Cerimonia sul confine

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    La cerimonia italo-austriaca a passo Monte Croce Comelico, nasce dalla volontà di alcune compagnie di schützen austriaci che, animati da un sincero spirito di fratellanza tra soldati della montagna, vollero incontrare coloro che furono avversari nella Grande Guerra e scelsero come luogo dell’incontro il passo Monte Croce Comelico, confine tra Italia e Austria fino agli inizi del Novecento.

    Gli alpini ovviamente accolsero con favore la proposta austriaca e fu così che, nel 1953, si svolse un grande “convegno” al passo: più di 500 standschützen e mille alpini si ritrovarono il 9 agosto del 1953 alla presenza delle massime autorità dell’epoca; per la nostra Associazione erano presenti il presidente nazionale Mario Balestrieri e il presidente sezionale Nino Genesio Barello. Da allora, con cadenza annuale, alpini e standschützen si ritrovano per ricordare e rendere omaggio a tutti i Caduti, per portare testimonianza di pace tra i popoli. Il 17 settembre scorso, gli alpini della Sezione Alto Adige – Bolzano hanno organizzato la cerimonia italo-austriaca di passo Monte Croce Comelico, nel 70º anniversario della manifestazione.

    Numerose le rappresentanze delle istituzioni civili, militari, religiose presenti nonché associazioni di volontariato, italiane e straniere. Tra loro citiamo il sindaco di Sesto Pusteria, Thomas Summerer, il sindaco di Dobbiaco, Martin Rienzner, il cappellano militare del comando Truppe Alpine, don Luigi Sarnataro, il commissario di polizia Fabio Conte, le rappresentanze di standschützen, kaiserjäger e frontkämpfer austriaci, i rappresentanti dell’arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza.

    Presente anche un picchetto armato del 6º reggimento alpini, guidato dal cap. Anna Piazzi e del gen. B. Alessio Cavicchioli, comandante del Centro Addestramento Alpino e rappresentante in loco del comandante delle Truppe Alpine. Tanti gli alpini che hanno voluto partecipare, provenienti anche dalle vicine Sezioni del Triveneto. Ad accompagnare la cerimonia i suoni e la solennità della fanfara di Caldiero della provincia di Verona.

    Quest’anno poi alla cerimonia, svolta per la prima volta in forma solenne, ha partecipato il Consiglio Direttivo Nazionale, con il presidente Sebastiano Favero in testa, di scorta al Labaro dell’Associazione Nazionale Alpini che, con le sue 209 medaglie al V.M. di 216 totali, rappresenta il simbolo del nostro sentire associativo. Difficile dire quale sia stato il momento più significativo della giornata, sono stati tanti e tutti di spessore: la Messa celebrata dal cappellano militare don Luigi, coronata da una sentita e toccante omelia, il rimbombo del cannone degli schützen, i discorsi declamati, la deposizione della corona d’alloro per i Caduti, posta ai piedi della croce votiva e tanti altri se ne potrebbero raccontare.

    Mutuando le parole del presidente della Sezione Alto Adige – Bolzano, Pasquale D’Ambrosio: «Oggi è il momento del ricordo e della riflessione, essenziali per tramandare i valori e le tradizioni degli alpini». Avere partecipato alla cerimonia, infatti, ha dato testimonianza al motto fondativo dell’Associazione: “Per non dimenticare”. Non dimenticare i sacrifici, gli esempi, gli ideali, ma anche gli errori, di chi oggi ricordiamo con rispetto. Anelando il desiderio di seguirne le impronte che nitide hanno lasciato in più di cento anni, su un sentiero, certamente non facile, ma che l’Ana ha saputo percorrere e nel quale non esistono scorciatoie.

    Michele Badalucco