Articolo Alpino

Mani tese per l'Afghanistan


  Argomento: Resolute Support Afghanistan

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Novembre 2017 dell'Alpino


Alla Taurinense il generale Massimo Biagini è di casa. Non solo perché da luglio dello scorso anno ne è il comandante, ma soprattutto perché è la realtà dove ha mosso i suoi primi passi da ufficiale ed è nato e cresciuto professionalmente. Oggi dalla base di Herat, in qualità di comandante del “Train Advise Assist Command – West”, ci racconta l’Afghanistan e gli sforzi dei nostri militari e degli alpini in particolare per sostenere il Paese nello sviluppo della sicurezza, fondamentale per rafforzare le istituzioni civili e l’economia. Con un accenno anche all’Iraq e alla Libia, gli altri teatri in cui è impegnata la Taurinense.

Generale, com’è cambiata la situazione in Afghanistan, in particolare rispetto al periodo precedente al 2015, anno in cui è iniziata la missione “Resolute Support”?

A sedici anni dalla caduta del regime talebano, l’Afghanistan si presenta ancora come un Paese profondamente instabile. Nonostante i passi in avanti compiuti dalle autorità afghane dal 2001, le difficoltà del governo di Kabul e delle Forze di Sicurezza afghane nel rispondere in modo autonomo ed efficace all’insorgenza rappresentano il punto debole del complicato processo di stabilizzazione. Peraltro, i gruppi terroristici di diversa matrice, da quella talebana a quella legata all’Isis, continuano ad operare, sia nelle città, con sanguinosi attentati come quello di inizio agosto nella moschea Jawadia di Herat, che tra morti e feriti ha colpito decine di persone, sia nelle zone rurali, con attacchi complessi contro le forze di sicurezza governative, terrorizzando la popolazione locale. Tuttavia, nella zona di Herat, e in generale della zona Ovest dove il contingente italiano opera da tanti anni, non mancano risultati tangibili: le aree urbane non sono paragonabili a quelle di dieci o quindici anni fa; qui a Herat la città è viva, i servizi sono decisamente migliorati rispetto al passato e, a titolo di esempio, riporto le capacità dell’ospedale civile di Herat, dell’Università (dove oltre il 40% degli studenti sono donne), così come in generale il miglioramento dell’apparato scolastico della città dove, anche in questo caso, il ruolo delle donne è importante, con circa il 65% di insegnati donne, per terminare con la significativa nomina di una donna alla carica di vice Governatore della Provincia. Anche a livello economico la situazione nella regione Ovest, ed in particolar modo nella provincia di Herat, è sicuramente migliorata con il settore commerciale cresciuto notevolmente. Siamo, inoltre, testimoni dei miglioramenti anche delle Forze Armate e di Sicurezza sempre più responsabili della sicurezza della loro terra. Questo loro miglioramento è frutto soprattutto del lavoro di training, advising e assistant (addestramento, consiglio e assistenza) che nella regione Ovest gli italiani stanno svolgendo dal 2015. Infatti, proprio il 2015 ha visto dopo 13 anni la conclusione della missione Isaf (International Security Assistance Force) e la riconfigurazione del ruolo della Nato, da provider attivo di sicurezza a fornitore di assistenza tecnica specializzata alle Forze Armate afghane. La nuova missione, denominata “Resolute Support”, impiega circa 13.000 uomini dell’Alleanza Atlantica. Tra questi, il contingente più numeroso è quello statunitense (9.800 uomini), seguito da quello italiano (circa 950 uomini) e quello tedesco (circa 850 uomini). “Resolute Support” ha lo scopo di rafforzare le competenze delle Forze Armate afghane in 8 aree chiave, denominate “Funzioni essenziali”. Si tratta di capacità fondamentali per assicurare la sostenibilità e l’operatività delle Forze Armate afghane nel lungo periodo e che vengono trasmesse attraverso appositi programmi di formazione per gli ufficiali superiori delle Andsf (acronimo di Afghan National Defense and Security Forces, n.d.r.). Al fine di rendere più efficace il ruolo dei consiglieri militari della Nato, la pianificazione di “Resolute Support” ha previsto nel 2015 il dispiegamento di un quartier generale a Kabul e 4 centri locali, ovvero Herat (Ovest del Paese), Mazar-e Sharif (Nord), Kandahar (Sud) e Laghman (Est). La missione “Resolute Support”, quindi, pur non potendo incidere sugli aspetti “combat” del conflitto, sta svolgendo un ruolo fondamentale nell’incrementare le capacità di pianificazione delle Andsf, sia per quanto riguarda le operazioni militari in corso, sia per una più efficace allocazione delle risorse destinate all’acquisizione e alla manutenzione dei sistemi d’arma (arginando parte dei fenomeni di corruzione e malversazione che contribuiscono, in maniera sostanziale, a limitare le potenzialità dello strumento militare di Kabul). La missione Nato, quindi, sta contribuendo a mantenere un sufficiente livello di coesione tra le truppe schierate nei vari settori del Paese ed i vertici di Kabul.

Quali sono i principali interventi di addestramento e di assistenza messi in atto dalle forze italiane e, in particolare, dagli alpini?

L’aspetto saliente dell’attività militare svolta in Afghanistan consiste principalmente nell’assistenza alle Forze di Sicurezza locali. In questo ambito, la “Security Force Assistance” (Sfa) non rappresenta una novità in senso assoluto, né tantomeno muta le connotazioni del mestiere delle armi, ma rappresenta oggi il contributo militare imprescindibile per generare o incrementare la sicurezza in un’area di crisi, prerequisito essenziale per la stabilità di uno Stato e/o di una qualsiasi area geografica. La Sfa è il complesso delle attività volte ad agevolare o migliorare, anche tramite il supporto diretto, lo sviluppo sostenibile delle Forze di Sicurezza locali e delle istituzioni ad esse associate in zone di crisi. Infatti, le forze di “Resolute Support” favoriscono il processo di stabilizzazione dell’Afghanistan con quelle azioni destinate a rendere più efficiente ed efficace lo strumento militare e di polizia. L’obiettivo principale è quello di creare, sostenere e dotare le istituzioni afghane di uno strumento idoneo a difendere l’autorità legittima del Paese e la sua integrità, impiegando autonomamente le proprie Forze Armate, stabilizzando e difendendo non solo le città, ma anche le comunità rurali e le zone di confine. Per assistere efficacemente e con successo le Forze di Sicurezza afghane, la Taurinense ha creato e rafforzato una serie di relazioni di mutuo rispetto con le parti coinvolte, sviluppando e mantenendo la fiducia tra gli attori per superare le barriere tipiche delle relazioni interpersonali e interculturali. La compromissione o la perdita della fiducia della controparte afghana pregiudicherebbe seriamente il successo di tutta l’operazione. Per questa ragione, il modo di agire di ogni alpino è credibile, affidabile e genuino, dimostrando sempre e chiaramente la volontà di rispettare la cultura e la tradizione locale in ogni attività svolta. La leadership è un aspetto essenziale per la condotta di addestramento e assistenza a favore delle Andsf e in questo senso la presenza di advisor e trainers di grande esperienza e professionalità –alcuni sono tornati in Afghanistan per la settima volta – permette alla Taurinense di ottimizzare giorno per giorno la crescita capacitiva del 207º Corpo d’Armata dell’Esercito e del 606º Comando di Zona di Polizia, sotto i quali operano tutte le unità delle Forze di Sicurezza afghane della regione Ovest dell’Afghanistan, dal confine con il Turkmenistan a Nord, a quello con il Pakistan a Sud, a quello con l’Iran a Est. Lasciatemi dire, non senza una punta di orgoglio, che la Taurinense, così come altre unità dell’Esercito, possiede personale pienamente rispondente all’esigenza. Inoltre, i nostri alpini lavorano con una sensibilità e un senso di solidarietà apprezzati e riconosciuti da tutti. Il nostro comportamento e l’approccio professionale non deriva dal mero studio dei manuali, ovvero dalla lettura ed assimilazione delle procedure, ma è frutto di una naturale consapevolezza e della genuinità delle nostre azioni. Il modo di rispettare gli altri e di operare con quell’umanità propria di noi italiani nasce da una cultura millenaria che conserviamo nel nostro Dna. Le esperienze maturate dalla brigata Taurinense nei teatri operativi durante l’ultimo decennio hanno permesso nella prima fase dell’operazione di individuare le lacune delle forze di sicurezza locali, per poi predisporre un piano efficace onde colmarle in breve tempo senza compromettere nel frattempo la sicurezza dell’area ovest. Nei 4 mesi di mandato condotti sinora, la Taurinense ha saputo interpretare i concetti cardine che guidano l’addestramento e l’assistenza alle Forze di Sicurezza afghane, dando alla propria azione quel valore aggiunto tipico delle Forze Armate italiane e degli alpini in particolare. L’italian way ha consentito di implementare i risultati del duro lavoro degli advisor grazie ad una cornice di consenso e stima raccolto ogni giorno dalla controparte afghana e dalla popolazione civile.

La sensazione è che il processo che porterà l’Afghanistan alla capacità di autosostenersi sia ancora lungo e periglioso. A che punto è lo sviluppo, sia civile, sia relativo alla sicurezza, verso uno stato di diritto?

La chiusura di Isaf e la conseguente transizione verso “Resolute Support” ha fortemente inciso sulle Forze Armate afghane che, nel biennio 2014-’15, hanno assunto in toto l’onere di contrastare l’insorgenza. Questa circostanza ha determinato per le Forze Armate di Kabul la necessità di fronteggiare gli insorti in maniera autonoma e, quindi, usufruendo di un minore vantaggio rispetto al nemico. Nel complesso, le Andsf si sono adattate alla nuova situazione e hanno mantenuto le posizioni seppur a prezzo di un numero troppo elevato di Caduti rispetto agli anni precedenti. Secondo i dati disponibili, infatti, nel 2014 si sono registrati 4.634 morti nelle file dell’Ansf, con un incremento del 6,5% rispetto all’anno precedente che già era considerato uno dei più sanguinosi. Ancora peggiore è stato il 2016, quando i Caduti sono stati quasi 7.000 tra soldati e poliziotti afghani ed altri 11.800 sono rimasti feriti (con un incremento del quasi 70% rispetto all’anno precedente). L’aumento delle perdite tra le forze regolari è stato determinato in gran parte da un incremento in termini di aggressività degli “insurgents” e dai sistemi da loro impiegati, come ad esempio gli “Improvised Explosive Device”, ordigni improvvisati che troppo spesso, purtroppo, colpiscono anche la popolazione civile. Il cammino, quindi, è ancora lungo e tortuoso, ma i miglioramenti delle condizioni generali del Paese, specialmente l’area di Herat dove opera da oltre un decennio il contingente italiano, sono evidenti e questo è un processo ormai irreversibile perché gli afghani non vogliono tornare alle condizioni precedenti il 2001. Il processo di sviluppo delle istituzioni civili, cosi come la macchina dello sviluppo economico, sono avviate ma entrambe non possono prescindere dall’avere un Afghanistan sicuro e coeso.

La Taurinense è impegnata anche in due Paesi chiave quali Iraq e Libia. Quali sono le attività in questi teatri operativi e che risultati stiamo ottenendo?

La Taurinense è attualmente impegnata con le proprie unità in 3 diverse operazioni internazionali: operazioni di sicurezza, di assistenza e di supporto alla pace. Siamo in Afghanistan, da dove le parlo, in Libia e in Iraq, nell’ambito degli accordi internazionali a cui l’Italia aderisce. In Libia, il nostro 9º reggimento ha la guida della task force impegnata nella missione “Ippocrate”, operazione italiana che schiera a Misurata un ospedale da campo per fornire assistenza sanitaria al popolo libico, nell’ambito della collaborazione e del supporto umanitario italiano. Al riguardo, gli alpini del 9º reggimento stanno garantendo sostegno logistico e protezione agli assetti sanitari impegnati nelle cure a feriti e malati. In Iraq, insieme alle forze della coalizione internazionale a cui l’Italia aderisce, il nostro 3º Alpini contribuisce con una sua aliquota alla formazione e all’addestramento delle forze curde; inoltre, è alla guida della task force “Presidium”, a protezione della diga di Mosul dove opera la ditta italiana “Trevi”, impegnata nei lavori di messa in sicurezza della struttura. La diga, del resto, ha un’importante valenza strategica per l’Iraq, poiché permette l’approvvigionamento idrico alle regioni circostanti. Un eventuale cedimento della struttura metterebbe in grave pericolo la vita di moltissimi abitanti, comprometterebbe lo sviluppo e l’economia di tutta l’area e causerebbe un gravissimo danno ambientale. Permettetemi anche di evidenziare che il resto dei reparti della brigata Taurinense rimasti in Italia (tra cui Nizza Cavalleria di Bellinzago Novarese e 1º reggimento artiglieria di Fossano) sono impegnati nel contribuire alla sicurezza nazionale, operando da giugno in modo consistente in Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Lombardia, Ascoli Piceno e Rieti. Nel complesso, ben 900 alpini stanno operando con lo stesso impegno e la stessa determinazione a favore della comunità nazionale e dei nostri concittadini. Insomma, la Taurinense in questo momento opera in tutti quei settori in cui l’Esercito è oggi giorno presente. m.m.

  08/11/2017

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