Articolo Alpino

L’ultimo saluto


  Argomento: Ana

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Settembre 2018 dell'Alpino


Il Tempio-Sacrario di Cargnacco (Udine) ha aperto ancora le sue porte per accogliere i resti mortali di altri cento nostri soldati, caduti sul fronte russo durante la Seconda guerra mondiale. A sei di questi Caduti è stato possibile dare un nome e sono stati riconsegnati alle famiglie, mentre gli altri novantaquattro si sono uniti agli oltre 8.600 ignoti custoditi nella cripta del Tempio, da quando, nel 1991 iniziarono le prime traslazioni dalla Russia. Alle migliaia di ignoti rimpatriati, vanno però aggiunti gli oltre tremilacinquecento identificati, dei quali oltre cinquecento sono inumati a Cargnacco.

Questi dati fanno ben comprendere quanto lungimirante sia stato il fondatore del Tempio, don Carlo Caneva, cappellano militare in Russia e poi parroco a Cargnacco, quando propose e poi vide realizzarsi il sogno di poter erigere un Tempio-Sacrario per raccogliere le spoglie dei nostri soldati. Forse don Caneva non pensava che “il suo Tempio” sarebbe stato il principale sacrario d’Italia. I resti accolti in quest’occasione erano giunti in Italia lo scorso 15 maggio, provenienti dalle zone di Rostov e di Voronez; l’esumazione e il rimpatrio sono stati resi possibili grazie all’opera di Onorcaduti in collaborazione con l’omologo ente russo “Memoriali militari”.

La benedizione e tumulazione delle cento salme ha avuto luogo il 23 giugno scorso al Tempio, con una cerimonia toccante, alla presenza di parenti dei sei militari identificati, delle autorità civili e militari regionali, di folte rappresentanze dei vari Corpi dell’Esercito, marina, aereonautica e di associazioni combattentistiche provenienti da tutta Italia. Per la regione Friuli Venezia Giulia vi erano l’assessore regionale Barbara Zilli e il consigliere Mariagrazia Santoro.

Tra i presenti la Medaglia d’Oro Paola del Din, il commissario generale Onoranze Caduti in guerra, gen. D. Alessandro Veltri, il comandante la Regione Militare Esercito Fvg, gen. B. Bruno Morace, assieme a numerosi comandanti di reparti delle Forze Armate e una miriade di labari e vessilli di Corpi e associazioni d’Arma. Per la Sede nazionale, il vice Presidente vicario Alfonsino Ercole, con il Consigliere Renato Romano e il Revisore dei conti Mauro Ermacora.

I verdi vessilli alpini erano quelli di Gemona, Gorizia, Imperia, Palmanova, Trento, Trieste e Udine, seguiti da una sessantina di gagliardetti. Un picchetto d’onore interforze e la fanfara della Julia fanno il loro ingresso sul piazzale del Duomo, seguiti dai labari delle associazioni combattentistiche e d’Arma e dei Corpi logistici; quindi i gonfaloni comunali di Udine, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, Bagnaria Arsa, Gorizia, Pozzuolo del Friuli, Resia, Sagrado, Sequals, Riva del Garda e Zoppola. L’Inno nazionale accompagna l’alzabandiera, le cento cassette con i resti mortali escono dal Tempio per essere esposte in attesa della benedizione.

I sei militari identificati sono: Lino Omezzolli, cl. 1910, di Riva del Garda, 79º fanteria; Giuseppe Muselli, cl. 1914, di Cremona, Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale; Pasquale Iorio, cl. 1921, di Sessa Aurunca, 79º fanteria; Pietro Ramoino, cl. 1920, di Imperia, 201º autoreparto; Lorenzo Scaramella, cl. 1919, di Sondrio, 30º btg. Genio ed Eugenio Mazzesi, cl. 1922, di Ravenna, 9º btg. misto Genio. La Messa è stata concelebrata da mons. Pietro Paolo Villa, vicario episcopale dell’Ordinariato militare e dai cappellani don Sigismondo Schiavone e don Albino D’Orlando. Al termine della funzione, mons. Villa ha impartito la benedizione alle urne, prima della loro tumulazione nel sacrario del Tempio.

Nel suo intervento il generale Veltri ha parlato dei nostri soldati che finalmente trovano l’eterno riposo in Patria e ha ringraziato l’ente russo “Memoriali Militari” per la collaborazione nell’opera di ricerca e rimpatrio dei nostri Caduti, ricordando altresì che è compito di Onorcaduti eseguire queste ricerche, pur con la collaborazione di privati cittadini. La cerimonia ha avuto un epilogo di profonda commozione quando un’anziana signora friulana, in visita al vicino museo sulla Campagna di Russia, dopo tanti anni ha ritrovato tra i reperti esposti la borraccia del fratello disperso: soldato Olimpo Guido Iacuzzi, cl. 1922, mortaista nella Divisione Torino.

Paolo Montina

  11/09/2018

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