La Messa in Duomo in ricordo dei Caduti

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    Celebrata da mons. Bonicelli, vescovo di Siena Peppino Prisco commemorato da Nardo Caprioli.

    Domenica 16 dicembre il Duomo di Milano ha accolto migliaia di alpini per la celebrazione della S. Messa in suffragio ai Caduti. Un appuntamento tradizionale e solenne, reso quest’anno pi mesto dalla scomparsa di Peppino Prisco (ne diamo notizia in queste pagine) che tradizionalmente teneva il suo discorso in piazza dopo la Messa, e di Ardito Desio: due grandi figure alpine. In piazza Duomo era riunita una folla di alpini, con la Fanfara della brigata Taurinense, 20 vessilli sezionali, 112 gagliardetti, labari delle associazioni combattentistiche e d’arma e i gonfaloni di 20 Comuni della provincia di Milano.
    Quindi, il comandante delle Truppe alpine, tenente generale Roberto Scaranari, ha passato in rivista lo schieramento e reso gli onori al nostro Labaro nazionale che con le sue 207 medaglie d’Oro al Valor Militare testimonia il tributo di sangue degli alpini alla Patria scortato dal presidente Beppe Parazzini e dal direttivo nazionale al completo.
    In Duomo, tra le autorit, c’erano il sindaco Gabriele Albertini, numerosi sindaci dell’hinterland, il vice prefetto Pasquale Aversi, il questore Vincenzo Boncoraglio e il vicepresidente del Consiglio regionale Gianni Prosperini. La S. Messa stata officiata dal vescovo di Siena, mons. Gaetano Bonicelli che nell’omelia ha ricordato i Caduti e ha esortato a recuperare l’essenza di questa ricorrenza all’insegna dei valori spirituali, pi che materiali. Un breve saluto del cardinale Carlo Maria Martini stato letto da fra’ Gianbattista Silini, tenente cappellano degli alpini. Dopo la Messa, sul sagrato, ha portato il suo saluto alle penne nere il sindaco di Milano Albertini; infine Nardo Caprioli ha svolto la commemorazione di Peppino Prisco, rievocando i tragici eventi che li videro, giovani sottotenenti, protagonisti sul fronte russo. Riunite in corteo, le penne nere hanno quindi raggiunto il sacrario dei Caduti in piazza Sant’Ambrogio per deporre una corona.

    (m.m.)