Grazie, Catania

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    Catania?Due anni fa, quando il Consiglio direttivo nazionale decise che l’Adunata 2002 sarebbe avvenuta in Sicilia, non pochi alpini furono stupiti. I pi pensarono alla grande distanza; altri ad una citt che di alpini un’invasione di alpini non ne aveva visti mai; altri erano convinti che era una scelta piena di incognite. E c’era anche chi faceva i conti delle presenze: saremo poche decine di migliaia, diceva…
    Invece quella del CDN fu una decisione coraggiosa e perfettamente in linea con lo spirito alpino, e l’Adunata appena conclusa passer alla storia come poche altre perch stata un’Adunata splendida. Le comprensibili perplessit e le incognite si sono trasformate in una meravigliosa, stupefacente realt. Non tanto perch si dubitasse degli alpini e della loro capacit di stupire, quanto invece per una forma di scaramanzia, tanto per prepararsi nell’eventualit di una Adunata sottotono.
    Invece si capito che era una kermesse particolare sin dalla mattinata di gioved 9: quasi tutti gli spazi riservati agli accampamenti con roulottes, tende, camper e furgoni erano occupati, come pure gli spazi verdi della periferia. Poi gli arrivi sono continuati: per nave, per ferrovia, in auto, in aereo.
    Catania sembrava una delle tante citt del nord che hanno ospitato l’Adunata, meglio di una citt del nord: invasa da alpini che con il trascorrere delle ore venivano conquistati dalla bellezza di questa terra e dall’ospitalit e cortesia della sua gente, all’insegna dell’immediatezza di sentimenti da una parte e della spontaneit dall’altra.
    E’ stato per tutti un amore a prima vista. Un amore ricambiato, perch e questa stata l’altra componente di un’Adunata storica i catanesi hanno capito al volo gli alpini, li hanno accolti con simpatia. Meglio: con naturalezza, come se fossero sempre stati in mezzo a loro, dando l’impressione, anzi, la certezza, di condividere i valori che li muovono. La stampa (giornali, televisioni, emittenti radiofoniche) stata concorde nel definire magico il momento che la citt ha vissuto, rimpiangendo di non ripetere queste giornate per 365 giorni all’anno, per tutti gli anni a venire….
    Ed giunto il giorno della vigilia, quel sabato che si attendeva da due anni con trepidazione. Ed stato un sabato sera che ha coinvolto tutta la citt. Girando per le strade, fra alpini giunti da ogni parte d’Italia e dall’estero c’erano gli stessi catanesi, famigliole con bambini in carrozzella, che passeggiavano divertiti e meravigliati, ai tavoli dei bar, delle gelaterie, delle pasticcerie. Era festa pura, oltretutto mancando quella fastidiosa componente di fracassoni che non fanno neanche pi folklore e che fortunatamente la distanza ha tenuto a casa.
    I catanesi hanno capito il significato dell’abbraccio degli alpini e la domenica mattina, quando partita la sfilata durata sei ore non interrotte neanche dalla pioggia scrosciante che sulle pendici dell’Etna si trasformata in neve, sono scesi in strada con i bambini, si sono affacciati alle finestre, alle terrazze imbandierate, per applaudire e gridare: Bravi! Sfilano gli alpini scriver il giorno dopo una cronista su La Sicilia e regalano, ci regalano, il piacere di un incontro di grande valore etico e sociale. Sfilano tra salve di voci che in tante parole e in tanti dialetti dicono una sola cosa: Viva l’Italia, questa Italia, e Viva gli alpini.
    E al Grazie, alpini rispondiamo di buon cuore, come si leggeva nello striscione della sezione di Colico, Grazie Catania, grazie Sicilia.