I valori e la legge

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Per la prima volta il 26 gennaio sarà la Giornata nazionale dedicata alla memoria e al sacrifico degli alpini. Lo ha stabilito la legge n. 44 del 5 maggio 2022, approvata pressoché all’unanimità dai due rami del Parlamento. Non tutti hanno plaudito all’iniziativa che, peraltro, è tutta parlamentare: alcuni hanno infatti sottolineato negativamente il fatto che si celebrasse un evento, la battaglia di Nikolajewka, conseguenza dell’invasione dell’Unione Sovietica da parte delle truppe italo-germaniche. Ma si tratta di un giudizio parziale, che non tiene conto del dettato della legge stessa, che all’art. 1 indica come scopo, oltre “al fine di conservare la memoria dell’eroismo dimostrato dal Corpo d’armata alpino nella battaglia di Nikolajewka”, anche quello di “promuovere i valori della difesa della sovranità e dell’interesse nazionale nonché dell’etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, che gli alpini incarnano”.

Nikolajewka fu un episodio eroico, quanto tragico e sanguinoso, ma strategicamente minore, di fatto ininfluente sull’andamento della Seconda guerra mondiale. Ma fu in quella ritirata e in quella battaglia che si acuì, fortissimo, il desiderio di “tornare a baita”, di chiudere il capitolo insensato della guerra. Nell’afflato della solidarietà, dello sforzo per salvare i compagni, nel dolore per non essere riusciti a salvarne altri, maturò la consapevolezza della follia di quanto stava accadendo; e furono molte le penne nere che, tornate in Patria, passarono nella Resistenza, anche chiamando in alcune zone i loro reparti “Fiamme Verdi”, per testimoniare che, comunque, loro erano sempre alpini. E dalla volontà di quei reduci scaturì imperativa la scelta di “onorare i morti aiutando i vivi”.

Sappiamo in quante centinaia di opere di solidarietà questa indicazione si sia tradotta: non per niente il “monumento vivente” ai protagonisti del 26 gennaio 1943 si chiama proprio Scuola Nikolajewka; è a Brescia, non è più una scuola per persone con disabilità come si era immaginato costruendola col lavoro di centinaia di volontari alpini nel 40º anniversario della battaglia. Oggi è la più grande struttura sociosanitaria in Italia per la disabilità fisica grave e gravissima: si occupa di oltre centoventi ospiti, grazie a ben centodieci dipendenti.

Nel 2019 è stata raddoppiata nelle dimensioni, con un investimento di sette milioni di euro, senza finanziamenti pubblici, grazie al sostegno dei nostri Gruppi, a cui si sono aggiunti imprenditori, associazioni e cittadini che hanno dato piena fiducia all’opera degli alpini che controllano la Fondazione omonima, proprietaria della struttura garantendone la destinazione. È questa l’etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato a cui fa esplicito riferimento la legge. E questa, non altre, deve essere la chiave di lettura dell’origine di questa legge.

Vale la pena di ricordare, infine, altri due articoli della legge, che hanno riflessi importanti sulla nostra attività: l’art. 2, che invita province ed enti territoriali a promuovere cerimonie, mostre e conferenze sull’importanza della tradizione e dei valori etici di solidarietà e partecipazione civile incarnati dal Corpo degli alpini, proprio coinvolgendo l’Ana. E l’art. 4, che invita gli istituti scolastici di ogni ordine e grado ad attuare iniziative per la celebrazione della Giornata.

Massimo Cortesi