Il sindaco: polemiche ingiuste con gli Alpini, spero che l’Adunata torni a Rimini

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Sugli Alpini si è creato un clima che non mi piace. Per niente. All’ormai classico balletto della politica, in cui si sgomita per prendere una posizione più visibile ai potenziali elettori, ormai interessano poco i fatti. Interessano le reazioni a catena.

Quelle di sinistra e di destra, eterna curva ultras che fa la ‘ola’ su qualsiasi argomento. L’importante è dividersi, banalizzare, berciare qualunque tentativo di analisi. Vediamo come esempio di scuola il caso alpini a Rimini.

Ci sono i fatti, ovvero le segnalazioni e le denunce che hanno peso e gravità anche al di là degli esiti investigativi veri e propri: segnalano un problema culturale precedente ogni eventuale esito giudiziario.

Sono volti, voci, parole che non vanno interpretate, ma credute senza se e senza alcun ma. Anche un solo gesto o comportamento sessista è di troppo e inaccettabile.

Bene dunque ha fatto il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, a stigmatizzare i comportamenti prima dei potenziali reati. Bene hanno fatto le istituzioni ad accompagnare questi che, fino a prova contraria, sono fatti e non opinioni.

Poi ci sono gli alpini che, al di là dei distinguo di maniera (sempre più fragili e malcelati) dei vari commentatori, oggi di fatto vengono brutalmente colpevolizzati di ogni nefandezza.

E questo è inaccettabile.

Non è neanche più una questione di numeri, 400 mila presenze in tre giorni all’Adunata di Rimini. Non è più neanche il tema di responsabilità individuali e di inviti a non generalizzare. Non è più neanche il tema del lavoro che il gruppo dirigente degli Alpini ha fatto e si impegna ancora più a fare per modificare le cose che non vanno, e che sono intollerabili e ingiustificabili in qualunque città e in qualunque spazio della vita accadano.

Adesso il tema sono gli alpini perché alpini, i militari perché militari.

Adesso, e lo si dice esplicitamente, l’obiettivo accusatorio è quello di impedire ogni Adunata degli Alpini di qui in avanti, e in ogni città d’Italia.

‘Un gruppo di 400 mila uomini, imbevuti di machismo patriarcale concentrati in un solo luogo e per lo più ubriachi…’ si scrive senza neanche il pudore, magari ipocrita, di un distinguo per le persone che erano a Rimini nello scorso fine settimana; solo generalizzazioni per cui ‘tutti gli alpini sono molestatori’, ‘tutti i politici sono ladri’, ‘tutti gli albergatori e i commercianti sono evasori fiscali’ e così via per arrivare ‘tutti gli extracomunitari sono delinquenti’, ‘tutti i musulmani sono terroristi’, all’infinito a colpi, questo sì, di una violenza verbale cieca e ottusa che non ammette ragione se non lo schiacciare ogni individuo per quello che è veramente.

Su questo non solo non seguo la tesi, ma rivendico la straordinarietà dell’evento di Rimini, il clima di festa, la partecipazione sincera e entusiasta dei cittadini di Rimini, l’impegno che migliaia di riminesi hanno messo giorno e notte perché tutto fosse bello e accogliente.

Se non si parte da qui, da analisi più complesse e complete, in cui la sacrosanta protezione delle vittime di molestie, non sovrasta nel giudizio una grande festa popolare che è stata anche una festa di civiltà e di sostanziale comportamento rispettoso nei confronti della comunità riminese, avremo dato anche noi il nostro piccolo ma significativo contributo all’abbruttimento della società in cui poi, autolesionisti, viviamo ogni giorno.

Io come sindaco di Rimini sto dalla parte della complessità e voglio ascoltare quelle voci e vorrei che l’Adunata degli Alpini potesse tornare a Rimini prima possibile.